Anni di Galera

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Doppia l’emozione suscitata dal bel film “Grazie ragazzi” regia Riccardo Milani interpreti straordinari un superlativo Antonio Albanese , una Sonia Bergamasco autorevolissima anche lei straordinaria nel ruolo della direttrice di un carcere, con loro tutti gli altri attori compreso un convincente Fabrizio Bentivoglio. Albanese è un attore in veste di animatore del laboratorio teatrale attivato per i detenuti, l’esperienza è ardua e al tempo stesso stimolante la vicenda condotta sul filo ora del paradosso ora del grottesco, si tenta di mettere in scena “Aspettando Godot” di Beckett con tutti i risvolti rocamboleschi della situazione con il sottinteso o controluce che il teatro comunque è una finzione perciò non può sostituire la vita come testimonia l’ “assurdo” del finale: arrivato finalmente il gran giorno dell’esibizione niente meno che al teatro Argentina di Roma al momento di andare in scena gli attori si sono dileguati con lo sconcerto del povero regista nonché del pubblico comprese le autorità carcerarie e non fortemente indignate. Dico della mia doppia emozione dovuta all’ottima fattura del film sul versante della critica e autocritica del cosiddetto potere, delle deficienze del settore carcerario così come al dissidio tra l’umano e il disumano, l’ “assoluzione” e il “dissolvimento”, tra l’essere qui e altrove, doppia sia per la commozione suscitata dal racconto-verità sia per il coinvolgimento a livello personale avendo operato come responsabile di un laboratorio teatrale nel carcere di Latina per tre-quattro anni, direttrice l’ottima Dott.ssa Nadia Fontana che ho “rivissuta” incredibilmente in quella del film per il rigore e la determinazione mai disgiunte da una grande sensibilità e umanità. Lavorai prevalentemente con le detenute quasi tutte partenopee alcune delle quali pervenute a una prova di attrice incredibile tra loro una giovane ragazza marocchina Mounia, Anna donna interiormente ricca dalla spiccata personalità attrice nata, Cira, Nunzia, mi sfugge il nome dell’altra anche lei straordinaria, tra loro Maria semianalfabeta anche lei poderosa, le detenute per lo più “camorriste” amabilissimo il pianista Massimo G. per non parlare del responsabile di settore Rodolfo C. con lui Arturo G. insomma ridendo e scherzando mettemmo su un recital para brechtiano con tanto di song sì hanno anche cantato, ricordo Anna e Cira messe alla prova col monologo di “Filumena Marturano” sul palcoscenico sedute spalla contro spalla straordinarie entrambe, tutte hanno cantato recitato cucito tele e teloni per la scena riadattato qualche vecchio abito, tutte di una creatività e inventiva sorprendenti. Maria (la semianalfabeta) riuscii a impiegarla a dovere con una battuta che dal debutto in poi girava per tutto il carcere tra i secondini: non riuscendo a forgiarla tentai l’ultima carta con una battuta da Brecht <…..e l’imbianchino [Hitler] sta là> riuscì a memorizzarla talmente bene che, mi dicevano, andava ripetendola per corridoi annessi e connessi! Nella rappresentazione la “guidai” al punto che muovendosi dal fondo avanzando lentamente sul proscenio, fissando il pubblico l’indice puntato dritto al fondo sala fu talmente convincente che guadagnò un applauso scrosciante! Lo spettacolo fu replicato per due o tre giorni avendo consentito la direttrice che partecipassero pure le scolaresche oltre al pubblico esterno, i ragazzi furono entusiasti tributando alle neo attrici una ovazione, un’esperienza non solo indimenticabile ma oltremodo formativa sia umanamente sia sociologicamente di cui a tutt’oggi sono assai grato alla detta direttrice e i tanti operatori di allora. Si precisa che a quanto descritto si approdò da un iniziale laboratorio di scrittura occasione di “confessioni” anche molto personali divenuto un piccolo libro pubblicato dall’Ente Provincia titolo “Vedersi dentro”. Oggi qualche volta mi chiama Nunzia (dalla Calabria) moglie di un medico, mi ripeteva spesso che lei era innocente ne prendevo semplicemente atto, nel tempo fu riconosciuta tale e assolta, ha pubblicato un bel libro tenero e doloroso al tempo stesso “Prigioniera per caso”. Quanto scritto non per millantato credito solo a testimoniare e convalidare il solido impianto del film in questione, la verità cruda contemperata da una dolente ma anche rincuorante umanità, una testimonianza che potrebbe rendere la visione ancor più vera ancorché drammatica direi anche struggente. Sono idealmente grato al regista Milani per avermi indotto a ripercorrere quegli insoliti indimenticabili “anni di galera” ! (gimaul)

 


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