Bruce Davidson / Zabriskie point. I volti dell’America

di Sergio Salvatori

Lo Spazio Antonioni, presenta una mostra imperdibile dedicata alla collaborazione tra due grandi maestri: Michelangelo Antonioni e Bruce Davidson. Attraverso le fotografie di Davidson scattate sul set di “Zabriskie Point”, l’esposizione curata da Chiara Vorrasi in corso a Ferrara fino al 4 maggio 2025, ci porta indietro nel tempo, nell’America degli anni ’60, per scoprire l’incontro tra cinema e fotografia.

Approdato negli Stati Uniti nel 1968 per ritrarre un paese che incarnava l’essenza del suo tempo, Michelangelo Antonioni sceglie Bruce Davidson come fotografo di scena. Ad unire il loro lavoro c’è la vocazione a scrutare nelle pieghe della realtà senza preconcetti regalando all’osservatore, uno sguardo meravigliato e al tempo stesso consapevole su un mondo denso di luci e ombre.

Accanto ad Antonioni, che considera “il più grande regista con cui abbia mai lavorato”, Davidson trova ispirazione per alcuni dei suoi scatti più memorabili. Bruce Davidson entrato nella leggendaria agenzia Magnum nel 1958 dopo aver conosciuto Cartier-Bresson a Parigi, ha messo in campo sin dalla sua prima produzione una straordinaria capacità di addentrarsi nei territori che appaiono meno familiari facendo emergere, anche dai soggetti più degradati, una dignità morale ed estetica. Le sue foto rilevano tra splendore e solitudine, l’universo delle bande giovanili, dei circhi, dei movimenti per i diritti civili, dei ghetti di Harlem, dei minatori gallesi, della vita nelle metropolitane. Come altri fotografi Magnum, Davidson si è misurato con l’immaginario cinematografico accettando, la sfida di giocare sul terreno scelto da un regista. I suoi scatti fotografici ci hanno lasciato immagini inattese di icone come Marilyn Monroe. Il fascino della settima arte lo ha coinvolto fino al punto di impegnarsi egli stesso nella produzione di documentari.

Il reportage che Davidson dedica a Zabriskie Point è considerato uno dei servizi magistrali della storia delle foto di scena. Il soggetto del film di Antonioni propone un viaggio nell’universo giovanile delle controculture, ma anche l’occasione per esplorare le dimensioni affascinanti e contraddittorie che l’ambiente americano esprimeva e in cui si riconoscono tratti ancora attuali. Sul set del film il fotografo statunitense trova materia infinita per dare un volto indimenticabile a ciascuna di queste sfaccettature. Ritratti, vedute di Los Angeles, paesaggi lunari della Death Valley restituiscono il mosaico composto di una società dove convivono il mito del benessere e l’evasione in territori incontaminati, la violenza e la repressione, le architetture più avveniristiche ed una natura quasi primordiale. Prolungando lo sguardo oltre il consueto, con una sensibilità capace di accogliere e trasfigurare la realtà più comune, assume un significato allegorico e il paesaggio più solitario si sublima in un’opera d’arte ai limiti dell’astrazione. Un altro punto di incontro tra Antonioni e Davidson è l’affinità con le ricerche visive, tra Informale e Pop Art, che sfidano le proprietà della materia grezza o s’interrogano sull’immaginario della società dei consumi. Marco Gulinelli, Assessore alla Cultura del Comune di Ferrara, è felice di aver inaugurato lo Spazio di Antonioni con questa mostra, entrambi ha detto: ”Trasformano la realtà quotidiana in opere d’arte che sfidano il tempo e le convenzioni, offrendo uno sguardo incantato e consapevole su un mondo pieno di luci e ombre”.

Ufficio informazioni e prenotazioni – artemoderna.comune.fe.it
[email protected]
Telefono: 0532 244949
https://www.comune.ferrara.it/prenotazionemusei


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