Parla Di Ruvo: l’Iva al 5% sull’arte è un passo dell’Italia verso una “economia circolare” europea

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Una “nuova sfida politica europea”. Cosi la definisce Mauro Di Ruvo la manovra dell’attuale Governo Meloni, il cosiddetto DL Omnibus, approvato solo lo scorso 20 giugno a seguito della Direttiva UE 2022/442 emanata il 5 aprile 2022.

Nessuna aliquota di sottrazione all’erario statale – rassicura il critico d’arte – ma maggiorazione del fatturato interno che potrebbe passare dagli attuali 1,36 miliardi di euro solo in Italia a 4,5 miliardi.
Una notizia quella della riduzione dell’IVA al 5% sull’Arte che per il famoso critico d’arte potrebbe stravolgere del tutto l’umore del mercato non solo della filiera dell’arte e dei suoi operatori, ma addirittura anche la Borsa valori dell’intero 2026.

Di Ruvo si scaglia contro coloro che sono i detrattori del DL Omnibus, all’interno di una prospettiva –avverte il Cavaliere – che rischia di essere orba del cosiddetto reddito circolare che darebbe benessere generale all’economia italiana.
“Necessità d’elitarietà” scrive Di Ruvo sulle pagine La Discussione, riferendosi all’idea che i sostenitori dell’economia chiusa del Paese hanno nei confronti del sistema dell’arte, quale sistema avulso dai beni di prima necessità.

A godere di questo vantaggio sono senza dubbio in prima linea i galleristi e i collezionisti, insieme agli stessi artisti, a cui si accodano gli altri operatori del sistema dell’arte professionisti del settore, quali critici e curatori che facendo da ponte tra istituzioni e mercato, avranno maggiori possibilità per collegare il Ministero della Ricerca al mercato dell’arte, di cui ha estremamente bisogno per il nostro amplissimo sistema museale.

Se la Ricerca finora è stata una “zona limite statale”, afferma il Cavaliere, specialmente nell’ultimo decennio, adesso ha opportunità di recuperare visibilità insieme a utilità pubblica e didattica.
Ma non solo, ammonisce Di Ruvo, perché la capacità di acquisto facilitata dalla direttiva europea è per uno Stato come l’Italia fonte di grande rilevanza diplomatica e politica nello scacchiere europeo.

Le opere d’arte, dice il critico, costituiscono ancora, e non possono farne a meno, una sorta di “potestà emancipativa” per la sovranità di un Paese. E per il peso democratico che riveste l’Italia nel suo alto prestigio culturale, l’arte è non è un bene di prima necessità, ma una necessità del Bene comune.

Per l’articolo di Mauro Di Ruvo si rimanda qui il link per la lettura. https://ladiscussione.com/378704/attualita/liva-al-5-sullarte-una-nuova-sfida-politica-europea/?q=378704/attualita/liva-al-5-sullarte-una-nuova-sfida-politica-europea/&v=0d149b90e739


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