Da un po’ di tempo, non so il perché, penso in dialetto emiliano.
Ho lasciato Correggio quando avevo nove anni e nove mesi, nel lontano 1963. Non avrei mai pensato di tornare al linguaggio dei miei primi splendidi anni di vita. Ho chiesto un consiglio ad un mio amico medico di fama internazionale, il dottor Ferdinando Arganese, generale dell’Aeronautica militare italiana.
Mi ha detto, senza alcuna esitazione: «Evidentemente hai un magnifico ricordo di quel periodo». Sono d’accordo con lui. A tal deg me’, boia d’un mond leder. Sono arrivato a Latina nel luglio del 1963.Una bella sfida, senza dubbio. Latina, una città cosmopolita. La mia prima residenza nel capoluogo pontino, città che mi ha accolto e stretto con
calore, era nella tranquilla via Alfieri, l’ultima strada asfaltata prima di raggiungere
Borgo San Michele. Esisteva anche via dei Volsci, era in terra battuta, con buche e un fiume d’acqua.
In quella zona abitavano persone pronte a stringere immediata amicizia.
Ricordo con piacere le famiglie Bellomo, Berardi, Ciotti, Peloso, Zampieri, Zani, Vittori, il barbiere Goffredo Campagna, la pizzeria di Gennaro.
Ai primi di ottobre ho cominciato a frequentare la classe quinta alla scuola elementare di piazza Dante. Ho avuto la fortuna d’incontrare l’ottimo maestro Pietro Cardoni, che mi fece sentire subito a casa fin dal primo giorno. Si trattava di una scuola abbastanza avanzata per quei tempi, con tanto di medicina scolastica efficiente e meticolosa, seguita dal dottor Stefancic, un profugo istriano stimato da tutti per la sua professionalità. Eravamo nel cuore del centro cittadino, era nostra abitudine acquistare materiale di cancelleria in una piccola edicola posta davanti l’istituto, dove trovai anche le caramelle Golia al costo di una lira.
La mia classe era composta da: Fernando Saglimbene, Luciano Mocci, Graziano Bellato, Vittorio Buratti, Gianclaudio Pennacchia, Giulio Torella, Lucio Giordano, Ferdinando Domma, Bruno Gasparin, Mimmo Giovannetti, Costanzo Pietrosanti, Paolo Raponi, Claudio Crescenzi, Remo Santomassimo, Paolo Ghedin, Italo Menin, Guido Giacomini, Mauro Di Roma, Umberto Redi, Corrado Mancinelli, Guido Maglionico, Aldo Barsi, Renzo Marzella, Paolo Aprile, Filippo Chimera, Guido Agrati, Paolo Maino, Pietro Caianiello, Enrico Cassandra, Paolo Zenobi, Giuseppe Di Nardo, Umberto Primitivo.
Il primo giorno di scuola cercavo qualche amico, figlio di dipendenti della Recordati arrivati da Correggio.
Sono venuto poi a sapere che erano iscritti alla scuola di Col di Lana, oppure a Campoverde dove esisteva la multiclasse con un solo maestro che insegnava a tutti gli alunni dalla prima alla quinta elementare. La scuola era ubicata in una piccola costruzione lungo la Strada statale 148, ancora oggi la possiamo trovare abitata da una famiglia.
Quando la campanella della scuola di piazza Dante ha suonato alle 8:30 ci hanno diviso per classi; io sono stato subito sfortunato in quanto un pezzo di cornicione del soffitto è caduto su una mia spalla mentre salivo le scale.
Il simpatico bidello Pasquale Martire mi ha subito condotto in infermeria, sottoponendomi ad una veloce medicazione, dopo cinque minuti ero già in aula.
Noi alunni eravamo un po’spaventati quando entrava in classe l’Ispettrice Mercedes Vallin Mellacina, una vera e propria istituzione. Lei era solita interrogare con una domanda tutti noi scolari vestiti di grembiule blu, colletto e fiocco bianco. La dottoressa incuteva un certo timore reverenziale. Io ero pronto a rispondere sapendo di essere abbastanza preparato in tutte le materie.
Il primo dispiacere – piccolo piccolo – l’ho ricevuto il giorno della consegna della pagella del primo trimestre. Ho conseguito buoni voti, ma la sorpresa è arrivata quando davanti al nome della città di Correggio trovai un’offensiva “s”. Un burlone, che lavorava in segreteria, si era divertito. Io presi la pagella e aggiunsi a matita una “r” alla parola Latina, che diventò “Latrina”. Così eravamo uno a uno e palla al centro.
Sino a metà ottobre del 1963 abbiamo frequentato, nel fine settimana, il lido di Latina presso lo stabilimento della Società Romana Elettricità, poi divenuta ENEL dopo la nazionalizzazione delle energie elettriche, voluta dal governo di Centrosinistra.
La mia famiglia aveva stretto amicizia con le maestre Gabriella Peloso e Wanda Picozzi, che hanno fatto di tutto per inserirci nel contesto cittadino in breve tempo. Non è mai mancata la passione per la bicicletta, anche nella nuova residenza.
In via Alfieri cercavo di organizzare gare di velocità, ma la passione non era la stessa rispetto all’Emilia Romagna da parte dei ragazzi pontini. Siamo rimasti solo un anno ad abitare nel quartiere allora periferico del capoluogo, spostandoci poi nel centro cittadino, vista la mia iscrizione in prima media alla scuola “Aleardo Aleardi”.
Trovammo un bell’appartamento in via IV Novembre.
Da tempo mio padre era in possesso di una Giulietta Alfa Romeo, quando mia madre chiese alla proprietaria dell’edificio se era possibile utilizzare un garage solo per depositare le biciclette, si sentì rispondere, in modo glaciale e perentorio: «Signora, qui hanno tutti la macchina, possibile che voi andate ancora in bicicletta?» Dopo pochi giorni abbiamo risolto il caso abbastanza spinoso, fornendo una sorta di curriculum alla titolare dell’immobile, che si scusò invitandoci a bere qualcosa al bar.
Sentivo parlare tutti i dialetti d’Italia, con particolare riguardo al ferrarese, molto diffuso nella zona di Pontinia, dove i panifici preparavano un ottimo pane, simile a quello di Ferrara.
























