Basket, la rivalità tra squadre pontine e ciociare cominciò nel lontano 1966 dopo il derby calcistico tra Latina e Frosinone

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La rivalità sportiva tra Latina e Frosinone nasce soprattutto dal calcio, da quel giorno del 1966, quando un goal del canarino Graziani al Comunale di Latina spense le speranze di promozione in serie C dell’undici neroazzurro. Qualche settimana dopo i giocatori del COS Latina Basket di Luciano Marinelli andarono a giocare a Frosinone per affrontare la Virtus Frusino. Non furono cerco accolti bene dopo gli aperti scontri tra supporter pontini e ciociari, alla fine del derby pallonaro. La prima volta che guidai una squadra dalla panchina fu nel lontano ottobre del 1970 a Sora. Ero il giovanissimo coach – 17 anni –
della AB Latina Allievi, vincemmo 45 a 44 sul campo all’aperto dello stadio Sferracavallo. Si trattò di una partita intensa, sempre punto a punto alla fine qualche spettatore sorano se la prese con i miei giocatori: battibecchi e spintoni. Nulla di gravissimo ma come prima esibizione siamo rimasti un po’ storditi. Conobbi bene l’allenatore Aldo Di Poce e il dirigente accompagnatore Santino Bilancetti. Dopo una lite speso si diventa grandi amici, è avvenuto così. La partita di ritorno a Latina la vincemmo con trenta punti di scarto. Qualche nostro sostenitore – saputo degli incidenti all’andata – si era premunito in vista di eventuali “disaccordi”, lo aveva fatto in modo cosi evidente da imbracciare due pale di carbone, di quelle usate per far funzionare la caldaia dell’Opera Balilla, ora Museo Cambellotti. La partita sul terreno di gioco all’aperto finì in festa con pastarelle gustate tutti insieme alla pasticceria Turi Rizzo di fronte al campo di gioco. Ricordi nitidi di una partita giocata a Veroli su un campo open di un gelido pomeriggio di dicembre. Allenavo la Sicma Sud in Promozione, l’incontro non presentava molte difficoltà. Al termine del primo tempo, nel lontano 1975 il presidente Renato Mocellin si recò in un vicino bar e acquistò una bottiglia di whiskey per “riscaldare” i miei giocatori. Noi eravamo abituati al tè caldo preparato dall’ottimo barista Peppino Agnolon che gestiva un ritrovo in Corso Della Repubblica. Quella volta a Veroli il propellente era molto più potente, un sorso a testa per i 10 giocatori che hanno allungato nel punteggio senza grossi problemi. Merito della bevanda alcolica scozzese? forse. Sempre a Veroli è accaduto un episodio che viene raccontato spesso negli ambienti cestistici. IL coach di casa era il simpaticissimo Tonino Spaziani, barbuto e corpulento personaggio amato da tutti, proveniente dalla vicina Sora. Tonino usava dei metodi molto “personali” nei confronti dei suoi giocatori. A Veroli nel ruolo di playmaker giocava da sempre il temibile Lella che, messa su famiglia, voleva convincere la moglie sul fatto che la domenica pomeriggio era impiegato sul campo dal coach Spaziani, non era così. Il rito pre-partita di Tonino era sempre lo stesso: 10 giocatori seduti su una panca prima del via. “Tu jochi” al primo, “tu non jochi” al secondo, “tu jochi” al terzo, “tu non jochi” al quarto e cosi via. Lella, una domenica, pensò di prendere posizione sulla panca seduto primo da sinistra sicuro di entrare nel quintetto iniziale. Rimase fregato. Tonino Spaziani quella volta cominciò con “tu non jochi”, “tu jochi”, una vera e propria beffa per il regista verolano che prese tutto nello scherzo. Tonino, durante un viaggio di piacere in Romania,
conobbe una bella ragazza poi diventata sua moglie, andarono a ballare in un locale molto
frequentato e, preso da un folle amore lo Spaziani da Sora chiese al responsabile del dancing di restare solo con la sua amata al centro della pista da ballo con tanto di tavolino, ovviamente riservato. Un mio grande amico è Fabrizio Iannarilli. Più di 50 anni con la palla a spicchi tra le mani. Con lui il Basket Veroli dalla serie C1 alla serie A2, sfiorando la massima serie e conquistando la Coppa Italia. Giocatore e dirigente sportivo, Fabrizio Iannarilli racconta alla direttrice di Area C quotidiano la sua esperienza sportiva piena di successi. Conosciamo Fabrizio. «Professionista ramo assicurativo da molti anni, verolano, sposato con due figli, ex giocatore e dirigente sportivo nel basket».Ricordo più bello da giocatore e da dirigente sportivo? «Da giocatore l’esordio in serie D, nel 1974 con il Veroli e poi il passaggio a Palestrina nel 1981 mentre da dirigente la vittoria con Veroli del campionato di B2 nel 2003». Come nacque il connubio Zeppieri-Iannarilli nel 2000? «Con Leonardo abbiamo rapporti di amicizia e lavorativi da una vita; un giorno, nel giugno 2000, mi chiamò dicendomi: “Avrei la volontà di rilevare la società di basket e, fidandomi di te sia sportivamente che umanamente, gradirei averti vicino”. Io accettai».Polivalente o storica palestra fascista, cosa preferisce? «Senza dubbio la vecchia palestra, dove tutti noi ragazzi siamo cresciuti con un grande uomo e maestro, Giovanni Coccia e i consigli dei vari Franco e Luciano Mauti, Roberto Mignardi, Corrado Senia, Roberto Zeppieri, Costantino Di Clemente». Tra gli amici conosciuti in Ciociaria, affrontati più volte come avversari,
