La guerra è innaturale perché distrugge in un sol colpo ciò che la Natura e, in seno ad essa, l’Essere umano creano gradualmente e con fatica. Tralasciando l’elenco delle guerre che nel passato continuamente hanno insanguinato il mondo, veniamo al tempo attuale, in cui da tre anni l’Ucraina è stata devastata dopo essere stata occupata illecitamente dalla Russia e da quasi un anno e mezzo la striscia di Gaza non esiste più e migliaia dei suoi abitanti palestinesi sono morti. Allora ci si chiede: dove sta la giustizia? Scrive Noam Chomsky nel saggio Per ragioni di stato (il Saggiatore, 2005) che “Il problema della giustizia non va trascurato. Il diritto internazionale è in effetti un insieme di principi morali accettati come validi da coloro che ratificano i trattati e altri accordi”. Eppure, chi ha innescato le guerre e prosegue a distruggere non solo cose ma esseri umani, tra cui migliaia di bambini, sembra infischiarsene senza batter ciglio e senza che abbia in sé quella morale a cui si riferiva Immanuel Kant. La legge della forza prevale su di essa e sul rispetto dei diritti umani e della vita. All’interno degli Stati democratici capitalistici che, assistono impotenti, o almeno così si mostrano in apparenza e senza riluttanza, al manifestarsi di tali prepotenze sanguinose e disumane, il potere esecutivo “composto in larga misura dai rappresentanti degli imperi economici privati, … (si mostra) ovviamente sensibile ai loro interessi e alle loro necessità”. Poteri economici privati di oligarchi senza scrupoli travalicano così i confini di ogni Stato rendendolo subalterno e costringendolo ad avvalersi dell’intelligencija. “L’intelligencija” , cioè il ceto sociale costituito da persone più rappresentative della parte politica al potere, costituisce in tal modo “un rapporto naturale di fedeltà nei confronti del potere statale. Esso le offre i mezzi per poter esercitare un certo grado di autorità e godere di certi privilegi”. I membri dell’intelligencija “diventano, secondo un’espressione molto appropriata di Gramsci, «esperti in legittimazione», i quali progettano “una società per le masse obbedienti, le quali, a loro volta, non devono essere tanto irrazionali da sfidare l’autorità dei loro capi naturali” con manifestazioni di dissenso e di critica. La progettazione dell’intelligencija, infatti, utilizza varie strategie per distrarre il popolo dai problemi seri, usa un grado intellettuale molto elementare dando soprattutto credito all’ignoranza, crea ad hoc fatti problematici con subitanee soluzioni, mantiene il popolo nell’ignoranza e nella mediocrità per renderlo acriticamente compiacente. E fino a quando, dice Chomsky, “la scuola, i mass-media, i partiti politici e i commentatori degli avvenimenti contemporanei educano il popolo ad accettare i misteri del sacerdozio secolare, la tirannia, e l’ingiustizia non corrono alcun pericolo”. E quando gli eventi che accadono mettono in essere l’incompetenza dell’intelligencija o la fallacia delle sue azioni mettendo a rischio la legittimazione della loro perizia, il potere esecutivo per sopperire a ciò reagisce con altri strumenti come il “segreto di Stato”, o la modifica di alcune leggi avverse all’operato dei suoi componenti, o non dà “il giusto valore al metodo scientifico”, o aggredisce o critica la parte avversaria di non aver precedentemente ben governato lasciando uno status quo che non permette di poter instaurare un Buon Governo. E alla fine l’unico che rimane ingannato sarà il cosiddetto “popolo sovrano”.
Francesco Giuliano
News-24.it è una testata giornalistica indipendente che non riceve alcun finanziamento pubblico. Se ti piace il nostro lavoro e vuoi aiutarci nella nostra missione puoi offrici un caffè facendo una donazione, te ne saremo estremamente grati.


















