La scoperta della penicellina : Rivoluzione medica di Alexander Fleming inaugurò l’era degli antibiotici

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La scoperta della penicillina avvenne per puro caso: durante i primi anni del Novecento la convinzione che ci fossero agenti micotici che potessero aiutare l’uomo a difendersi da altri germi patogeni era diffusa, ma non provata. La ricerca in questo senso languiva senza poter produrre effetti utili.

Il punto di svolta si ebbe quando il 28 settembre del 1928 Alexander Fleming, microbiologo inglese, nel suo laboratorio di St. Martin, a Londra, verificando lo stato di una coltura di batteri, vi trovò una copertura di muffa. Questo evento non aveva nulla di straordinario, poiché erano normali situazioni del genere; la cosa eccezionale fu invece il fatto che questa muffa aveva annientato tutti i batteri circostanti.

Nel 1944 Alexander Fleming fu insignito del titolo di baronetto e l’anno dopo divise il premio Nobel con i suoi collaboratori Chain e Florey.
Fleming morì nel 1955 e fu sepolto nella Cattedrale di S. Paolo, insieme ad altri inglesi illustri.

La storia della medicina è costellata di scoperte straordinarie, ma poche sono iconiche quanto quella della penicillina. Questo antibiotico rivoluzionario, che ha trasformato la lotta contro le infezioni batteriche e salvato milioni di vite, non è frutto di un’accurata pianificazione, bensì di un incredibile colpo di fortuna. La sua scoperta, attribuita ad Alexander Fleming, è un esempio lampante di come l’osservazione acuta e una buona dose di serendipità possano cambiare il corso della storia.

Dopo una vacanza estiva, Fleming tornò in laboratorio e notò qualcosa di insolito in una delle sue piastre di coltura contenente Staphylococcus aureus, un batterio responsabile di molte infezioni. La piastra era stata contaminata da una muffa. Ma la cosa sorprendente era che attorno a quella muffa, l’area era completamente priva di batteri. Un alone chiaro indicava che la muffa aveva inibito la crescita dello stafilococco.

Fleming, lungi dall’ignorare l’anomalia come un semplice inquinamento, riconobbe immediatamente la potenziale importanza di quell’osservazione. Aveva già studiato in precedenza la lisozima, un enzima con proprietà antibatteriche presente nelle lacrime e nella saliva. La sua curiosità lo spinse a isolare la muffa contaminante, identificandola come una specie di Penicillium notatum. Da qui coniò il termine “penicillina” per descrivere la sostanza che produceva quell’effetto antibatterico.

“Quando mi svegliai poco dopo l’alba del 28 settembre 1928, non avevo certamente intenzione di rivoluzionare tutta la medicina scoprendo il primo antibiotico al mondo, o un killer di batteri, dopotutto. Ma immagino di sì,” scrisse Fleming, un commento che ben riassume la natura fortuita della sua scoperta.

Nonostante la brillante intuizione di Fleming, la penicillina rimase per diversi anni una curiosità di laboratorio. Fleming pubblicò i suoi risultati nel 1929, ma la sua ricerca si concentrava principalmente sulla produzione di penicillina a scopo di ricerca, non come farmaco. La sua instabilità e la difficoltà di purificarla in quantità sufficienti per un uso terapeutico ne limitarono l’applicazione.

Fu solo circa un decennio dopo che il potenziale della penicillina fu pienamente realizzato. Negli anni ’40, un team di scienziati dell’Università di Oxford, guidato da Howard Florey e Ernst Chain, insieme a Norman Heatley, riprese gli studi di Fleming. Riuscirono a purificare la penicillina e a dimostrarne l’efficacia terapeutica in vivo. I primi test sull’uomo, sebbene su piccola scala, furono estremamente promettenti.

La Seconda Guerra Mondiale diede un’accelerazione decisiva alla produzione di massa. La penicillina si rivelò cruciale per salvare la vita di migliaia di soldati feriti, riducendo drasticamente le morti per infezioni batteriche che in passato erano state letali. La sua produzione su larga scala, avviata grazie alla collaborazione tra governi e industrie farmaceutiche, la rese accessibile al pubblico. Nel 1945, Fleming, Florey e Chain condivisero il Premio Nobel per la Fisiologia o la Medicina per la loro straordinaria scoperta e sviluppo.

La penicillina ha inaugurato l’era degli antibiotici, rivoluzionando il trattamento di malattie come polmonite, tubercolosi e setticemia, che un tempo erano vere e proprie condanne a morte.

Oggi, a quasi un secolo,di distanza, la sua intuizione continua a ricordarci due verità fondamentali: da un lato il ruolo della serendipità nella ricerca scientifica; dall’altro il dovere di custodire l’eredità degli antibiotici contro il rischio crescente della resistenza batterica, una sfida che l’umanità si trova nuovamente ad affrontare.

Dr Andrea Scala


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