non posso dimenticare Corrado Senia, Eugenio Quattrocchi, Alvaro Mastronardi, Costantino Di Clemente, Stefano Fiorletta, Enrico Ferri, Tito Carè, Franco Iacoboni, Mario Calcabrina. A Cassino il numero uno del basket era Sergio Longo in un centro in piena espansione con l’arrivo della Fiat e la fine dei lutti provocata dalla distruzione provocata dalla Seconda guerra mondiale. La mia prima gara da allenatore a Cassino mi vide protagonista sul palco all’aperto della Virtus Domat, una squadra di estrazione religiosa, ci recammo nella Città Martire su un pulmino del patronato scolastico di Latina con tanto di scritta sui lati. Dopo il successo, il nostro dirigente accompagnatore Antonio Palliccia – detto famigliarmente Tot o- offrì da bere in un bar lungo la superstrada Cassino-Formia. Toto era vestito elegantemente con giacca e cravatta, da quel momento divenne “Il professore”, il proprietario del locale e i camerieri videro la scritta Patronato Scolastico e gli riservarono un’accoglienza particolare, con riverenza. Anche per me e i miei giocatori – categoria Allievi – da quel momento era diventato un insegnante di ruolo. Quale ruolo? pivot o playmaker? Un altro episodio che non posso dimenticare. L’Alatri vince un incontro di fondamentale importanza
sul campo della Fortitudo Roma. I tifosi si collegano telefonicamente per conoscere il risultato. Un dirigente del quintetto ciociaro risponde: “è finita 42 a 41” pronta la risposta dei supporters: “Allora telefoniamo alla fine del confronto per conoscere il risultato finale”, la gara era appena terminata con il successo dell’Alatri. Il punteggio molto basso li aveva ingannati, solo dopo un’ora si resero conto della gaffe, avevano pensato al risultato della prima frazione e non a quello finale. Uno degli accesi sostenitori del Basket Alatri, in quel periodo, era il giornalista – conosciuto da tutti – Rolando Mignini. Proveniva da Alessandria D’Egitto dove vivevano 30 mila italiani prima della seconda guerra mondiale, nei primi anni Cinquanta ritornarono in gran parte nel loro paese di origine. Rolando soggiornò nel campo profughi Le Fraschette di Alatri come molti connazionali provenienti da
Africa, Istria, Dalmazia. Lì conobbe il giovane Giulio Dordei, arrivato con la sua famiglia da
Damasco, capitale dalla Siria. Il buon fiuto cestistico fece in modo che Mignini segnalasse la
presenza di un ragazzo di 2.03 centimetri nel campo di Alatri, lo segnalò immediatamente al club di Cantù – uno dei migliori in assoluto in Italia – che lo tesserò immediatamente fino a farlo diventare un giocatore di grido nella massima serie. Anche il fratello di Giulio, Guglielmo -. nato nel 1958 – ha raggiunto livelli eccelsi da Alatri, quindi, sono partiti due cestisti di buona levatura. L’ultimo “prodotto” del prolifico vivaio alatrense è Davide Alviti, nazionale azzurro, ora all’Olimpia Milano che dopo aver giocato un confronto a livello giovanile contro l’Eurobasket Roma è stato subito ingaggiato dalla società capitolina che lo ha fatto crescere sul piano tecnico.


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Paolo Iannuccelli
Paolo Iannuccelli è nato a Correggio, provincia di Reggio Emilia, il 2 ottobre 1953, risiede a Nettuno, dopo aver vissuto per oltre cinquant'anni a Latina. Attualmente si occupa di editoria, comunicazione e sport. Una parte fondamentale e importante della sua vita è dedicata allo sport, nelle vesti di atleta, allenatore, dirigente, giornalista, organizzatore, promoter, consulente, nella pallacanestro. In carriera ha vinto sette campionati da coach, sette da presidente. Ha svolto attività di volontariato in strutture ospitanti persone in difficoltà, cercando di aiutare sempre deboli e oppressi. É membro del Panathlon Club International, del Lions Club Terre Pontine e della Unione Nazionale Veterani dello Sport. Nel basket è stato allievo di Asa Nikolic, il più grande allenatore europeo di tutti i tempi. Nel giornalismo sportivo è stato seguito da Aldo Giordani, storico telecronista Rai, fondatore e direttore della rivista Superbasket. Attualmente è presidente della Associazione Basket Latina 1968. Ha collaborato con testate giornalistiche locali e nazionali, pubblicato libri tecnici di basket e di storia, costumi e tradizioni locali Ama profondamente Latina e Ponza, la patria del cuore.