parco latina

Latina – «Ideologizzare significa aprire divari, insidiare i rapporti interpersonali, fino a compromettere gravemente la tenuta della coesione che questa cittadinanza necessita, proprio oggi, di ritrovare». Alla luce delle recenti dichiarazioni del sottosegretario al Ministero dell’Economia Claudio Durigon, espresse nel corso di un evento elettorale promosso da Lega presso il Piazzale Loffredo (Capoportiere) di Latina e finalizzate a contestare l’intitolazione dell’ex Parco comunale ai magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, la candidata sindaco Nicoletta Zuliani richiama l’attenzione della comunità latinense contro la natura pretestuosa di un “fare politica” che contribuisce a cristallizzare – utilizzandole a proprio vantaggio – le appartenenze ideologiche dei cittadini, con l’obiettivo ultimo di polarizzare il dibattito pubblico ed eludere la responsabilità di impegnarsi a colmare le effettive carenze del territorio.

«Le affermazioni di Durigon riflettono un modo di amministrare la cosa pubblica costantemente alla ricerca di uno scontro. Al progetto di formare una collettività solida e cooperativa, che possa essere orientata verso migliori esperienze di convivenza attraverso proposte politiche concrete, vediamo sostituirsi il gusto sterile di acquisire consensi solleticando le ‘pance’, fomentando le ostilità. In estrema sintesi: generando ulteriore distanza. È davvero questo il traguardo verso cui correrà la mia, la nostra città? Un conflitto senza esclusione di colpi, che scivoli dalle piazze alla rete passando per i vuoti creati dalla disinformazione? Non so rispondere in altro modo che con un convinto ‘No’, sottolineando inoltre come la mia generazione, e altrettanto la gioventù che abita con passione questi luoghi, ancora oggi riconosca il polmone verde di Latina con la familiarità semplice della parola ‘Giardinetti’».

Sul tema dell’intitolazione del parco cittadino ad Arnaldo Mussolini, fratello minore di Benito Mussolini e direttore, dal 1922 al 1931, del periodico fascista Il Popolo d’Italia, Zuliani ribadisce che «fu sostanzialmente un imbroglio, realizzato anch’esso in nome di passati entusiasmi ideologici, poiché, è bene ricordarlo, venne proposta negli anni Novanta dall’allora amministrazione Finestra, ma mai formalizzata con un apposito atto deliberativo. Volendo prescindere da una tale scaltrezza per concentrarsi sul momento attuale, ritengo che opere commemorative di questo genere – dalla toponomastica alle narrazioni quotidiane – debbano riflettere valori, concetti, chiavi di lettura in grado di collegare le persone, di evidenziare indiscutibili punti di contatto. E per giungere a questo occorre rifarsi ad esperienze umane che, come quelle incarnate dai giudici simbolo della lotta antimafia, l’intera comunità identifichi come esempi di un agire virtuoso».


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