La pugile pontina Camilla Panatta quattro anni fa ha attraversato l’oceano con una valigia e un sogno impossibile. Ha scelto il Messico, terra dove il pugilato è religione e fare un passo indietro è blasfemia. In quella fucina ha costruito la sua carriera da professionista, combattendo dieci match su undici proprio lì, dove nessuno fa sconti agli stranieri.
È una mancina che ha dovuto reinventarsi completamente. Nella boxe dilettantistica si affidava al movimento continuo, alla velocità, alla distanza. Il Messico l’ha trasformata in una combattente che accorcia, che cerca il corpo a corpo, che non arretra mai. Otto vittorie, due sconfitte, un pareggio. L’ultima battuta d’arresto è arrivata a Parigi lo scorso anno: uno scontro di teste involontario, sangue sulla vista, arbitro che ferma tutto. Sconfitta tecnica per decisione divisa. Il sapore amaro dell’ingiustizia. Il 19 dicembre a Miami, al Kaseya Center, affronterà la campionessa mondiale WBC dei leggeri nel sottoclou dell’evento Joshua-Paul.
Dall’altra parte del ring: imbattuta, undici vittorie e un pari tecnico, cinque per KO. Mancina anche lei, concreta, fisica, devastante al corpo. Sorella di un ex campione mondiale dei massimi, appena firmata con la MVP Promotions. È la pugile di casa, la favorita netta.
News-24.it è una testata giornalistica indipendente che non riceve alcun finanziamento pubblico. Se ti piace il nostro lavoro e vuoi aiutarci nella nostra missione puoi offrici un caffè facendo una donazione, te ne saremo estremamente grati.





















