Tra qualche settimana sarà in edicola il mio libro dal titolo “Caffè Tubino”, un bar di Correggio.
Lì ho vissuto nove anni e nove mesi per poi raggiungere Latina.
La storia nasce nel 1953 a Correggio, in provincia di Reggio Emilia, nella Bassa Padana. Erano gli anni duri del Dopoguerra, dopo lutti e distruzioni, con tanta voglia di rinascere e creare un territorio a forte sviluppo agricolo e industriale che poi avrebbe raggiunto eccellenze in campo mondiale.
L’efficienza è sempre stata una trave portante per gli operosi correggesi che sono cresciuti credendo in un futuro ricco di speranze, creando i presupposti per il boom economico degli Anni Sessanta che avrebbe portato l’intera Emilia Romagna a volare in quanto a crescita di prodotto interno lordo.
La prima cosa che mi viene in mente – quasi per caso – riguardo la professionalità dei correggesi, è quando mi sono sposato. Ho richiesto all’Ufficio Anagrafe del Comune di Correggio un certificato di estratto atto di nascita. All’Anagrafe di Latina, nel mese di luglio, il certificato è arrivato tramite fax dopo appena venti minuti.
A metà settembre mi recai con la mia futura moglie Ketty in corso della Repubblica per definire tutte le pratiche prematrimoniali. Lei risiedeva a Nettuno e quel Comune, dopo due mesi, non aveva ancora spedito la certificazione ai colleghi di Latina.
Era impossibile sposarsi il 2 ottobre, data fissata per le nozze, nel Santuario della Sorresca a Sabaudia.
A quel punto mi sono ricordato di avere un carissimo amico – purtroppo deceduto prematuramente – di nome Gianni Molinari, che immediatamente si recò all’Anagrafe di Nettuno per invitare i dipendenti a inviare il fax immediatamente nel capoluogo
pontino. La risposta dei nettunesi è stata la seguente: «Ci scusi Consigliere, siamo stati in ferie e non abbiamo avuto tempo».
Altra cosa che mi solletica ricordare e raccontare, prima di dare un ordine cronologico alle mie irripetibili avventure da bambino a Correggio, riguarda l’importanza e la popolarità del cantante Luciano Ligabue.
Nel 2007 mi recai con mia moglie ad Aprilia, per acquistare un divano molto costoso nella ditta “Divani & Divani”. Entrai e nessuna commessa mi si filò, ma a un certo punto vidi un cartello con scritto “vendita rateale a tasso zero in dodici mesi”.
Decisi di accettare quella formula vantaggiosa e una commessa mi chiese la carta d’identità per effettuare la fotocopia. Ad un certo punto, dopo un paio di minuti d’attesa, mi trovai inaspettatamente quattro belle ragazze attorno alla fotocopiatrice del negozio. Una di loro disse, tutta sorridente: «Lei lo conosce?»
Io risposi stupito: «Scusi chi?» Il mio stupore, in quel momento, era cresciuto a dismisura.
La ragazza disse: «Come, lei non conosce Luciano Ligabue. Abbiamo visto che lei è nato a Correggio, il paese di nascita del rocker».
Io sono sempre stato un grande estimatore del pittore naif Antonio Ligabue, che ricordo da piccolo girare in moto per le strade di Gualtieri, il suo paese.
Del cantante sapevo ben poco; immediatamente mi recai in una libreria di Aprilia per acquistare un libro scritto proprio dal “Liga”.
Mi soffermai su un volume dal titolo “Via Borgovecchio”, che descriveva la strada che ogni mattina percorrevo, senza mai essere accompagnato dai genitori, come si usava una volta, per raggiungere la scuola elementare del Convitto Nazionale “Rinaldo Corso”.
























