Un unico ciclone, due distinte tragedie. La bufera di neve che ha imperversato sull’Himalaya per un’intera settimana ha causato la morte di nove alpinisti, di cui cinque italiani, in due diverse località al confine settentrionale del Nepal.Altri 5 risultano dispersi. “La Montagna è un maestro troppo severo, ha una forza incommensurabile rispetto a noi ” dice Ronald Messner, l’altoatesino che ha scalato tutte le vette più alte del mondo, arrivando ad 81 anni. Gli alpinisti sono abituati a considerare ottobre uno dei mesi ideali per l’ascesa dell’Himalaya. Invece già il 6 ottobre una prima bufera di neve aveva bloccato mille scalatori a 4.900 metri di quota nel campo base del monte Everest (un coreano aveva perso la vita).
La scorsa settimana Montha ha causato le due tragedie del Panbari e dello Yalung Ri, ma ha messo in difficoltà altre centinaia di escursionisti in varie zone dell’Himalaya. «In questo periodo le nevicate non sono comuni, perché ci troviamo alla fine della stagione dei monsoni, quella in cui si concentrano le precipitazioni» spiega Franco Salerno dell’Istituto di Scienze Polari del Cnr, molto esperto di Nepal. «Ma questa è la regione dell’Asia che più è caratterizzata dagli impatti del cambiamento climatico».”L’alpinismo tradizionale è fatto di umiltà. Del resto l’imprevisto è sempre dietro l’angolo e il tempo è sempre imprevedibile”.Dice Messner nell’intervista rilasciata a Repubblica “Se decidi di scalare devi accettare il rischio, non potrai mai pensare di azzerarlo del tutto, quando il pericolo è troppo alto ti tiri indietro. La montagna è un maestro troppo severo. Ha una forza incommensurabile rispetto a noi “.
La montagna è affascinante e gli appassionati aumentano ma devi avere molta saggezza nell’affrontare il pericolo.
Ricordo il febbraio 2019, quando Daniele Nardi di Sezze e l’ inglese, Tom Ballard, decisero di sfidare Il Nanga Parbat, 6200 mt. Erano giunti a 5900 mt, sul Mummery, poi, però, non ce l’ hanno fatta. Furono giorni drammatici per tutta Sezze e per noi che ti abbiamno conosciuto, durante una delle conferenze che facevi nelle scuole, per illustrare ai ragazzi il valore dell’ambiente e la bellezza delle montagne. Era il 25 febbraio e poi l’11 marzo arrivò la notizia che non era più possibile salvarvi. Ti ricordi Daniele quando mi parlavi della ” Via Perfetta” ? Eppure la perfezione nell’uomo non esiste e la montagna invece è sempre perfetta, nuda e cruda, severa. Fu proprio Messner a dirti “non andare, c’è troppo rischio” e invece tu amavi il rischio, amavi salire più in alto, avvicinarti al cielo e sei andato in alto e noi non siamo più riusciti a raggiungerti per riportati a casa. Il tempo passa, ma il tuo ricordo non si cancella, perchè tu hai lasciato un segno tangibile della tua bontà, della tua purezza, insieme a Tom e siete rimasti lassù, vicino al cielo azzurro, vicino alle stelle. Oggi non siete più soli, altri alpinisti sono stati sconfitti dalla montagna perchè cercavano la via perfetta ed ora invece non potranno più tornare al campo base e vi faranno compagnia per l’ eternità. Io ho paura dell’eternità, ma lassù, tra il ghiaccio e la neve, l’eternità assume certamente un sapore diverso, rispetto alle tombe dei cimiteri. Un sapore più dolce, più umano.
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