Amarcord, le industrie chimico farmaceutiche sono state il mio primo punto d’incontro in Agro Pontino

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Il mio arrivo nel capoluogo pontino nel luglio del 1963 da Correggio in Emilia, sede della Recordati.
Le prime conoscenze sono avvenute con colleghi dottori in chimica industriale
di mio padre che lavoravano alla Wyett di Aprilia, all’Abbott di Campoverde e alla Pfizer di Borgo San Michele.
Una cosa che mi domando sempre è perché la passione per la scrittura si sia
tramandata da mio nonno ad Emanuele ed al sottoscritto con ardore.
Quando frequentavo le Elementari ero bravo in italiano, ma le materie preferite
erano storia e geografia.
La maestra mi disse: Se esistesse il voto undici sarebbe quello ideale per te.
Non mi sono mai vantato di questo, facendo della modestia – almeno credo – uno
dei punti che hanno sempre contraddistinto la mia esistenza.
Da una parte mio padre proveniente da una famiglia di studiosi ed intellettuali,
dall’altra mia madre discendente di ricchi industriali che avevano fatto fortuna a
costo di tanto lavoro, mettendo a frutto le opportunità che la generosa Emilia
sapeva offrire.
Anche adesso, nonostante i tanti terremoti e paurose alluvioni, gli emiliani hanno
dimostrato grande senso di responsabilità e sacrificio, rialzandosi presto dalle
macerie e riprendendo a lavorare, senza grandi aiuti statali.
Questo fa sì che chi ha vissuto, come me, anche per pochi anni in quei luoghi, mantenga un contatto ideale, che, pur senza una frequentazione assidua, porta a prendere ad esempio certi modelli di buona amministrazione pubblica e di servizio sanitario pubblico efficiente.
Se dal Caffè “Tubino” di Correggio sono passato alla pasticceria “Turi Rizzo” di Latina, c’è forse un trait d’union. I Rizzo sono panteschi, provengono da Pantelleria, come mia moglie Ketty Ferrandes, un cognome italianizzato tratto dallo spagnolo “Fernandez”, vista la dominazione spagnola sull’isola mediterranea.
Un mio amico di origine pantesca Salvo Garsia, una volta mi disse, lasciandomi di
stucco: Sei diventato un paesano.
Avevo da poco conosciuto la mia futura moglie, ma nell’ambiente dei panteschi già sapevano tutto. Altro punto in comune, messo in rilievo dagli etnologi, è l’amore di due persone per due isole diverse: Ponza e Pantelleria.
Non è la “P2” di gelliana memoria, ma un abbraccio ideale tra tutte le isole minori italiane che riescono a vivere bene solo nei quattro mesi estivi per poi cadere nel dimenticatoio e abbandono.
I panteschi, però, non abbandonano l’isola durante l’inverno, rimanendo settemila abitanti, mentre i ponzesi da tremilacinquecento sono ridotti a millecinquecento, mancando strutture sanitarie, scolastiche e efficienti collegamenti con il continente.
Chissà perché questo amore per le isole. Qualche psicologo mi ha fatto notare che
solo in mezzo al mare riesco a esprimere il meglio.
Pur essendo nato nella brumosa, fredda e nebbiosa pianura padana, in quella Bassa che, rispetto alle isole è completamente differente.
Non mi lamento, però, poiché sto bene sia da una parte che dall’altra.
La vita ti pone di fronte a delle scelte, ho deciso di rimanere a vivere in Agro Pontino,
per la qualità del clima mite e temperato.
Quando ho voluto godere di un freddo secco e pungente ho praticato lo sci di fondo
in Trentino Alto-Adige e Valle d’Aosta.
Le considerazioni che sto mettendo a frutto non sono espressione di certezze assolute,
per me vale tanto l’esperienza fatta ed aver constatato personalmente le cose.
Ho deciso di dare giudizi solo su osservazione di documenti autentici ed ufficiali e la
visita approfondita dei luoghi. Indro Montanelli affermava: il giornalismo delle scarpe.
Se mi contestano queste affermazioni rimango in silenzio, non rispondo su argomenti che conosco poco.
So distinguere quali sono le “fake news” che oggi imperano sui social e sui mezzi d’informazione di ogni tipo. L’esperienza emiliana mi ha portato a considerare di più sempre le cose ben fatte, osservando i progressi di operai, commercianti, industriali, artigiani, coltivatori diretti, braccianti, mezzadri, con verifica diretta, tutto ciò mi ha portato non certo ad essere un uomo di cultura, come erroneamente mi definiscono, ma un ricercatore e attento osservatore, con una buona memoria che mi consente di tracciare lunghe righe di contatto tra un periodo e l’altro della mia esistenza o fra diversi periodi storici.
