Con la cultura si impara a vivere insieme; si impara soprattutto che non siamo soli al mondo, che esistono altri popoli e altre tradizioni, altri modi di vivere che sono altrettanto validi dei nostri.
Tahar Ben Jelloun
Etimologicamente la parola convivenza deriva dal latino ed è una voce dotta composta da cum e vivere e significa fare vita in comune, vivere abitualmente insieme ad altri in uno stesso luogo. Convivere in maniera libera e operosa con altre persone diverse da noi, è un’arte difficile da apprendere poiché, come ha detto il sociologo polacco, Zygmunt Bauman, «ogni forma di convivenza umana ha le sue trappole, i suoi inganni, i suoi punti deboli».
La convivenza umana e civile può rintracciarsi in una famiglia dove c’è armonia fra i componenti, in una città coesa, in un gruppo sociale affiatato, in una comunità politica, culturale ed etnica ben organizzata. Lo scrittore saggista tedesco Peter Sloterdijk, considerato uno dei più importanti innovatori del pensiero filosofico contemporaneo, ha scritto che «convivere non equivale solo a stare con gli altri uomini, ma anche alla capacità di stare col mondo in tutte le sue sfaccettature».
La convivenza umana, sia familiare che sociale, è caratterizzata da due componenti essenziali: l’ospitalità e l’accoglienza. In famiglia normalmente marito e moglie, insieme ai figli, vivono in una convivenza domestica, ma due persone non legate da vincolo matrimoniale, possono coabitare e convivere, più o meno serenamente, sotto lo stesso tetto.
Per il cardinale Carlo Maria Martini «la famiglia, come istituzione sociale, cardine della convivenza, corrisponde alla natura più intima e profonda della persona umana». La famiglia, come cellula costitutiva della società, aiuta ad apprendere la convivenza, ad interessarsi degli altri, a sentire la responsabilità della vicinanza ai più deboli, a condividere il concetto di cittadinanza che è alla base di ogni comunità.
Anche la città, per l’architetto genovese Renzo Piano, «è una grande invenzione, forse la più grande fatta dall’uomo, il luogo dove si impara a praticare la convivenza, la tolleranza, la civiltà, lo scambio e la crescita». La convivenza nella polis richiede, infatti, uno sforzo comune finalizzato a creare una cultura della condivisione di progetti, di programmi da realizzare insieme poiché, come ha scritto il giurista Gustavo Zagrebelsky, «una società è un insieme ordinato di coesistenze che formano una convivenza stabile nel tempo».
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