ROMA – Si è tenuta nella mattinata odierna, presso il Tribunale dei Minorenni di Roma – ufficio G.I.P. – l’udienza preliminare relativa alla drammatica vicenda dell’omicidio del giovane Romeo Bondanese, rimasto vittima di accoltellamento il 16 febbraio del 2021. Il 17enne venne raggiunto e ucciso da una coltellata nella centralissima via Vitruvio, a Formia. Una tragedia improvvisa durante quella che, inizialmente, fu dipinta come una lite tra giovanissimi. Il fendente inferto recise infatti l’arteria femorale non lasciando scampo al ragazzo.

Il P.M. dott.ssa Maria Perna contestava ai 5 giovanissimi – tra cui il cugino di Romeo, Osvaldo Vellozzi, intervenuto a difesa del cugino nel vano tentativo di salvargli la vita – il reato di rissa aggravato dall’evento morte, ed al solo B.C. l’omicidio preterintenzionale.

In data odierna le difese dei quattro imputati provenienti dalla Campania hanno avanzato istanza di messa alla prova, raccogliendo il parere favorevole del Pubblico Ministero, ed il G.U.P. del Tribunale, presieduto dalla dott.ssa Efisia Gaviano, ha rinviato al 13 luglio per la valutazione dei percorsi di recupero sociale che saranno stilati dall’Uepe competente per territorio. Messa alla prova che, come più volte ribadito dalla Presidente, in veste di Giudice per l’udienza preliminare del Tribunale, presuppone sostanzialmente il riconoscimento della partecipazione al fatto contestato e l’accettazione di un percorso ribilitativo.

Diversa scelta processuale veniva operata dal giovane Osvaldo Vellozzi, cugino di Romeo intervenuto in sua difesa, il quale ebbe a subire anch’egli una coltellata all’altezza del gluteo lunga 30 cm e profonda 5 cm.

Il giovane formiano – assistito dagli avvocati Vincenzo Macari e Matteo Macari – optava per la scelta del rito abbreviato, intendendo far valere le ragioni della propria innocenza, né avendo mai accettato le molteplici dicerie che si erano ingenerate intorno alle causali che avevano portato al ferale eventi.
Non un intervento nella rissa, dunque, secondo la difesa del giovane formiano ma, molto più semplicemente, un tentativo – purtroppo palesatosi vano – di provare a salvare la vita del cugino.

Dopo articolata discussione della difesa durata oltre un’ora, l’Ufficio del G.U.P. si riuniva in camera di consiglio. Alle ore 15 il Presidente dava lettura del dispositivo, assolvendo il cugino di Romeo per non aver preso parte ad alcuna rissa, ed evitando così che al danno potesse aggiungersi la beffa.

In detto modo almeno è stato sconfessato l’intento reciprocamente aggressivo da parte dei giovani formiani avendo soltanto ed unicamente il Vellozzi prestato il proprio intervento per sottrarre il cugino dalle conseguenze che invece non ha potuto evitare.


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