ROMA – Cessione del quinto: si può richiedere senza TFR?. La cessione del quinto è una forma di finanziamento molto semplice che può aiutare a risolvere piccoli o grandi problemi di liquidità. È strettamente legata alla situazione lavorativa del richiedente, in particolare alla presenza di un contratto a tempo indeterminato, e garantisce una serie di vantaggi che possono agevolare l’iter di erogazione. A differenza di un prestito, infatti, la cessione del quinto non prevede la garanzia di terzi e può essere richiesta anche se l’intestatario sia stato segnalato come cattivo pagatore.

Tuttavia, la cessione è strettamente dipendente anche dal TFR, il trattamento di fine rapporto, in assenza del quale alcuni istituti di credito possono non concedere il finanziamento. In generale, si può affermare che la cessione del quinto senza TFR è possibile per alcuni soggetti, con opzioni di restituzione che cambiano al variare dei singoli casi. In aggiunta, spesso l’iter cambia da istituto a istituto e può modificarsi in base alla politica adottata dalla società che eroga il prestito.

TFR e requisiti per richiedere una cessione del quinto

Le banche che effettuano cessioni del quinto valutano attentamente ogni richiesta per verificare la solidità del contratto di lavoro del richiedente. Alcune società, ad esempio, non erogano cessioni ai neoassunti, poiché questi non hanno maturato una quota sufficiente di TFR. Il più delle volte, il finanziamento viene negato anche a dipendenti di aziende di dimensioni ridotte, poiché in queste realtà, soprattutto se al di sotto di 16 dipendenti, in caso di licenziamento, non è previsto il reintegro del lavoratore secondo le norme stabilite dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

Discorso differente, invece, per i sottoscrittori impiegati in aziende di grandi dimensioni e per i dipendenti pubblici, i quali rispondono a tutti i requisiti per richiedere e ottenere una cessione del quinto. In questo caso, è possibile presentare domanda per il finanziamento anche in presenza di una richiesta di anticipo di TFR o se si è stati assunti da poco tempo, quindi in possesso di un TFR accumulato che non copra tutto l’importo della somma da restituire.

Cessione del quinto: l’importanza del TFR

Per gli istituti bancari operativi nel campo delle cessioni del quinto, il TFR assume un carattere rilevante poiché è una garanzia sulla restituzione della somma erogata. Nel caso in cui il sottoscrittore a causa della perdita del lavoro si ritrovi in una situazione di insolvibilità, ad esempio, il fondo del trattamento di fine rapporto viene utilizzato per rimborsare la banca della quota relativa alla mancata restituzione, lasciando all’intestatario della cessione soltanto l’ammontare di TFR residuo.

È per queste ragioni che gli istituti di credito, prima di concedere un finanziamento con cessione del quinto, effettuano una scrupolosa valutazione sulla presenza di un TFR. Tuttavia, molte banche spesso vengono incontro ai richiedenti, concedendo credito con soluzioni di restituzione più restrittive. Ad esempio,  in assenza di TFR alcune banche possono erogare con una modifica dei tempi di restituzione, che in genere, per una cessione del quinto, possono raggiungere i dieci anni. In questo caso, però, i tempi si accorciano fino a 60 mesi, con un importo richiedibile che può oscillare tra i 10.000 e i 15.000 euro.

Cessione del quinto: l’importanza del datore di lavoro

In ogni caso, anche la solidità dell’azienda ha un ruolo fondamentale nella possibilità di accedere a questa tipologia di finanziamento. Le banche, infatti, prima di accordare una cessione del quinto, fanno opportune valutazioni anche sul grado di solvibilità del datore di lavoro, al quale è demandato, attraverso una trattenuta in busta paga, il rimborso delle rate.

Per valutare la solidità dell’azienda, in fase di istruttoria, le banche si affidano al cosiddetto coefficiente assicurativo, un valore associato a ogni società privata, che sintetizza il grado di sicurezza della compagnia. Il risultato, che cresce all’aumentare della solidità, è frutto di un calcolo che prende in considerazione diversi fattori, tra i quali il settore dell’azienda -ad esempio se pubblico o privato- il fatturato e, anche in questo caso, il numero dei dipendenti.


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