Digital Age

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Teoria del cambio d’epoca. Persona, Famiglia  e Società      di Paolo Benanti                                                                      Non si ferma il vento con le mani.                                              Seneca

         Paolo Benanti, frate teologo francescano del Terzo ordine regolare, è uno dei più acuti osservatori della rete e delle tecnologie digitali che affronta in chiave di algo-etica. È un docente di etica, bioetica ed etica delle tecnologie, che seguiamo da diversi anni con molta attenzione e interesse. I suoi studi si focalizzano su Internet e l’impatto del Digital Age, le biotecnologie e la bio-sicurezza per il miglioramento dell’uomo.

             Nell’ultimo saggio, Digital Age. Teoria del cambio d’epoca. Persona, Famiglia e Società (Edizioni San Paolo), caratterizzato da una notevole densità speculativa, l’autore nella Premessa dichiara che «nessun testo è un componimento isolato e astratto», perché vive in rapporto con un pre-testo e un con-testo. Il pre-testo del libro è costituito, oltre che dagli studi e dalle ricerche decennali sulla tecnologia e la sua relazione con l’uomo, anche dai dialoghi avuti dalle lezioni impartite e dall’incontro con Papa Francesco. Il con-testo è dato dal cambiamento d’epoca e dalla cultura contemporanea pop, dominante.

La struttura del testo, articolata in due corpose parti espresse con un linguaggio chiaro e scorrevole, è doppia poiché nella prima parte l’autore delinea la teoria del cambio d’epoca attraverso degli interrogativi: In che mondo viviamo? Quali i suoi strumenti? Quali i suoi linguaggi? Quale la nuova cultura? Chi è l’uomo nuovo del Digital Age?, e nella seconda parte osserva alcune dimensioni di questo cambiamento. Ogni capitolo del saggio, frutto di numerose letture, riflessioni e approfondimenti, è preceduto, in maniera inconsueta e originale, da alcune strofe di una canzone pop, il cui tema richiama l’argomento trattato.                                                                                                                                        L’autore afferma che oggetto di questo testo è la cultura, intesa come «il complesso delle manifestazioni della vita materiale, sociale e spirituale di un popolo o di un gruppo etnico, in relazione alle varie fasi di un processo evolutivo o ai diversi periodi storici o alle condizioni ambientali». Ogni cultura include, oltre ai vissuti, anche gli artefatti culturali, le realizzazioni tecniche e sociali che rappresentano i valori, i sentimenti, le espressioni di ciò che significa essere uomini.                                                                                                                                                            La cultura materiale e spirituale è importante perché è espressione dell’uomo e del suo atteggiamento nell’affrontare la finitudine e la radicalità dell’esistenza umana. E l’autore prende in considerazione la cultura pop, la cultura di massa contemporanea, formata dagli artefatti culturali: musica, arte, letteratura, moda, danza, cinema, televisione, radio nella forma analogica o prevalentemente digitale.

 L’autore nel fornire, sulla scia degli studi di John Storey, sei possibili definizioni della «cultura pop», mette in evidenza la complessità del tema e l’importanza di interessarsene urgentemente per comprendere meglio i desideri e le speranze, i timori e le angosce dei contemporanei. La cultura pop, derivata dalla frattura con il passato  e dalla discontinuità a quanto vissuto prima, è una cultura in piena evoluzione e trasformazione che ha a che fare continuamente con il nuovo e rappresenta un vero e proprio cambio d’epoca.                                                                                                                                                             Il testo di Paolo Benanti, attraverso l’osservazione attenta del pop e delle sue forme attuali, in particolare del Digital Age, nella prima parte espone la teoria del cambio d’epoca e nella seconda parte analizza le cause e i mezzi di quello che è  avvenuto e cosa questo stia comportando.                                                                                                                                                           Nel delineare l’attuale cambio d’epoca, l’autore descrive con un linguaggio vivido e diretto il tramonto della cultura precedente, basata sulla razionalità scientifica affermata tra fine Ottocento e prima metà del Novecento, le cui principali coordinate sono state la Belle époque, la crisi del modello scientifico ottocentesco, il positivismo con la sua fiducia nella scienza e nel progresso scientifico-tecnologico. Alla fine di questo modello culturale pre-esistente rimangono disagio e senso di incertezza.                                                                                                                  Nella società post-bellica è nata una nuova epoca, Digital Age, con gli artefatti prodotti dall’uomo che generano una nuova forma culturale di massa o globale: la cultura pop, che ha caratteristiche totalmente diverse rispetto alla cultura precedente.

Questa cultura materiale, commerciale nasce con l’avvento della terza rivoluzione industriale, con la comparsa della realtà sintetica, con la chimica del sintetico, con la creazione del gusto sintetico nel cibo, nel campo della alimentazione (es. la gomma da masticare, l’aspartame, l’hamburger sintetico, la carne sintetica –In Vitro Meat- realizzata in laboratorio). E tutto ciò produce la cultura pop che cambia il mondo e noi stessi.

