Pd-Lbc verso l’accordo. Bilancio condiviso a siglare l’intesa

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LATINA- Trovo che non si possa far Politica senza pensiero né a digiuno di buone letture. Una di queste è senza dubbio “Il Principe”, del grande fiorentino (Machiavelli, non Renzi). Scrive, fra le altre cose, l’autore di questa opera fondamentale per chiunque volesse approcciare all’arte della Politica, che occorre guardare “alla realtà effettuale della cosa”. Realismo. Non già il dover essere, per intanto ci si concentri sull’essere.

Dunque sul fatto che, piaccia o meno, Damiano Coletta è il Sindaco di Latina. Ha una maggioranza coesa e in cinque anni di Governo non ha fatto danni. Certo, il bilancio non è ricchissimo di cose da rivendicare, ma non bisogna dimenticare il punto di partenza. Cioè le inchieste che hanno travolto il centrodestra, gli arresti, gli scandali e le due sfiducie una dopo l’altra a ben due Sindaci. Il contesto, dunque, non era dei migliori e considerata l’inesperienza politica-amministrativa dei civici è vero che poteva andarci meglio, ma  anche molto peggio.

Questi stessi ragionamenti deve aver fatto il Pd. Certo, quelli sono un partito difficile, eterogeneo, hanno i loro tempi. Per quel nulla che contiamo (il plurale è, ovviamente, maiestatis) abbiamo contribuito a scongelare il dialogo, favorendo le condizioni per un incontro che ci pareva obbligato in nome di quel realismo cui abbiamo fatto cenno.

Il tema non è se accordo dovrà esserci. Esso mi pare nelle cose. Occorre, invece, ricercare modalità le più utili affinché due mondi possano incontrarsi e riconoscersi in un obiettivo comune. Dunque, bene il confronto fra classi dirigenti. Tuttavia, compatibilmente col morbo, si coinvolgano gli elettorati, le persone, gli intellettuali di riferimento affinché si elabori – tutti insieme – un programma di Governo per la città.

Coletta ha anche molta fortuna. Qualità che nella vita, specialmente in politica, aiuta. Il centrodestra, o quella maionese impazzita che ne rimane, è vittima di se stesso. Gelosie, invidie, limiti culturali e politici gli impediscono di trovare un minimo comun denominatore. Unitamente al fatto che a mancare è la materia prima. Chiunque abbia un minimo di intelligenza e di fiuto non accetterebbe mai di candidarsi Sindaco con la stessa coalizione che ha distrutto, politicamente parlando, Giovanni Di Giorgi.

Dunque Coletta è, ad oggi, non soltanto il candidato naturale in quanto Sindaco uscente. Di più, egli è il candidato unico della città. Qualche furbacchione al riparo nel gran sottobosco del potere e vecchie volpi della politica devono essersene accorte. Infatti corteggiano, adulano, s’atteggiano a grandi strateghi della Politica ma son capaci di farsi soltanto i casi loro.

Nel mondo progressista che sosterrà Damiano Coletta – mi auguro in compagnia di qualche liberale e moderato indisponibile a partecipare al circo della destra – prevarranno le uniche due forze organizzate: Lbc ed il Pd. Un partito, quest’ultimo, che ha i suoi organismi, i suoi dirigenti ad orientarne la linea politica. Chiunque cadesse nella tentazione di fare qualcosa di diverso assomiglierebbe a quei bambini per cui viene predisposto, nelle grandi cene di famiglia, un piccolo tavolo a parte. Mentre gli adulti mangiano grandi portate e bevono calici di vino eccellente ai bimbi vengono servite pennette al pomodoro ed acqua minerale.

Anche da fanciullo, ho sempre preferito il desco più grande. Quello dell’arrosto. Quello della Politica vera.


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