Michelangelo Buonarroti La vita e le opere (Caprese 1474 – Roma 1564) La fisicità condizionò la vita di Michelangelo, del grande artista, sfociando in un tormento interiore. (Marco Bussagli)
Michelangelo, personalità artistica poliedrica, nato a Caprese in provincia di Arezzo nel 1475, morto quasi novantenne a Roma nel 1564, è stato uno scultore, pittore, architetto e poeta italiano.
Grazie al padre Ludovico, podestà di Chiusi e di Caprese, discendente da una antica famiglia fiorentina, fu avviato agli studi sotto la guida dell’umanista Federico da Urbino e subito manifestò straordinarie inclinazioni artistiche e fu da giovane avviato, nell’aprile del 1488, all’arte della pittura presso la bottega del maestro Domenico Bigordi (1449-1494), detto il Ghirlandaio (considerata una delle più importanti di Firenze) con un contratto di apprendistato di tre anni, dove apprese la tecnica dell’affresco.
Nella bottega del celebre pittore, il Ghirlandaio, il giovane Michelangelo, come apprendista, poté imparare tutti i trucchi del mestiere, impadronirsi a fondo della tecnica dell’affresco e farsi un’ottima base nel campo del disegno.
Nel corso del suo apprendistato, dimostrando un precoce talento e una indipendenza dal maestro, eseguì copie di alcuni celebri cicli di affreschi: da Giotto, nella Cappella Peruzzi in Santa Croce, e da Masaccio nella Cappella Brancacci della Chiesa del Carmine. Il giovane Michelangelo cercava i suoi maestri tra i grandi pittori del passato.
Un altro grande artista da cui apprese l’arte della scultura fu certamente Donatello. Dal 1489 frequentò i giardini medicei di San Marco dove, sotto la guida di Bertoldo di Giovanni studiò le sculture antiche, che vi erano raccolte lungo i viali. In questa scuola, che aveva sede nel palazzo mediceo di fronte al Convento di San Marco, i giovani artisti apprendevano il mestiere della pratica quotidiana, copiando i modelli antichi di statue, teste e marmi assimilando la lezione fondamentale dello stile e delle proporzioni classiche.
Le sue prime prove suscitarono l’ammirazione di Lorenzo il Magnifico che, trattandolo come un “figliuolo”, lo accolse nella sua corte, nel Palazzo dove ebbe la possibilità di frequentare gli umanisti del tempo come Pico della Mirandola, il poeta Angelo Poliziano, il filosofo Marsilio Ficino, Cristoforo Landino (commentatore di Dante) e altri dai quali assimilò le dottrine filosofiche neoplatoniche che diventarono una componente fondamentale della sua cultura artistica e poetica.
Le prime opere giovanili dimostrano che Michelangelo fu il continuatore della tradizione toscana che si collegava all’arte classica. Alla morte di Lorenzo il Magnifico (1492) e al periodo della predicazione del frate domenicano Domenico Savonarola, l‘artista toscano fuggì da Firenze, soggiornò per un anno a Bologna, dove scolpì per l’arca di san Domenico le figure di San Petronio, San Procolo e un Angelo, dimostrando la sua appassionata ammirazione per i rilievi di Jacopo della Quercia, nel portale di San Petronio.
Nel 1496 si trasferì a Roma dove trascorse un intenso decennio di attività durante il quale dimostrò di essere uno dei maggiori artisti del tempo non soltanto per l’eccezionale virtuosismo tecnico e la scienza anatomica, ma anche per la ricchezza delle invenzioni artistiche e delle soluzioni compositive e per l’energica individuazione e caratterizzazione dei personaggi.
