Il problema filosofico è nato e si è sviluppato come tentativo di cogliere e di spiegare l’intero, ossia la totalità delle cose, o almeno come problematica dell’intero e della totalità. La filosofia è sempre solo considerazione dell’intero, sia pure nei modi più diversi. (Giovanni Reale)
La filosofia nata in Grecia nel V secolo a.C. , prima di chiudersi nell’Accademia, è stata una predicazione di piazza che insegnava ai giovani ateniesi la conduzione della propria vita e il governo della città.
La filosofia è una attitudine naturale alla riflessione che trae stimolo dall’esperienza concreta della vita e ognuno di noi deve coltivarla per far fronte alla complessità di un’epoca sottoposta a continui mutamenti tecnici e scientifici, sociali e culturali. Oggi si avverte la necessità di un approccio filosofico alle situazioni concrete della vita per comprendere meglio se stessi e il mondo.
Per Aristotele, ritenuto una delle menti più universali, innovative, prolifiche e influenti di tutti i tempi, sia per la vastità che per la profondità dei suoi campi di conoscenza, compresa quella scientifica, la filosofia nasce dalla meraviglia. Gli uomini cominciano a filosofare perché si meravigliano del mondo. Meraviglia per il famoso filosofo è stupore, commozione, fascino e anche paura.
L’agora e le vie di Atene sono stati i luoghi dove Platone ed Aristotele elaborarono le loro sintesi grandiose; i chiostri sono stati gli ambienti che ospitarono i vertici del pensiero scolastico di Abelardo e San Tommaso; le corti rinascimentali sono state le dimore dove Montaigne, Erasmo da Rotterdam, Giordano Bruno posero le basi del pensiero moderno
Diogene, detto il Cinico, fu un filosofo bizzarro ma spirito libero, vissuto tra il V e il VI secolo a.C.. Molti sono gli aneddoti, che lo riguardano, tramandati dalla tradizione colta e popolare. La sua morale elementare consisteva nel vivere secondo natura, nella sobrietà, nell’ascesi, libero dai condizionamenti delle false necessità, del perbenismo.
Aristippo di Cirene filosofo greco, discepolo di Socrate, fondatore della scuola cirenaica vedeva la sede della felicità nel piacere sereno e raffinato. Accolto alla corte di Dionigi, tiranno di Siracusa, visse nella ricchezza, nell’agiatezza adulando i potenti.
Per John Dewey «La filosofia riacquista la sua vera natura allorché smette di essere uno strumento che si occupa dei problemi dei filosofi ed inizia a diventare un metodo coltivato dai filosofi per occuparsi dei problemi degli uomini».
L’epistemologo statunitense Thomas Kuhn (1922-1996), (con il quale abbiamo avuto modo di conversare in un incontro a Spoleto) nel 1962, propose la cosiddetta teoria della «rivoluzione scientifica» secondo la quale la scienza non avanza in maniera lineare, in quanto l’irrompere di un nuovo paradigma costringe a un cambiamento di prospettiva e di orientamento della ricerca.
Il filosofo della scienza Karl Popper (1902-1994) ha visto la scienza come un progressivo aggiustamento regolato dal «criterio di falsificabilità» secondo il quale gli scienziati esaminano i nuovi dati attraverso esperimenti e protocolli che possono confutare le loro tesi o confermarle, per cui solo così la scienza riesce a progredire.
I grandi sistemi filosofici sono dei grandi scenari di senso, schemi di orientamento. Oggi, afferma Salvatore Natoli in Parole della filosofia che nessun sistema si rivela capace di contenere la complessità del mondo. Oggi è impossibile fare sistema.
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