La scuola Nato di Borgo Piave ha chiuso dopo 60 anni di attività. Cento persone,tra militari e civili,da oggi vanno nella nuova sede sede: quella di Oeiras, una città di 160.000 abitanti, a pochi chilometri da Lisbona. Ma molti non andranno in Portogallo.Infatti solo una minoranza ha accettato il trasferimento, la maggior parte ha preferito altre destinazioni,chi può andrà in pensione.
La sede di Latina era un centro di eccellenza nella fornitura di addestramento avanzato sul funzionamento, la gestione e la manutenzione dei sistemi di comunicazione ed informatici in uso nella Nato.

Ma questa chiusura era già scritta dal 2012, quando l’allora sottosegretario, Gianluca Magri, rispondendo ad un’interrogazione, confermò che la dislocazione dei nuovi centri era già stata approvata nel corso di un vertice Nato e che tutti i Paesi avrebbero dovuto «accettare dei sacrifici». Il sacrificio dell’Italia si chiama Nato Communications ad information systems School ed è a Latina dal 1959.
Per il capoluogo pontino è un’altra batosta, perché l’indotto ne risentirà.Oltre i 100 dipendenti e le loro famiglie, ogni anno,nella scuola arrivavano per i corsi, ognuno della durata di qualche settimana, a seconda del tipo di specializzazione, in media 3.000 studenti, che alloggiavano e frequentavano negozi e ristoranti di Latina.
L’area Nato all’interno della Brigata, che ha sede alle casermette, occupa quattro edifici: lingue ed esperienze che si incrociano, una scuola che prepara a livello avanzato il personale militare e civile alla conduzione e alla manutenzione dei Cis, i sistemi di informazione e comunicazione Nato. Gente che arrivava da mezzo mondo. Fino a qualche anno fa gli studenti restavano anche sei mesi a studiare a Latina, poi, con il trasferimento dei dati e l’insegnamento a distanza era sufficiente fermarsi per qualche settimana. Una presenza importante, un centro di eccellenza, al quale da oggi Latina ha detto addio, senza che nessuna abbia mosso un dito, ma sarebbe stato comunque inutile, perché era già tutto deciso e la globalizzazione e la nuova geopolitica impongono alla Nato nuove dislocazioni, nello scacchiere internazionale.


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