Buon 2025 a Latina. Un nuovo anno arriva in un momento difficile, soprattutto per la situazione internazionale che propone venti di guerra in tante parti del mondo. Il capoluogo pontino risente – naturalmente – della crisi economica, della assenza talvolta di impronte forti da parte chi governa sui temi di scottante attualità. Pensiamo alle lunghe liste di attesa nella sanità pubblica, ai tanti morti e infortuni sul lavoro, alla sicurezza, ai problemi ambientali, al terzo settore che merita maggiore sostenibilità, all’inclusione, alla mancanza di arricchimento reciproco sul piano culturale, alle criticità degli impianti sportivi, l’erosione al mare. L’eccessiva conflittualità tra le forze politiche, senza un dialogo costruttivo ed intelligente, una collaborazione proficua, impedisce una crescita costante della città. Il dialogo è un patrimonio insostituibile per la nostra comunità , un territorio mai valorizzato appieno, senza reali obiettivi, con l’individualismo che spicca. Il valore e l’autorevolezza hanno un impatto significativo in una società pronta al dialogo, quello che manca a Latina. Fare rete è prioritario, strettamente necessario, insieme a una maggiore formazione visitando realtà dove le cose funzionano brillantemente. La Politica quella con la P maiuscola va ritrovata in breve tempo , i cittadini non vanno a votare, si allontanano dalla vita pubblica, è essenziale informali e renderli partecipi a ogni avvenimento del capoluogo pontino. Chiarezza e fiducia sono componenti essenziali nella vita politica che necessita di un immediato salto di qualità, di un percorso valido per il peso sociale. Ipotesi e strumenti per il miglioramento della qualità della vita esistono ma senza riflessioni, confronti ed elaborazioni si fatica a progredire I circoli locali di Sinistra Italiana ed Europa Verde e il comitato Latina Possibile hanno emesso un comunicato: “La maggioranza ha rifiutato a priori, senza di fatto dare nemmeno la possibilità di esporli (sarebbero stati “concessi” 50 secondi a emendamento), tutti i 77 emendamenti al bilancio comunale presentati dall’opposizione, riguardanti “il welfare, le scuole, il diritto allo studio, i giovani, gli anziani, il decoro, l’ambiente”. Non solo un insulto all’opposizione, ma all’esercizio di democrazia nella nostra città e soprattutto a tutti i cittadini, che si vedono privati del contributo positivo di una parte politica per il miglioramento delle loro condizioni di vita”. Quello che è accaduto nel consiglio comunale fa riflettere e pensare a esperienze positive del passato. Penso spesso all’ottimo e costruttivo rapporto tra il sindaco di Bologna il “rosso” Giuseppe Dozza del Pci e il leader dell’ opposizione a Palazzo D’Accursio il cattolico democristiano Giuseppe Dossetti dal 1956 al 1958. Allora maggioranza e opposizione dialogavano, misuravano il bene relazionale prodotto a fini di utilità sociale. Il rispetto e la stima erano la base per migliorare.
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