LATINA – Ucciso per un Rolex da 17mila euro: era il pagamento di una partita di droga che la vittima non voleva restituire. Un cold case che per anni è rimasto senza risposta trova finalmente una svolta: dopo quindici anni di silenzio e mistero, la Polizia di Stato ha arrestato due persone ritenute responsabili dell’omicidio di Paolo Celani, pregiudicato pontino freddato a colpi di pistola all’interno della sua abitazione nel gennaio 2010.
La svolta nelle indagini è arrivata grazie alle rivelazioni di un collaboratore di giustizia raccolte dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, poi trasmesse alla Procura di Latina. Sulla base di quegli elementi, gli inquirenti hanno ricostruito movente e dinamica, individuando una donna di 52 anni, appartenente a una famiglia rom residente stabilmente a Latina, e un uomo di 60 anni, già noto alle forze dell’ordine, come presunti mandante ed esecutore materiale del delitto.
Il delitto del 2010: un’aggressione rimasta senza colpevoli
Era l’11 gennaio 2010 quando Celani venne raggiunto da colpi d’arma da fuoco all’interno del suo appartamento di viale Petrarca. In condizioni gravissime, fu trasportato in ospedale dove restò in agonia per mesi, fino al 25 giugno, quando morì a causa delle complicanze. Sul luogo del crimine furono trovati due bossoli calibro .45, ma le indagini si arenarono per anni, trasformando il caso in uno dei misteri irrisolti della cronaca pontina.
Un orologio all’origine del delitto
Il movente ricostruito dagli investigatori è sorprendentemente banale quanto tragico: un orologio di valore, nello specifico un Rolex del valore di 17mila euro, dato come pagamento per una dose di droga dal figlio della donna arrestata. La mancata restituzione del prezioso accessorio avrebbe scatenato una reazione violenta, sfociata nella decisione di “dare una lezione” a Celani.
L’arresto
Le nuove indagini della Squadra Mobile, condotte tra maggio e agosto 2023, hanno portato alla richiesta di misura cautelare da parte dei PM di Latina Giuseppe Miliano e Martina Taglione. Il GIP Mara Mattioli ha convalidato l’arresto: la donna è stata raggiunta dal provvedimento mentre era già detenuta per un’altra causa, l’uomo invece è stato fermato nella città di Latina.
Il caso resta formalmente nella fase delle indagini preliminari e, come da prassi, vige la presunzione di innocenza per entrambi gli indagati fino a sentenza definitiva. Resta, tuttavia, la soddisfazione degli investigatori per aver chiuso un cerchio rimasto aperto per oltre un decennio.
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