Si è spento ieri a Roma il giornalista Salvo Buzzanca, il fratello più piccolo di Lando, il versatile e indimenticato attore siciliano che per decenni è stato punta di diamante di cinema, televisione, fiction e teatro italiani.
È stato collaboratore di Radio RaiTre, Paese Sera, Il Tempo, L’Avanti, Il Giornale e responsabile della Comunicazione e dell’Ufficio stampa di Acea Salvo Buzzanca. Con Salvo scompare una firma storica del giornalismo italiano, uno stimato professionista, un grande esperto di comunicazione.
Forte il legame che lo stringeva alla terra pontina. In particolare alla Città di Sabaudia. Un feeling nato soprattutto grazie al “Premio Pavoncella alla creatività femminile”, di cui Salvo fu uno dei primi a riconoscerne sin da subito la solida valenza sociale e culturale e al quale non fece mai mancare la sua presenza e il suo appassionato sostegno.
Ma non solo. Fu infatti la corte del Palazzo Comunale di Sabaudia ad ospitare la presentazione della sua prima opera letteraria “Dobbiamo festeggiare” (Francesco Tozzuolo Editore), nell’ambito della rassegna “Libri nel Parco” ideata ed organizzata da “Sabaudia Culturando”, con la collaborazione di ArteOltre, l’Associazione culturale no profit presieduta da Francesca d’Oriano.
Nel libro Salvo, come scrisse all’epoca nella sua recensione l’amico giornalista Romano Tripodi, ripercorre “la storia di una Famiglia siciliana, i Buzzanca, che ha attraversato fra mille esperienze e vicissitudini, il Novecento. Che è vissuta nella Sicilia dura del dopoguerra, con due genitori, allietati dalla nascita di otto figli, con un padre appassionato di cinema, che ha trasmesso, pur con molte riserve, questa passione al più grande, quel Lando, indimenticabile interprete di film e protagonista di fiction televisive di altrettanto successo, in una carriera protrattasi per oltre quarant’anni”.
“Ma ‘Dobbiamo festeggiare’ – osserva ancora Tripodi – va oltre la memoria familiare e l’omaggio affettuoso a Lando, per porsi all’attenzione del lettore quale affresco di una società in cui a prevalere erano ancora i legami del cuore, la capacità di superare, uniti, i momenti difficili con la voglia profonda di ricominciare. Un quadro di una Palermo piena di vita, lontana anni luce da quella che a partire dalla fine degli anni ’70, sarebbe balzata agli onori della cronaca nera per le stragi di mafia. Ricordi, quelli di Salvo Buzzanca, che sorprendono piacevolmente per nitidezza e vivacità, quasi che fossero stati custoditi con cura affettiva dall’Autore, senza risentire dell’usura del tempo. Un titolo, quello del libro, emblematico, che ci dice come determinati valori, oggi sottaciuti o addirittura ignorati, siano essenziali per andare oltre la siepe”.
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