Credere o pensare? Questa è la domanda, oggi, a cui è necessario che ognuno dia una risposta meditata per sé e per gli altri

754

Premesso che il verbo “credere” (dal latino cor-dare: donare il cuore) nella sua accezione più ampia significa: “Ritenere vera una cosa, avere la persuasione che una cosa sia tale quale appare in sé stessa o quale ci è detta da altri, o quale il nostro sentimento vuole che sia.” (Enc. Treccani), e che il verbo “pensare” (dal latino pensare: Pesare, esaminare, apprezzare, valutare) nel suo significato generico vuol dire: “Esercitare l’attività del pensiero, cioè l’attività psichica per cui l’uomo acquista coscienza di sé e del mondo in cui vive.” (Enc. Treccani), vien da sé che tra i due significati ci sia una profonda differenza che non sempre viene colta dai comportamenti degli esseri umani.

Attraverso le teorie e i procedimenti sperimentali basati sul metodo scientifico, la scienza, che secondo il fisico Max Planck “è solo il progressivo accostamento al mondo reale”, mette in evidenza ciò che soltanto con il pensiero la filosofia non riesce a cogliere perché priva degli strumenti concreti di indagine, che, per sua natura non può avere. Tuttavia, il filosofo francese Alain, pseudonimo di Émile-Auguste Chartier (1868 – 1951), condividendo il razionalismo di Cartesio racchiuso nella locuzione “cogito, ergo sum” (penso, dunque sono), dava molta importanza al verbo pensare. In altre parole, pensare è una prova concreta di esistere, ed esistere per un essere umano significa non solo ottemperare ai bisogni vitali ma anche esaminare, riflettere, criticare, meditare, valutare e non accettare ciò che gli viene propinato acriticamente e passivamente da altri. Secondo Alain la filosofia serve ad esercitare il pensiero basandolo fondamentalmente sul dubbio e, per rafforzare ciò, sosteneva[1] che  “Platone non pensa per me” (Platone non pensa per me) nel senso che ogni individuo deve pensare autonomamente e con precisione come fa uno scienziato, e quindi «Penser, c’est dire non. Remarquez que le signe du oui est d’un homme qui s’endort; au contraire le réveil secoue la tête et dit non. Non à quoi? Au monde, au tyran, au prêcheur? Ce n’est que l’apparence. En tous ces cas-là, c’est à elle-même que la pensée dit non. Elle rompt l’heureux acquiescement. Elle se sépare d’elle-même. Elle combat contre elle-même. Il n’y a pas au monde d’autre combat. Ce qui fait que le monde me trompe par ses perspectives, ses brouillards, ses chocs détournés, c’est que je consens, c’est que je ne cherche pas autre chose. Et ce qui fait que le tyran est maître de moi, c’est que je respecte au lieu d’examiner. Même une doctrine vraie, elle tombe au faux par cette somnolence. C’est par croire que les hommes sont esclaves. Réfléchir, c’est nier ce que l’on croit. Qui croit ne sait même plus ce qu’il croit. Qui se contente de sa pensée ne pense plus rien» (Pensare è dire di no. Si noti che il segno sì è di un uomo che si addormenta; invece quando si sveglia egli scuote la testa e dice di no. No a cosa? Al mondo, al tiranno, al predicatore? È solo l’apparenza. In tutti questi casi, il pensiero dice di no a se stesso. Rompe la gaia accondiscendenza. Si separa da se stesso. Combatte contro se stesso. Non c’è altra battaglia al mondo. Ciò che fa sì che il mondo mi inganni con le sue prospettive, le sue nebbie, le sue scosse rotonde, è che io acconsento, che non cerco altro. E ciò che rende il tiranno padrone di me è che io rispetto invece di indagare. Anche una vera dottrina cade nella falsità per questa sonnolenza. È credendo che gli uomini siano schiavi. Pensare, è negare ciò in cui si crede. Chi crede non sa più nemmeno a ciò che crede. Chi si accontenta del suo pensiero non pensa più niente).

Questa riflessione del filosofo Alain, espressa circa 140 anni fa, è valida soprattutto nel nostro tempo in cui, tramite i social media, vengono pubblicate notizie false (fake news), bufale, post-verità e tante altre cose fantasticate, che possono rendere sonnolente il pensiero critico delle persone, volte maggiormente a credere a tutto ciò che le viene detto o scritto, evitando di affaticare la mente e in modo accondiscendente. E questa spinta impulsiva a credere rende completamente schiave le persone, che non sanno più neppure a ciò in cui credono.

Francesco Giuliano

 

[1] Dalla raccolta di brevi testi: Alain, Propos sur les pouvoirs – eléments d’éthique politique  Gallimard, 1985


News-24.it è una testata giornalistica indipendente che non riceve alcun finanziamento pubblico. Se ti piace il nostro lavoro e vuoi aiutarci nella nostra missione puoi offrici un caffè facendo una donazione, te ne saremo estremamente grati.



Articolo precedentePioggia e vento, codice giallo al Centro-Nord della Toscana
Articolo successivoLutto nel Foro di Latina, addio all’avvocato Gianluca Falso: si è spento a 53 anni dopo una malattia affrontata con coraggio e dignità
Francesco Giuliano
Giuliano Francesco, siciliano d’origine ma latinense d’adozione, ha una laurea magistrale in Chimica conseguita all’Università di Catania dopo la maturità classica presso il Liceo Gorgia di Lentini. Già docente di Chimica e Tecnologie Chimiche negli istituti statali, Supervisore di tirocinio e docente a contratto di Didattica della chimica presso la SSIS dell’Università RomaTre, cogliendo i “difetti” della scuola italiana, si fa fautore della Terza cultura, movimento internazionale che tende ad unificare la cultura umanistica con quella scientifica. È autore di diversi romanzi: I sassi di Kasmenai (Ed. Il foglio,2008), Come fumo nell’aria (Prospettiva ed.,2010), Il cercatore di tramonti (Ed. Il foglio,2011), L’intrepido alchimista (romanzo storico - Sensoinverso ed.,2014), Sulle ali dell’immaginazione (NarrativAracne, 2016, per il quale ottiene il Premio Internazionale Magna Grecia 2017), La ricerca (NarrativAracne – ContempoRagni,2018), Sul sentiero dell’origano selvatico (NarrativAracne – Ragno Riflesso, 2020). È anche autore di libri di poesie: M’accorsi d’amarti (2014), Quando bellezza m’appare (2015), Ragione e Sentimento (2016), Voglio lasciare traccia (2017), Tra albori e crepuscoli (2018), Parlar vorrei con te (2019), Migra il pensiero mio (2020), selezionati ed editi tutti dalla Libreria Editrice Urso. Pubblica recensioni di film e articoli scientifici in riviste cartacee CnS-La Chimica nella Scuola (SCI), in la Chimica e l’Industria (SCI) e in Scienze e Ricerche (A. I. L.). Membro del Comitato Scientifico del Primo Premio Nazionale di Editoria Universitaria, è anche componente della Giuria di Sala del Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica 2018 e 2019/Giacarlo Dosi. Ha ricevuto il Premio Internazionale Magna Grecia 2017 (Letteratura scientifica) per il romanzo Sulle ali dell’immaginazione, Aracne – NarrativAracne (2016).