Tutto ciò mi riempie ancora di soddisfazione, specialmente quando qualche amico mi telefona chiedendomi nomi e date come fossi una guida turistica.
A proposito, il lavoro di guida turistica mi sarebbe piaciuto svolgerlo, anche se,
talvolta, accompagnando certi gruppi di amici, lo svolgo in maniera amatoriale senza
essere in possesso del tesserino della Regione.
Come si fa a conoscere l’albero genealogico di una famiglia?
Solo grazie alla bravura di mio cugino Emanuele e del professor Quadrini di Arpino,
sono riuscito a conoscere i vari passaggi che hanno contrassegnato la famiglia
Iannuccelli originaria di Arpino.
Emanuele, detto “Nene”, è un esperto d’informatica di alto livello, in possesso di un programma che ti permette di conoscere i nomi anche dei parenti più lontani, attraverso le date di nascita ed i matrimoni.
È necessario consultare accuratamente i registri parrocchiali di una volta, scritti dai parroci in bella calligrafia in lingua latina. Consultando le parrocchie sono riuscito a trovare dei parroci particolarmente gentili che mi hanno messo in condizione di riuscire a comprendere la presenza di alcune tombe nella mia antica cappella funeraria di famiglia, presso il cimitero arpinate.
Quando mi sono accorto della presenza di due donne di cognome Morricone, Anna
e Lucia, ecco che ho chiesto subito a mio cugino se appartenessero alla famiglia del
grande musicista Ennio Morricone, originario proprio di Arpino.
Abbiamo scoperto una lontana parentela, come avviene in tutti i paesi.
Non siamo in grado di sapere il motivo per cui queste due signore, appartenenti ad
una celebre famiglia della Civitas Ciceroniana, sono state sepolte proprio lì.
Nostri parenti sono anche i Palma, i Gabriele, i Ranaldi, i Bianchi.
Una delle prime persone che ho conosciuto, quando da bambino ho frequentato l’ameno paese della Ciociaria, è stato il medico personale di mio nonno, il dottor Bianchi. Il mondo è davvero piccolo.
Parlando pochi anni fa con il carissimo amico di Latina Peppe Molinari, ho scoperto che quando svolgeva la professione di informatore farmaceutico, si recava mensilmente nello studio del dottor Bianchi.
«Paolo, come mai l’hai conosciuto?», mi ha chiesto il mio amico, rimanendo stupito
e un poco sorridente. Gli ho spiegato le origini della famiglia paterna.
Mia zia arpinate Elvira Iannuccelli sposò Elvio Nardacci, direttore didattico originario
di Roccagorga, grazioso centro collinare in provincia di Latina, noto per la sua storia
millenaria. La famiglia si trasferì a Roma.
Ciascuno dei suoi figli si è distinto nel mondo del lavoro. Lino Nardacci ha ricoperto
l’incarico di Generale della Polizia di Stato, Benedetto ha lavorato come giornalista
presso la redazione della Radio Vaticana e della RAI TV, collaborando attivamente
all’operato di ben cinque Pontefici, che lo hanno molto amato e apprezzato.


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Paolo Iannuccelli
Paolo Iannuccelli è nato a Correggio, provincia di Reggio Emilia, il 2 ottobre 1953, risiede a Nettuno, dopo aver vissuto per oltre cinquant'anni a Latina. Attualmente si occupa di editoria, comunicazione e sport. Una parte fondamentale e importante della sua vita è dedicata allo sport, nelle vesti di atleta, allenatore, dirigente, giornalista, organizzatore, promoter, consulente, nella pallacanestro. In carriera ha vinto sette campionati da coach, sette da presidente. Ha svolto attività di volontariato in strutture ospitanti persone in difficoltà, cercando di aiutare sempre deboli e oppressi. É membro del Panathlon Club International, del Lions Club Terre Pontine e della Unione Nazionale Veterani dello Sport. Nel basket è stato allievo di Asa Nikolic, il più grande allenatore europeo di tutti i tempi. Nel giornalismo sportivo è stato seguito da Aldo Giordani, storico telecronista Rai, fondatore e direttore della rivista Superbasket. Attualmente è presidente della Associazione Basket Latina 1968. Ha collaborato con testate giornalistiche locali e nazionali, pubblicato libri tecnici di basket e di storia, costumi e tradizioni locali Ama profondamente Latina e Ponza, la patria del cuore.