
“Se Sì è Sì” è la frase d’ordine del cambiamento addotto da questa riforma, nella quale un rapporto sessuale può avvenire solo espressamente se il partner si esprime esplicitamente col suo “si” all’atto affettivo. Questo per superare la distinzione precedente tra abuso e aggressione sessuale e mettere al centro della definizione di reato “il consenso libero e attuale”.
La proposta di legge è stata approvata pochi giorni fa alla Camera per ridurre i casi di stupri che sono aumentati notevolmente in questi anni e per sensibilizzare civilmente ancora una volta l’importanza della reciprocità del consenso sessuale e la sua attualità.
Per il Cavaliere non è proprio così. “Non è certamente questo l’effetto che questo genere di riscritture produce al diritto affettivo” – afferma in tv il critico.
“La Modifica dell’articolo 609-bis del codice penale in materia di violenza sessuale e di libera manifestazione del consenso, come da definizione, è un pleonasmo della responsabilità arbitrale dei soggetti legati da un elemento circostanziale”– afferma Di Ruvo.
“Mi spiego meglio. Fermo restando che c’è l’invalicabile questione della testimonianza effettiva della dichiarazione del cosiddetto “sì”, essendo questo un atto squisitamente privato e bilaterale, indirizzare la vita sentimentale privata del singolo cittadino verso una pubblica dichiarazione di un atto che non necessita per compiersi di esplicitazioni formulari, beninteso e non verbali, questa misura che è stata approvata come preventiva del reato di abuso e stupro sessuale, ha molti limiti morali nonché formali.”
Di Ruvo mette in dubbio l’efficacia pubblica cui mira questa legge, quella della distinzione tra consenso e libero assenso sessuale, mettendo in allerta “la possibilità di arrivare a contrattualizzare anche gli unici momenti biografici rimasti autentici e fuori dalla convenzione della norma”.
“La distinzione tra abuso e consenso è già chiara all’interno della nostra società. Chi asseconda tacitamente in un contesto attuale una relazione intima, non presenterà motivi di stupro e abuso, non venendo posata in essere una situazione di violenza o invasione non concessa. Lo stupro ha origine non nella meccanica violazione dell’intimità fisica della persona, ma nella sua coerenza etica che dovrebbe derivargli da una civiltà democratica.” – dice Di Ruvo.
“Non serve arrivare a dotare le persone di microchip acustici per constatare il libero assenso di un individuo, serve già che altro spiegare bene alla nostra società il concetto di stupro attraverso una classe docente primaria bene preparata. Serve far conoscere ai giovani che verranno la storia dell’amore, e questa è contenuta soltanto all’interno della nostra letteratura. La quale sta scomparendo tra le prerogative civili di un cittadino.”
Quindi riconoscere lo stupro e non supervisionare lo stupro è l’opposizione che muove Di Ruvo alla recente legge rescrittiva.
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