Sandro Galeazzi ci ha lasciato oggi. E stato uno dei giocatori più apprezzati, prima nell’Ab Latina poi nella Sicma Sud, presieduta da Renato Mocellin con coach Angelo Muzio. Non ce la farà ad arrivare molto lontano – dicevano in molti – vedendolo sul campo dell’oratorio
dell’Immacolata nel Trofeo Ragazzi, nel lontano 1971. Sbagliavano di grosso, ero il suo allenatore e guardai lontano. Poi i continui progressi per Sandro sul parquet, mani come ventose, il pallone a spicchi come amico e prolungamento degli arti, velocità, tiro, tanto
potenziamento fisico. A. Dopo aver vinto tutti i titoli regionali con le giovanili nerazzurre, viene lanciato dall’allora allenatore della prima squadra Marinelli, della società Ab latina, nel campionato di serie D.
Aveva soltanto 17 anni nella stagione della definitiva consacrazione – 1974-75 – quando i nerazzurri di Luciano Marinelli arrivarono trionfalmente n serie B. Gale era un perno della squadra, il titolare fisso. Capace di insaccare da due punti grazie a un tiro in sospensione anomalo, irripetibile. Era capace di segnare in un incontro oltre i 20 punti, a volte aggiungendoci rimbalzi a grappoli. Non andrà oltre, continuavano a dire molti sapientoni incapaci di distinguere il talento. Poi il protagonista, la partita inaugurale in serie C con il Salerno lo consacrò, le sue schiacciate esaltavano il popolo nerazzurro nel pallone tensostatico del Circolo Cittadino. Galeazzi nell’uno contro uno batteva l’avversario grazie a un primo passo funambolico verso canestro che faceva tremare il difensore, volava in contropiede con velocità da Formula Uno. Personalità da vendere, leader, tecnica, stakanovista del lavoro tecnico e fisico. Ragazzi, impegnatevi e non permettete mai a nessuno di dirvi che non ce la farete mai.
Sandro Galeazzi lo ha insegnato.
























