LATINA- Viale Mazzini era una delle più belle zone di Latina. Certamente,
quella della mia adolescenza. Il Liceo Classico, Piazza Buozzi sono
stati i luoghi di intere generazioni. A proteggere le due scuole, un
tempo acerrime nemiche, “Dante Alighieri” e “Vittorio Veneto”, una
alberata di pini che la luce solare proiettava sulla facciata
razionalista del Tribunale.
Tutto questo è stato distrutto da piccoli uomini che giocano a fare i
politici. Come ha saggiamente scritto il Presidente degli Architetti
Rosolini, incuranti del genius loci della comunità, hanno provveduto a
radere al solo una delle forme più significative della città.
Proprio loro, gli araldi ed i bardi dell’ambientalismo, del pollice
verde eccetera eccetera si son rivelati per quel che sono: distruttori
di Bellezza!
Sul piano culturale nulla può essere aggiunto a ciò che in questi
giorni ha sapientemente evidenziato l’Architetto Rosolini, che oltre
ad essere un tecnico ha esercitato in questa città importanti funzioni
di Governo.
Vorrei, invece, soffermarmi sul piano tecnico – giuridico, richiamando
alcuni elementi.
La legge n°10 del gennaio 2013 recante disposizioni in materia di
“Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani”, stabilisce
all’art.7, successivamente modificato dall’art.16 del d.lgs. n°34 del
2018, che “ i filari e le alberate di particolare pregio
paesaggistico, monumentale, storico e culturale, ivi compresi quelli
inseriti nei centri urbani” non possano subìre il trattamento
riservatogli dal Comune se non a seguito di un parere obbligatorio del Corpo Forestale dello Stato.

Fra l’altro vi è, come ulteriore fonte , la Legge Regionale 39 che
all’art.31 ribadisce quanto sopra citato per gli alberi monumentali.
Stamane, in Commissione Ambiente, il Capogruppo della Lega
Massimiliano Carnevale ha chiesto se fosse stato richiesto ed ottenuto
il parere obbligatorio al Corpo Forestale dello Stato.
Dall’ente è stato risposto che vi è  una semplice
comunicazione, senza però il rilascio di alcun parere scritto e
motivato.
Sarebbe forse il caso di approfondire l’iter che ha poi condotto alla
sciagurata decisione di abbattere uno degli angoli più evocativi della
nostra città. Senza quegli alberi, fra l’altro, si evidenzia ancor di
più lo scarto in termini di bellezza e di aderenza allo stile di
Latina fra il “V.Veneto” ed il Liceo Classico. Quest’ultimo, un
prefabbricato di rara bruttezza, dovrebbe esser demolito e sostituito
da un gemello dell’istituto tecnico commerciale di cui, peraltro,
esiste un progetto.
Ci auguriamo che Bellini e Lessio, nonostante siano Bellini e Lessio,
vogliano far chiarezza sulle modalità con il quale si è eseguita
questa assurda distruzione.


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