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La RAI di nuovo in fibrillazione

ROMA-  In una intervista  a Repubblica –  pagina 23 del 10 maggio u.s. – il Senatore Francesco Verducci  ricorda che “La vicenda della mail truffa alla RAI, alla quale il Presidente Foa pare aver dato credito, è gravissima ed inquietante. Dimostra l’assoluta mancanza di trasparenza nella gestione della principale azienda culturale del Paese ”

Ed ancora  ” Non c’è tempo da perdere, la Vigilanza deve approvare un atto politico di sfiducia al Presidente della Rai in cui  si dice chiaramente che si deve dimettere” …”Dopo quanto  è accaduto credo che  nessuno potrà sottrarsi “. Come è noto sulla  vicenda è aperta anche una indagine della Magistratura.

Al di là di come verrà chiusa questa  storia, sul piano strutturale e politico e su quello giudiziario, resta il fatto che la Rai sta perennemente in discussione.

E’ in grosse difficoltà.

Non riesce a garantire un corretto e condiviso servizio di informazione. E’ contestata, sovente, da ogni parte, sociale e politica, mentre – da decenni  ormai –  forze politiche, Governo e Parlamento   non riescono a trovare una sintesi riformatrice all’altezza della situazione.

Per la verità, è bene ricordare che non è soltanto la Rai ad essere profondamente malata ma è l’intero sistema  italiano dell’informazione; ma questa è  un’altra storia che in questa occasione non è possibile raccontare.

In alcune iniziative di base alle quali, nel corso degli ultimi mesi, ho avuto modo di partecipare, molti dei presenti   hanno sollevato il tema della qualità, della correttezza e della autonomia del sistema pubblico dell’informazione nel nostro paese, che, detto per inciso, non è solo quello della Rai.

Ciò che più mi ha colpito nei loro ragionamenti è che si sono chiesti  quale fosse  lo spessore culturale, storico e democratico e quale  il  complesso dei saperi e dei valori che emerge dai prodotti, dai palinsesti e dall’ insieme della struttura della informazione del servizio pubblico.

Ed in particolare dai  telegiornali, dai resoconti dei lavori delle assemblee istituzionali, sia nazionali che locali, dalle interviste ai responsabili della politica, dall’insieme dei talk show e dei programmi di intrattenimento.

Non vi nascondo la loro profonda insoddisfazione soprattutto verso la RAI; una azienda, quest’ultima, nata non solo per garantire una informazione oggettiva ed affidabile ma anche per arricchire il patrimonio di conoscenza e di cultura dei cittadini, affiancata alle altre risorse quali la ricerca, la scuola, la scienza e le tradizioni.

” La Rai è un servizio pubblico  che deve essere capace di unire il Paese, ancorato ai valori costituzionali ed Europei e la qualità deve essere il suo segno distintivo” ha  avuto modo di ricordare – alcune settimane or sono – Roberto Gualtieri, ( Ministro dell’economia e del tesoro ) all’amministratore delegato dell’emittente pubblica.

E’  difficile sfuggire alla impressione delle sue difficoltà  a raccontare le dinamiche  della società, della economia, dei processi sociali e delle sofferenze del Paese, a rappresentare la tensione crescente  tra quelle dinamiche e le aspettative dei cittadini nel quadro più generale  della crisi della rappresentanza, ed a  raccogliere e testimoniare i cambiamenti necessari  indotti dai processi di globalizzazione.

Certo, è tutt’altro che facile un tale mestiere. E’ duro ammettere, infatti, che In un Paese –  perno della civiltà occidentale come l’Italia –  spesso le parole non abbiano più senso,  spesso  il confronto ed i ragionamenti siano offuscati dall’odio e dai pregiudizi, spesso il sapere, la competenza e la scienza  vengano ritenuti un orpello inutile  per la ricerca della verità. Ma la RAI, purtroppo, ci mette anche del suo.

E’ ben vero che sono le nuove condizioni di mercato dell’informazione a favorire l’offuscamento della ragione, l’invasione del dubbio e del falso, ma la vera fonte di una tale situazione è costituita dalla mancanza di una cultura critica e dall’analfabetismo di ritorno,  non solo funzionale, così diffuso nel Paese.

E ad esso non si sta ponendo riparo, non solo, ma cosa ancora più preoccupante è che  spesso questi fenomeni,  che in passato rimanevano confinati in spazi interstiziali e privati, oggi si stanno impossessando dello spirito democratico, delle istituzioni e del confronto sociale e politico.

Ancora oggi l’illuminismo avrebbe molto da insegnare!

E’ lecito domandarsi se lo sforzo della RAI e dell’intero sistema dell’informazione sia determinato e sufficiente per contribuire a diradare nebbie, combattere  mistificazioni, tutelare e dare luce alla verità dei fatti e della realtà.

Nel nostro Paese la regolamentazione dell’informazione della RAI  è contenuta nel contratto di servizio  (2018 – 2022), stipulato tra lo Stato e la Rai  che prevede , tra l’altro, il rigoroso rispetto dei  principi di indipendenza, imparzialità e pluralismo. Tutto ciò per garantire ” l’apprendimento e lo sviluppo del senso critico, civile ed etico della collettività nel rispetto della dignità della persona, del diritto e dovere di cronaca, della verità dei fatti e del diritto ad essere informati “.

Su questo terreno è intervenuta anche  L’ Associazione europea delle radiotelevisioni che, dopo  lunghe ed approfondite discussioni, ha redatto ed approvato un documento  che prevede i principi,       (pluralismo,universalità, completezza, eccellenza, diversità, innovazione, accauntability )  che dovrebbero guidare i sistemi dell’ informazione pubblica.

In questa sede non è possibile ragionare sul rispetto di tali previsioni nel loro complesso,  tuttavia qualche considerazione in merito, per quanto riguarda  il nostro Paese, soprattutto  nella drammatica fase che stiamo attraversando, appare opportuna e consigliabile.

L’Agcom il 15 febbraio u.s. ha comminato alla  RAI una multa di 1,5 milioni . La rete pubblica è stata sanziona per aver violato i principi di indipendenza, imparzialità e pluralismo.

Così, infatti, il 15 febbraio u. s. annunciava una nota dell’Agcom : ” Il Garante per le garanzie nelle comunicazioni ha accertato il mancato rispetto di tali principi in riferimento a tutte le diverse condizioni ed opzioni sociali, culturali e politiche.”

C’è da notare che non è la prima volta che l’AGCOM  richiama la RAI alla correttezza ed al pluralismo dell’informazione e non solo durante le campagne elettorali. Tant’è. Sarebbe ora che il Parlamento desse vita ad una vera riforma della RAI.

Attenzione. L Italia è al 65° posto secondo ” Freedom House ” nelle classifiche sulla libertà di informazione.

Ad ognuno il suo giudizio.  Intelligenti Pauca.

Lelio Grassucci ( ex parlamentare pontino)


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