LATINA – Il Premio Dedalo e Icaro accende il futuro a Latina: trionfa Michela Di Seri. Palluzzi: “Ai giovani non bastano le parole, servono occasioni per volare”. Non una semplice premiazione, ma un manifesto sul futuro. Il foyer del teatro D’Annunzio di Latina, gremito e partecipe, ha ospitato la seconda edizione del Premio Dedalo e Icaro, trasformando una cerimonia in un momento di riflessione concreta sul valore del talento, del merito e del coraggio di rischiare.

Un evento che ha messo al centro una domanda chiave: cosa succede dopo il talento?

Una platea istituzionale per una sfida generazionale

A testimoniare il peso dell’iniziativa, la presenza delle principali autorità del territorio: il prefetto Vittoria Ciaramella, il sindaco Matilde Celentano, l’assessore regionale Alessandro Calvi, il presidente della Fondazione Latina 2032 Vincenzo Zaccheo, il questore Fausto Vinci e il comandante provinciale dei Carabinieri Christian Angelillo, insieme a rappresentanti del mondo produttivo e delle professioni.

Ma i veri protagonisti sono stati loro: i giovani, le loro idee, i loro progetti, la loro voglia di trasformare lo studio in qualcosa di reale.

Michela Di Seri prima: una visione che diventa progetto

A conquistare la giuria è stata Michela Di Seri, vincitrice della seconda edizione con una tesi capace di unire rigore accademico e visione concreta:
“Post-sisma e identità, continuità urbana dopo il sisma del 2016: il caso studio di Accumoli”.

Un lavoro che non si limita ad analizzare, ma prova a costruire risposte, dimostrando come la ricerca possa incidere davvero sul territorio.

Accanto a lei, un podio che racconta una generazione attenta ai temi del presente:

  • Federica Santucci, seconda, con un progetto educativo sostenibile
  • Marta Rossetti, terza, con una proposta di social housing
  • Bianca Falcetti, quarta, con un progetto legato al cibo e al territorio

E poi 17 menzioni “Icaro”, segno di un patrimonio diffuso di idee e competenze.

Il “Dedalo” a Massimo Rosolini: il valore della guida

Accanto ai giovani “Icaro”, il riconoscimento “Dedalo” è stato assegnato all’architetto Massimo Rosolini, per otto anni presidente dell’Ordine degli Architetti di Latina, figura di riferimento capace di orientare, accompagnare e costruire percorsi.

Un premio che sottolinea il ruolo fondamentale dei mentori, di chi non solo indica la strada, ma crea le condizioni perché altri possano percorrerla.

Palluzzi: “Basta retorica, servono opportunità vere”

A dare forza e direzione alla serata è stato l’intervento del presidente di Ance Latina, Pierantonio Palluzzi, che ha spostato il focus dal talento alle condizioni per farlo crescere.

Il messaggio è netto:
“Siamo bravissimi a dire che bisogna valorizzare i giovani. Ma poi? Bisogna rendere operative le idee, trasformarle in realtà”.

Un richiamo diretto a superare la retorica e a costruire occasioni concrete.

Dedalo e Icaro: il coraggio di cadere per imparare a volare

Il cuore simbolico del premio resta nel mito da cui prende il nome. Dedalo e Icaro non sono solo figure evocative, ma due approcci complementari:
chi costruisce e guida, e chi osa e rischia.

E proprio sul rischio si gioca la sfida:
“Quando si sceglie di volare si può cadere. Anzi, si deve cadere”, è il messaggio emerso con forza.

Un cambio di paradigma culturale: l’errore non come fallimento, ma come passaggio necessario.

Latina prova a cambiare narrazione

Il Premio Dedalo e Icaro diventa così qualcosa di più di un evento: è una presa di posizione.

Latina prova a raccontarsi come una città che non si limita a celebrare il talento, ma cerca di creare uno spazio reale per chi vuole costruire il proprio futuro.

Un segnale importante, in un tempo in cui troppo spesso ai giovani si chiede di restare senza offrire alternative.

Il messaggio finale non è retorico, ma concreto:
continuare a sognare, ma soprattutto trovare le condizioni per farlo davvero. Anche accettando il rischio di cadere.

Perché è proprio da lì, ogni volta, che si ricomincia.