Storicamente è riportato che la democrazia nacque ad Atene nel 508 a.C. grazie al politico Clistene (565 – 492 a.C) e, per una strana coincidenza, anche a Roma nel 509 a.C. venne istituita la Repubblica romana. La prima ebbe origine dalla contesa tra il ceto popolare e il ceto aristocratico che stava al potere, mentre la seconda nacque dopo il governo monarchico, costituito dal susseguirsi dei sette re di Roma (Romolo, Numa Pompilio, Tullio Ostilio, Anco Marzio, Tarquinio Prisco, Servio Tullio, Tarquinio il superbo) che governarono dal 753 al 509 a.C. Questa coincidenza dimostra che la democrazia nasce dall’esigenza innata di libertà di un popolo che, invece, un sistema, come quello monarchico o aristocratico, non può garantire. La libertà corrisponde all’esigenza di ottenere determinati diritti che costituiscono le basi del sistema democratico: il diritto di determinare le leggi, il diritto di votare, il diritto di giudicare i reati, il diritto di partecipare alla vita dello Stato, il diritto all’istruzione, il diritto alla salute, il diritto al lavoro, il diritto di parlare ed esprimere le proprie idee. Tali diritti, in Italia, stanno alla base della Costituzione italiana, che è la legge fondamentale dello Stato. La democrazia, grazie alla salvaguardia di tali diritti, garantisce la verità e l’autonomia personale soprattutto nei riguardi di coloro che sono meno istruiti ed economicamente più poveri. La democrazia garantisce anche la libertà di pensare con la propria testa che si esplicita attraverso uno spirito critico, che risulta necessario e fondamentale al fine di saper distinguere il vero dal falso. Tuttavia, la storia insegna che la democrazia, pur avendo queste peculiarità rivolte alla salvaguardia dell’essenza umana, viene sostituita con forza da regimi totalitari. La rinuncia alla distinzione tra vero è falso sarebbe una delle cause di ciò e corrisponderebbe, come descriveva già sagacemente George Orwell (1903 – 1950) nel romanzo allegorico Fattoria degli animali(1945), alla “decostruzione dell’identità personale”, cioè all’annullamento dell’identità personale, all’accettazione di tutto ciò che viene propinato, in altre parole al pensiero unico. In questo stesso romanzo Orwell delineava “l’involuzione di una società dell’eguaglianza verso una società totalitaria. Che avviene precisamente attraverso l’accettazione collettiva, più o meno impotente, più o meno corriva, di una manipolazione graduale e sistematica della verità da parte di pochi; la quale presto si fa manipolazione del linguaggio e della sua anima logica, fino al celeberrimo «Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni animali sono più uguali degli altri», unico e nuovo comandamento rimasto al posto dei sette a cui si era ispirata la gloriosa rivoluzione degli animali di Manor Farm. La manipolazione del linguaggio: passaggio obbligato perché si costituisca quel «rapporto obliquo con la verità» in cui si disfa ogni vincolo di ragione e ogni limite all’arbitrio del potere, come si disfa ogni vincolo etico quando si dissolvono quelli logici. Nessuno più di Orwell ci aiuta a esplorare il senso della celebre frase di Musil (1880 – 1942): «Ciò che chiamiamo cultura non usa direttamente come proprio criterio il concetto di verità, e tuttavia nessuna cultura può fondarsi su un rapporto obliquo con la verità»”.[1]
Una citazione questa che, dopo ottanta anni” sembra scritta oggi risultando conforme a quel che viene propinato e quindi di grande attualità. La democrazia è in pericolo quando un governo gradualmente si libera dalla razionalità e dalla logica e si svincola dai valori etici, e usa il falso facendolo apparire vero o utilizza i mezzi di comunicazione senza contraddittorio. La democrazia è in pericolo anche quando non viene posta alcuna limitazione all’arbitrio del potere, il quale pone le sue fondamenta sull’ignoranza, sul’arroganza, e quindi sulla forza. Cioè a dire il potere non segue alcuna legge e nessun criterio razionale, ma si lascia guidare dall’opportunità del momento. Tutto ciò corrisponde ad un potere di stampo fascista. La democrazia è in pericolo anche quando c’è un grande astensionismo al voto derivante dalla sfiducia degli elettori nei confronti dei partiti politici. Ciò comporta che il partito o la coalizione di partiti, che ottiene la maggioranza di tutti coloro che hanno votato, pur non risultando rappresentativo legifera cercando di stravolgere l’assetto democratico modificando o eliminando i pesi e i contrappesi (cioè il controllo dei controllori) esistenti a garanzia del mantenimento dell’assetto democratico. Allora, risulta necessario ed essenziale recarsi a votare, soprattutto quando il voto non è diretto all’elezione di un cittadinoe quindi di un partito, ma è rivolto, come nel caso del Referendum, alla salvaguardia dei diritti dei lavoratori e del diritto di cittadinanza.
Francesco Giuliano
(La foto è di Cassowary Colorizations – George Orwell, c. 1940, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=103308546 )
[1] Dalla Postfazione della filosofa Roberta De Monticelli a “Fascismo e democrazia – scritti politici di George Orwell”, edizioni Fuoriscena, 2025.
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