L’inchiesta sulla morte di Gianmarco Pozzi, avvenuta a Ponza in circostanze mai chiarite il 9 agosto 2020, potrà proseguire. E’ quanto ha deciso, con ordinanza, il giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Cassino, Alessandra Casinelli, respingendo la richiesta di archiviazione della Procura. In pratica si apre adesso una nuova fase istruttoria.
La decisione, inattesa, viene incontro alle istanze della famiglia che aveva sollevato plurime eccezioni sulla raccolta delle prove. «Siamo molto contenti: è stato un atto di coraggio del giudice che noi ringraziamo. Proprio ieri pensavamo che ci avesse dato una risposta negativa sull’archiviazione dell’omicidio.
Oggi invece è arrivato il rigetto dell’archiviazione e la richiesta di nuovi accertamenti sul telefonino, l’elemento dal quale si può ritrovare e scoprire la verità», ha detto l’avvocato Fabrizio Gallo, che assiste la famiglia di Gianmarco Pozzi. E’ possibile che venga sottoposto ad ulteriore perizia proprio il telefonino della vittima, che nella prima consulenza della Procura era stato forzato divenendo inaccessibile. Un dettaglio solo in apparenza molto tecnico, in realtà potrebbe avere uno straordinario valore accertativo. Infatti, pochi minuti dopo la morte dell’ex pugile qualcuno ha chiamato dal suo telefono il numero di un amico che viveva con lui nella stanza dell’alloggio a Ponza. «Quella persona è l’assassino di Gianmarco», aveva affermato l’avvocato Gallo nelle scorse settimane appellandosi proprio al gip del Tribunale di Cassino per un prosieguo delle indagini. «E’ un elemento che noi riteniamo di particolare rilevanza e non può essere trascurato», ha aggiunto il legale. Fino ad un mese fa il dettaglio del telefonino non era noto perché durante la consulenza tecnica per conto della Procura di Cassino sarebbe stato forzato il pin e ciò avrebbe bloccato il telefono. In tal modo l’ultima telefonata, partita dopo l’ora della morte, non era stata individuata. La vicenda dell’ex pugile anima ormai da quasi sei anni sia l’andamento dell’inchiesta che le polemiche, mentre la famiglia continua a chiedere, come suo diritto, verità e giustizia su quanto accaduto nella tarda serata di quel 9 agosto. Dopo il decesso gli investigatori di Cassino ricostruirono un vasto giro di spaccio sull’isola e negli atti di quel filone emerse un quadro di violenza, ricatti e una pizza contesa, quella di Ponza appunto.
Ma ciò non fu sufficiente a fare luce anche sul decesso del giovane pugile. A dicembre scorso sempre la famiglia di Pozzi aveva chiesto un incontro al ministro della Giustizia Carlo Nordio e lanciato un appello perché l’indagine proseguisse. Istanza dovuta al fatto che l’intera vicenda continua a porre interrogativi irrisolti, zone grigie che non possono essere liquidate velocemente e senza ulteriori approfondimenti.
Per la famiglia l’archiviazione sarebbe stata «un insulto alla memoria di Gimmy e alla dignità dei suoi cari poiché lo Stato ha il dovere morale ed etico di ascoltare la famiglia. Nelle carte del procedimento restano passaggi non chiariti, dinamiche non pienamente indagate, testimonianze da approfondire».
La storia di Gianmarco Pozzi è stata esaminata anche in Commissione parlamentare antimafia in relazione al traffico di droga rilevantissimo che esisteva allora (ed esiste ancora) sull’isola in estate e che si ritiene controllato dalla criminalità organizzata. Dalla prossima settimana dunque la Procura dovrà riannodare nuovamente i fili dell’indagine e tornare sull’isola per i rilievi ma soprattutto ci sarà una nuova perizia sul telefono. La famiglia si è detta disponibile a fornire tutta la collaborazione possibile.
( Fonte Latina Oggi )
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