Scrive Iuval Noah Harari nel saggio “Sapiens, da animali a dèi – Breve storia dell’Umanità” (Bompiani, 2024): “Circa 70.000 anni fa, gli organismi appartenenti alla specie Homo sapiens cominciarono a formare strutture ancora più elaborate chiamate culture …” seguirono “… tre importanti rivoluzioni: la Rivoluzione cognitiva diede il via alla storia circa 70.000 anni fa. La Rivoluzione agricola partì intorno a 12.000 anni fa. La Rivoluzione scientifica, messasi in marcia solo 500 anni fa …”. Homo sta ad indicare il genere (uomo o donna) mentre sapiens (intelligente) indica la specie. Ebbene nel corso del tempo il sapiens, dedito alla conoscenza del luogo in cui viveva, si è evoluto diventando faber, cioè tecnico, e ludens, cioè creativo. Vien da sé, allora, pensare che, ad un certo punto della storia, il sapiens abbia integrato queste diverse caratteristiche cioè abbia unito la razionalità (il logos degli antichi greci), col saper fare attraverso la manualità, e col saper creare attraverso il gioco. Questa unione, circa 23 secoli fa con Archimede (287 – 212 a.C.), e poi circa 5 secoli fa con Galileo Galilei (1564 – 1642), ha portato l’Homo a diventare particolarmente scientificus (aggettivo usato dallo psicologo James McKean Cattell in Science NS 17 (1903): 561-570), acquisendo e utilizzando il metodo scientifico, ovvero il metodo razionale, istituito appunto da Galileo Galilei che si avvale di una serie di passaggi coerenti che, partendo dall’osservazione di un fenomeno e all’enunciazione di un’ipotesi, porta alla conferma o non dell’ipotesi iniziale. Nel caso di conferme ripetute dell’ipotesi attraverso esperimenti che riproducono il fenomeno (replicabilità) studiato, segue la formulazione di una legge che è soggetta al criterio di falsificabilità concepito dal filosofo austriaco Karl Popper (1902 – 1994), o meglio soggetta ad essere smentita. Ciò non accade, tuttavia, per tutto ciò che appartiene alla metafisica, che studia l’essenza profonda della realtà oltre la fisica, cioè oltre l’esperienza sensibile, nella quale si possono includere le religioni pur con differenze metodologiche.
La diversità tra scienza e metafisica, infatti, sta in ciò: la scienza è soggetta al pensiero logico che può essere criticato razionalmente, mentre la metafisica si avvale acriticamente del credo, cioè del dogma, che è avulso dalla razionalità.
Siamo in grado, allora, di sostenere, senza ombra di dubbio, che, grazie al metodo scientifico, l’Homo scientificus abbia raggiunto un livello di sviluppo dinamico, irrefrenabile. Un livello che non ha confronti nella storia dell’uomo in tutti i campi culturali, che vanno dalla biologia alla medicina e alla biotecnologia, dall’informatica all’Intelligenza Artificiale e alla robotica, dalla fisica classica alla fisica quantistica, dall’alchimia alla chimica moderna, dall’ecologia all’astronomia, ecc.
Francesco Giuliano
Nella foto Il laboratorio dell’alchimista, opera di Giovanni Stradano, ubicata nello studio di Francesco I de’ Medici del Palazzo Vecchio a Firenze.
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