Arrestato ai Parioli Elio D’ Onorio detto il “Genio” per il colpo al caveau diamanti di Anversa nel 2003

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Elio D’Onorio arrestato ai Parioli: era il Genio del colpo al caveau di diamanti ad Anversa nel 2003
di Andrea Ossino – Ettore Saladini

Vent’anni dopo è stato fermato davanti a un’osteria con una chiave bulgara e un dispositivo per disturbare i segnali degli antifurti

Dal caveau del Diamond Center di Anversa alle strade romane dei Parioli. Sono da poco trascorse le 12 del mattino del 25 aprile quando una pattuglia nota alcune persone sospette fuori da un’osteria. Non sono semplici passanti. E non perché uno di loro nasconde nel suo scooter attrezzi sofisticati solitamente usati dai ladri, ma perché quella persona si chiama Elio D’Onorio. Un cognome che rimanda a un altro contesto, un’altra città, al “furto del secolo”. Quella persona, arrestata tre giorni fa per il possesso di arnesi equivoci mentre tutti festeggiavano la “Liberazione”, è il “Genio”, uno dei più astuti ladri al mondo. Così lo descrivono.

Lo conoscono bene in Belgio. Il suo Dna era già rimasto lì vent’anni fa, su un pezzo di nastro adesivo trovato nel caveau più sicuro al mondo. O almeno così era stato definito prima che la “Scuola di Torino”, la notte del 15 febbraio 2003, non entrasse aprendo 109 cassette di sicurezza e rubando preziosi per oltre cento milioni di dollari.

Il “furto del secolo” è narrato nei libri e nei documentari. “Stolen”, si chiama quello pubblicato recentemente su Netflix. Racconta una vicenda reale: la storia dell’“artista”, il capo Leonardo Notarbartolo, e di Ferdinando Finotto, il “mostro” delle serrature, e poi Pietro “Speedy” Tavano e infine lui, “il Genio”, Elio D’Onorio, che da Latina aveva fatto fruttare le sue capacità da hacker fino a scalare i ranghi delle batterie di criminali esperti in sistemi di sicurezza.

Era arrivato così al colpo al Diamond Center di Anversa come esperto di elettronica. Una banda precisa, metodica, quasi accademica nel modo di lavorare.

La pena per Anversa
Li avevano incastrati i rifiuti: un sacchetto abbandonato vicino a un’autostrada. Dentro c’era di tutto: avanzi del sopralluogo, materiale riconducibile al colpo e il biglietto da visita di D’Onorio. Estradato in Belgio nel 2007, cinque anni di condanna. Un pezzo di storia che rispunta all’improvviso su un marciapiede di Roma e viene arrestato per una coincidenza. Chissà cosa stesse programmando, a cosa realmente servissero quegli attrezzi da scasso.

La versione ufficiale è questa: poco prima dell’ora di pranzo, un oste che ha subito un’estorsione si insospettisce perché vede tre persone ferme da un pezzo davanti al suo locale. Chiama la polizia. Dopo un po’ gli agenti si avvicinano e capiscono che c’è qualcosa di strano. I tre prima dicono di essere a piedi, di aver preso i mezzi pubblici da Latina. Poi qualcuno nota il motorino e nel baule dello scooter c’è tutto: una chiave bulgara e un jammer, il dispositivo che disturba le frequenze, intercetta i codici degli antifurti, taglia i segnali delle comunicazioni nel raggio giusto. Il silenzio elettronico che serve a fare il lavoro preciso, furti o rapine metodiche e professionali. Due attrezzi, un cognome che pesa. D’Onorio finisce in commissariato in un attimo. Poi 48 ore di attesa per la convalida e dunque, ieri, eccolo in tribunale a rispondere delle accuse che in aula il pubblico ministero Mario Pesci ha contestato. L’atto è chiaro, stringato e tecnico: «Possesso di apparecchiature atte a intercettare, impedire o interrompere comunicazioni informatiche o telematiche – si legge – perché, appostandosi con altri individui davanti al ristorante, deteneva un dispositivo jammer, idoneo a catturare o interrompere il segnale di trasmissione di codici di attivazione e disattivazione di frequenze utili a intercettare l’utilizzo di comandi per antifurti».

Un fraintendimento, secondo gli avvocati del “Genio” – Giuseppe Graziano e Luigi Lana – che sostengono che quello strumento serva solo a tutela della privacy, il nuovo lavoro dell’ex ladro del secolo: garantire sicurezza. Quindi chiedono una perizia sul jammer. Intanto l’arresto è convalidato e D’Onorio è libero (obbligo di dimora) anche di dimostrare che non stava programmando nulla di losco, che con il suo passato ha chiuso per sempre.

( Fonte Repubblica )


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