Urla, rabbia e lacrime: sono queste le reazioni a caldo dei parenti delle vittime della tragedia dell’hotel Rigopiano dopo la lettura della sentenza di primo grado emessa ieri dal Gup di Pescara che ha assolto 25 imputati e ne ha condannati 5. “Chi se l’è comprato per assolvere tutti – grida un uomo che ha chiesto spiegazioni al giudice – Ho diritto o no di sapere perché li ha assolti? Come si fa ad avere fiducia nella giustizia? Esiste la giustizia?”, si chiede rivolgendosi al suo avvocato. “Siamo noi genitori i colpevoli di aver messo al mondo dei figli che sono andanti a morire a Rigopiano”, dice un’altra donna uscendo dall’aula.
Bisognerà leggere fra 90 giorni le motivazioni della sentenza e poi la procura presenterà appello, ma intanto c’ è solo rabbia e scoramento. Di chi la colpa di quella tragedia?
E’ di coloro che sono morti, ripetono i parenti delle vittime.
Le sentenze non si commentano, si accettano, mi disse al termine del processo per l’uccisione dei fidanzatini di Cori, il sostituto procuratore, Gregorio Capasso, oggi procuratore capo a Tempio Pausania, in cui venne condannato Marco Canale, a 30 anni di reclusione. Sì, le sentenze non si commentano, ma chi ha subito una tragedia in famiglia, come a Rigopiano, ha il diritto di avere giustizia per rispetto di coloro che non ci sono più.
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