 L’autore, dopo aver ricostruito le tappe salienti dello sviluppo dei mezzi di comunicazione di massa  fino al computer, si sofferma sulla IV rivoluzione tecnologica (dopo le rivoluzioni scientifiche di Copernico, Darwin e Freud) che ha avuto un forte effetto, da parte dell’uomo, sul modo di capire e interagire con il mondo e di comprendere se stesso. L’uomo, come organismo informazionale interconnesso, vive in una infosfera. E questa rivoluzione informatica, basata sulla teoria dell’informazione, comporta una nuova visione della realtà (dataista) che spinge a ricomprendere l’uomo e il mondo e la nuova società dell’informazione.                                                                                                                 Con l’intelligenza artificiale (AI) viviamo in nuova rivoluzione conoscitiva (il dataismo) caratterizzata dalla complessità e dalla presenza del macroscopio, la macchina correlativa che trova schemi nei dati e nei Big Data, uno strumento che cambia le nostre credenze sulla realtà e permette di spiegare il mondo basato sui dati, sui Data Base e di sapere i segreti nascosti nel futuro. La nostra non è un’epoca di cambiamenti, ma un cambio d’epoca che porta con sé un cambio di cultura.                                                                                                                      Nella seconda parte del libro l’autore esamina il cambiamento in atto a cominciare dalla cultura sintetica, dai mutamenti che le nuove tecnologie (le biotecnologie), nel realizzare l’uomo sintetico, garantiscono ai contemporanei nel quadro di una antropologia e filosofia postumana e transumana.                                                                                                                      Uno dei principi cardini di questa filosofia è che l’uomo è malleabile e che l’esistenza umana è una vita liquida che mira al miglioramento dell’uomo. Il valore dell’umano non è più la persona ma le informazioni che abitano il suo corpo biologico e così la vita diventa la capacità di conservare ed elaborare informazioni.

Lo sviluppo delle biotecnologie e i prodigi della biologia hanno prodotto una realtà sintetica (grazie alle ricerche di Craig Venter, 2010) che consente di pensare e realizzare l’uomo sintetico, capace di creare con l’avvento dell’Intelligenza Artificiale (AI) e degli algoritmi, una vita artificiale.                                                                                                                                              L’autore, nell’esaminare anche I giovani e le diverse generazioni, mette in risalto come la tecnologia digitale, specie nella pervasività sociale e culturale del Digital Age, sta cambiando il modo di comprenderci e di comprendere il mondo. Pertanto per le nuove generazioni è urgente acquisire una nuova forma di alfabetizzazione, un’educazione mediatica, intesa come formazione delle capacità di utilizzare, in maniera opportuna, questi mezzi per acquisire la competenza mediale nelle diverse dimensioni: capacità critica dei mezzi di comunicazione di massa (capacità di riflettere sui contenuti e di analizzarli criticamente), la mediologia, la capacità di uso e la capacità di creazione mediatica.

 Nella società del Digital Age, in cui i media sono la maggiore espressione culturale, è importante evitare l’analfabetismo digitale che può portare a una condizione di incapacità di autonomia dei cittadini e a una esclusione (digital divide) dell’utilizzo delle tecnologie dell’informazione (in particolare computer e internet).

  L’autore per descrivere i contemporanei, immersi nella cultura pop e nella sua evoluzione digitale, si sofferma, considerando la rivoluzione sessuale, sulla sessualità a una sola dimensione dell’uomo “post-moderno”, e sulla famiglia e sulla sua struttura, partendo dalla rivoluzione industriale. Il cambio d’epoca, pertanto, è ravvisabile nella comprensione della sessualità e della famiglia da interpretare in maniera totalmente nuova.                                                                                                                  Si assiste oggi, nell’attuale cultura di massa, ad una mutazione antropologica nella quale la tecnologia e la cultura entrambe si influenzano e si determinano; e questa interdipendenza reciproca è ravvisabile nella fantascienza e nella nuova mitologia, che possono aiutare a comprendere il sintetico (il cybor, l’uomo sintetico, come mix tra naturale e artificiale, come figura di ibrido uomo macchina, come incarnazione culturale della realtà sintetica) nella cultura pop, che è espressione del cambio d’epoca.

Questa nuova epoca è caratterizzata da nuovi atteggiamenti dell’uomo nell’affrontare la finitudine e la radicalità dell’esistenza umana e da nuovi valori profondi e vitali che lo inducono a pensare, a sentire e ad agire. Le nuove generazioni dell’era postumana che si trovano davanti a nuove sfide, riguardanti le fondamentali relazioni dell’umanità con l’ambiente a livello globale e con la tecnologia sempre più mutevole, dovranno sviluppare capacità collaborative globali per le ricerca di soluzioni innovative, dovranno imparare a coordinarsi di fronte ai rapidi e sconvolgenti cambiamenti tecnologici, a vivere, sul palcoscenico mondiale, la cultura contemporanea globale, superando l’inquietudine di un futuro incerto e lo smarrimento del senso dell’umano.

Digital Age di Paolo Benanti è un libro di grande acutezza intellettuale, dove il pensiero critico e la passione per il sapere si alimentano vicendevolmente. Lo si potrebbe considerare un testo poliedrico di filosofia, di sociologia, di storia e di antropologia, scritto con rigore e coraggio insieme, che mira a rendere consapevole il lettore della nuova realtà virtuale, sintetica che lo circonda, dei nuovi orizzonti di cambiamento che gli si prospettano nella vita.

Un libro che è una di quelle rare opere, dalla cui feconda lettura si esce «con una visione più chiara delle cose».

 

 

 

 

 


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