Nel 1505 Michelangelo accolse con entusiasmo l’invito del pontefice Giulio II che lo incaricò della costruzione di un grandioso monumento funebre, che doveva essere un imponente complesso di architettura e scultura che celebrava il trionfo della chiesa più ancora del papa regnante. Per la realizzazione di quest’opera rimase otto mesi a Carrara per occuparsi di persona della scelta e dell’estrazione di marmi che servivano. Rimasto deluso che il pontefice avesse abbandonato il progetto per dedicarsi, con Bramante, alla edificazione di San Pietro, Michelangelo abbandonò Roma nonostante che fosse minacciato dalle lettere del papa.
Nel 1508 sottoscrisse il contratto per decorare la volta della Cappella Sistina, impegno che durò quattro anni di accanito e solitario lavoro. Michelangelo ideò una grandiosa struttura architettonica dipinta, ispirata alla forma reale della volta e vi dipinse le figure dei Profeti e delle Sibille e, più in alto degli Ignudi intorno alle nove Storie della Genesi, mentre più in basso nei pennacchi, nelle vele e nelle lunette sono le figurazioni delle «miracolose salvazioni di Israele» e dei «regali antecedenti di Cristo».
Dopo la morte di Giulio II della Rovere, nel 1513, Michelangelo firmò un secondo contratto per il monumento destinato alla sepoltura del pontefice. Nel giro di tre anni scolpì il Mosè.
Dopo il Sacco di Roma del 1527 e la cacciata dei Medici da Firenze (1530), Michelangelo partecipò al governo repubblicano e preparò la fortificazione delle mura per la difesa della città, assediata dalle truppe papali e imperiali.
Nel 1534 Michelangelo, sempre più a disagio per la nuova situazione politica creatasi a Firenze, abbandonò definitivamente la città e si stabilì a Roma accettando l’incarico affidatogli dal papa Clemente VII di dipingere sulla parete dell’altare nella Cappella Sistina il Giudizio Universale (1536-1541). L’artista rappresentò l’atto finale della storia dell’umanità come una immane tragedia cosmica scatenata dal gesto imperioso del Cristo-Giudice.
Durante gli ultimi vent’anni gli interessi di Michelangelo furono rivolti soprattutto alla architettura: alla Libreria Mediceo-Laurenziana, la cui costruzione continuava a Firenze seguendo le sue istruzioni e i suoi disegni; la scenografica sistemazione della Piazza del Campidoglio con il progetto del basamento della Statua di Marco Aurelio: alla trasformazione del lapidarium delle terme di Diocleziano nella Basilica di Santa Maria degli Angeli (1562); ai progetti di Porta Pia (1561-64), per Sangiovanni dei Fiorentini; ai lavori per Palazzo Farnese, lasciato incompiuto e ancor più a quelli della nuova Basilica Vaticana con la cupola il cui tamburo fu costruito nel 1556-57.
Michelangelo Buonarroti fu una personalità vigorosa, scontrosa, sospettosa e solitaria, ma anche appassionata e generosa. Aveva un temperamento chiuso, ma si nutriva di fantasticherie, riusciva ad accendersi di incontrollate passioni. Difficilmente l’attività di un artista è legata, come nel suo caso, al carattere di una personalità tormentata, e a una vita movimentata e drammatica, come egli stesso scrive al fratello «Io sono ito tapinando per tutta Italia, sopportando ogni vergogna, patito ogni stento, lacerato il corpo mio in ogni fatica».
Le sue opere tormentate, sculture, dipinti e architetture, furono circondate da una sconfinata ammirazione, considerate superiori alle creazioni degli antichi.
In una lettera al Martelli, Michelangelo scrisse: «Veggio che vi siete immaginato ch’io sia quello che Dio il volesse ch’io fosse. Io sono un povero uomo e di poco valore, che mi vo affaticando in quell’arte che Dio m’ha data, per allungar la vita mia il più che io posso».
Michelangelo è stato un grande maestro in quattro arti: scultura, pittura, architettura e poesia. Nel suo lavoro di artista ha usato mezzi diversi perché aveva un unico fine: la perfezione dell’arte.
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