Campagna: “La Via Appia si fa grande con una narrazione emozionale”

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È uscito il libro di Gian Luca Campagna dal titolo ‘Le emozioni della Via Appia’: un viaggio on the road alla ricerca di Itaca toccando i 13 Comuni pontini che si affacciano sulla Regina Viarum

 

Il viaggio, la strada, la più antica via del mondo. Da quando la Regina viarum è stata dichiarata patrimonio dell’umanità da parte dell’Unesco si sono susseguite una serie di iniziative volte a valorizzarla.

“E pensare che fino a due anni fa questa strada, o meglio l’autostrada più antica al mondo, era solo una arteria da percorrere, dove in alcuni punti comitati e volontari si battevano per preservarla da feroci speculazioni edilizie. Oggi è tutto cambiato. E la cosa magnifica è che il concetto di strada è divenuto metafisico, perché si va oltre quei basoli o quell’asfalto che la rappresentano: è il caso di dire che la strada mette in relazione genti e città. Svolge cioè la sua funzione primaria: unisce”.

Gian Luca Campagna, giornalista e scrittore di Latina, ha appena presentato il suo ultimo libro, ‘Le emozioni della Via Appia’ (Ed. Drawup, 200 pp, euro 16), che punta proprio a una riscoperta della Regina viarum, concentrandosi in particolare sul tratto più lungo della strada realizzata nel 312 aC dal censore Appio Claudio Cieco. E l’aspetto più affascinante di questo libro è il senso del viaggio oltre che del viaggio stesso. Perché lo si intraprende, dove si va, qual è la meta da raggiungere.  E una volta raggiunte le 13 città pontine che si affacciano su questa strada consolare millenaria ecco la descrizione degli incontri con la gente, le tradizioni dei luoghi, la bellezza della natura e dell’architettura.

“Ecco, prima di intraprendere un viaggio dovremmo sempre chiederci perché lo intraprendiamo. Qual è il senso. E può sempre essere diverso, perché noi cambiamo nel corso del tempo, mutiamo sentimenti nel corso di un determinato viaggio. Non si può cominciare un viaggio se non si hanno cuori e occhi nuovi come diceva Proust, ma è anche vero che a volte si deve andare perché va compiuto il primo passo, per dirla alla Kerouac. La verità è che forse siamo mossi dalla wanderlust, da quel senso di inquietudine e di spirito curioso che animava i grand tourists alla volta della scoperta dell’Italia”.

E infatti in diversi punti Campagna descrive proprio lo stupore da parte dei viaggiatori del ‘700 e dell’800 che affrontavano il Grand Tour, sorpresi di trovarsi davanti alla selvaggia bellezza di quella che poi diventò la provincia di Latina. “Una volta che giungevano a Roma, i viaggiatori tedeschi, inglesi e francesi che arrivavano in Italia per completare la loro formazione in nome dei classici, si trovavano di fronte a quello che non s’aspettavano. E rimanevano affascinati, che alla fine è un po’ quello che capita ancora a noi oggi quando scopriamo tradizioni e usi differenti all’interno di un territorio così variegato come quello pontino. Il tratto dell’Appia pontina è una lunga cicatrice rossa, pulsa vita in modo intenso, come se fosse una ferita in superficie perennemente aperta, si allunga per 96 chilometri da Cisterna fino a Minturno, al viaggiatore permette di toccare territori completamente diversi tra loro, ricchi di una storia unica”.

In questo libro un viaggiatore percorre l’antica strada consolare, poi divenuta Statale Appia nel 1928, fino a sostare nelle 13 città pontine (Cisterna di Latina, i borghi di Latina, Norma, Sermoneta, Sezze, Pontinia, Terracina, Monte San Biagio, Fondi, Itri, Formia, Gaeta e Minturno), legando la costa con l’entroterra, città antiche con città nuove, borboni e papalini, fasci e rossi, pescatori e contadini, montanari e ranocchiari. Nella descrizione di questi luoghi, Gian Luca Campagna parla di ‘scommessa nostalgica’, lo spunto che l’ha spinto a scrivere questo libro, perché “spesso fondo la storia e gli aneddoti del territorio con quelli che mi sono capitati durante altri miei viaggi. Di solito quando si scrive si crea una ‘scommessa etilica’, qua invece ho puntato sulle madeleine che appartengono a ciascuno di noi”.

Qual è il suo augurio affinché questa strada possa diventare un’opportunità alla voce turismo per la provincia pontina, considerato il grande interesse di tutte le istituzioni? “Sono 23 secoli che la strada dice che siamo storia, che questo territorio ha vissuto l’alba della vita, ma il territorio si fa grande solo raccontandolo attraverso una narrazione emozionale: forse è arrivato il momento di farlo tutti insieme. La Via Appia Regina Viarum è la scommessa nostalgica che ha mosso la mia voglia di narrare quei 13 Comuni pontini che si affacciano sulla strada maestra. Forse basta seguirla e camminare tutti verso la stessa direzione. Per dirla alla Kerouac, non so dove ci porterà ma so che dobbiamo andare” dice Campagna.

 

 


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