“Avvertì l’apatia e l’indo¬lenza di un Meursault qualunque, scevro di emozioni legate al mondo. E si sentì anche un po’ Nicola Dutto, esempio di chi deve pianificare di nuovo la sua vita, disegnando su un libro bianco quello che si può e quello che non si può fare”.
“Quando mi chiedono di descrivere ‘Il teorema dei vagabondi pitagorici’ pesco sempre a caso una frase e la buttò lì, la faccio mia, perché è mia, e di tutti i personaggi narrati, perché questo romanzo è figlio di una metanarrazione”. Descrive così il suo ultimo romanzo Gian Luca Campagna, dal titolo emblematico ‘Il teorema dei vagabondi pitagorici’ (Mursia), che verrà presentato domani venerdì 4 febbraio presso la pizzeria ‘Lavori in corso’ in via Custoza, 2 a Latina, in una serata organizzata dall’associazione sportiva Panathlon, dove saranno straordinari ospiti due protagonisti del romanzo: Nicola Dutto e Luca Zavatti.
Questo romanzo, che resta figlio di una scommessa etilica e di una follia narrativa, è la terza avventura che vede come protagonista José Cavalcanti, detective italoargentino affetto da anoressia sentimentale, da bulimia sessuale e da un nichilismo animato da idee progressiste, con una storia che si sposa con il territorio in cui vive le sue avventure, coniando il termine di esistenzialismo magico.
Avete presente ‘Paura e disgusto a Las Vegas’? Quel film psichedelico con uno straordinario Johnny Depp accompagnato da Benicio Del Toro è un cult per chi ama la vita (e i suoi eccessi).
Quella pellicola è tratta dall’omonimo romanzo di Hunter Thompson, il giornalista fuori di zucca che coniò il ‘giornalismo gonzo’, cioè il giornalismo paraculo, quello che vive non solo del fatto di cronaca in sé, ma infarcito delle emozioni dei protagonisti, dei commenti a caldo del cronista stesso, dei colori degli ambienti in cui il fatto si svolge. Esatto, è la sinestesia il grande protagonista di quel romanzo (e di quel film). Beh, che c’entra tutto questo con la presentazione de ‘Il teorema dei vagabondi pitagorici’? Presto detto: questo romanzo è una docufiction, fonde cioè alcuni elementi reali e fatti di cronaca con la creatività della trama. Partiamo da un assunto fondamentale: in quel romanzo, il protagonista doveva assistere come cronista alla mitica Mint 400, una corsa per motociclisti nel deserto del Nevada, qui invece il protagonista letterario è José Cavalcanti, un detective privato che viene incaricato di seguire il pilota Nicola Dutto (personaggio reale) durante la Dakar che si svolge in Perù dal 7 al 17 gennaio 2019, accompagnato da un altro personaggio reale, lo scrittore Andrea G. Pinketts (deceduto il 20 dicembre 2018).
Certo, Nicola Dutto è reale, è un motociclista professionista di cross italiano, corre come un cavaliere in sella al suo destriero meccanico, ma lo fa senza l’uso delle gambe, perché un dannato incidente nel 2010 lo trasforma in paraplegico e lo costringe a vivere sulla sedia a rotelle. La sua voglia di vivere e di riscattarsi però lo anima per una sfida umana e sportiva che fa tremare anche i normodotati: correre la Dakar, la gara motoristica più massacrante al mondo. Riuscirà nel suo intento, poiché sarà il primo disabile su moto a competere nel deserto peruviano (la Dakar sono ormai 11 anni che si svolge in Sudamerica), corre sulla sua Ktm con tutte le difficoltà del caso ma verrà squalificato dalla direzione di gara per un equivoco del regolamento alla quarta tappa, suscitando le proteste dei mass media italiani e stranieri oltre che degli altri team per un marchiano errore tra direttore e commissario di gara.
Nella ricerca di riscatto, resilienza, di una nuova vita, in questo romanzo entra di diritto anche Luca Zavatti, cui sono dedicate delle pagine del romanzo, proprio come esempio di uomo che da un trauma riesce a sterzare il suo destino virando verso la felicità: l’ex calciatore Luca nel 2012 perde una gamba in seguito a un incidente stradale, ma sarà quella frattura esistenziale e quel buio improvviso nella sua vita a fargli coronare due grandi sogni inseguiti per una vita: l’amore e la maglia azzurra della nazionale italiana con cui disputerà un Mondiale.
L’altro personaggio di questo romanzo è José Cavalcanti, nelle vesti di io narrante. Ed è puramente letterario. Lui vive a Buenos Aires, è di origini italiane, è un ex giornalista di nera che ora sfanga la vita come detective, tanto che gestisce negli orari d’ufficio un’agenzia investigativa che negli orari di pranzo e cena diventa un’alcova per gourmet.
Ma torniamo al romanzo. Siamo ancora una volta in Sudamerica, ma se nelle avventure precedenti i personaggi dovevano fare i conti con un passato mai sopito negli echi della tragedia della dittatura militare argentina e di quella civico-militare in Uruguay, stavolta il teatro della storia si dipana nel deserto del Perù, in una narrazione intrisa di fortissimi legami con l’esistenzialismo e col realismo magico proprio degli autori più amati da Campagna, da Luis Sepúlveda a Osvaldo Soriano passando per Eduardo Galeano fino ad Albert Camus.
José Cavalcanti viene ingaggiato per scortare al rally della Dakar in Perù il motociclista paraplegico Nicola Dutto, minacciato addirittura dal redivivo Quetzalcóatl, il sanguinario dio delle civiltà precolombiane. Sospettoso che si tratti di una trovata pubblicitaria, Cavalcanti accetta il caso perché si lascia convincere ad esaudire l’ultimo desiderio dello scrittore Pink, malato terminale: correre la massacrante gara motoristica.
Un caso intricato e impossibile da gestire senza la bizzarra squadra investigativa di Cavalcanti che di certo non si fa pregare per andare in soccorso del detective più scalcinato del Sudamerica, un’autentica armata personale composta dallo chef astemio Cholo, dall’ottuagenario procuratore calcistico Franco Vernaglione, dagli immancabili dogo argentini Clan & Destino, senza dimenticare la sua fidanzata al minutaggio Catalina, prostituta per scelta e dotata di laurea in filosofia, determinata a fare breccia nell’anoressia sentimentale del suo José.
Così comincia nel deserto peruviano una straordinaria corsa verso il traguardo, dove il limite da superare non sta nell’impresa quanto nelle illusioni perdute dei protagonisti. Ma nella variabile del tempo e dello spazio, qual è il confine tra epica, cronaca, ambizioni, finzione, follia suicida? E la Dakar, considerata a ragione la gara più dura, non assomiglia forse alla vita con le sue corse a perdifiato, le sue soste, i suoi cronometri, i suoi limiti, i suoi incidenti, le sue storie infarcite di amore, amicizia e morte?
Tra new e advocacy journalism, metanarrazione, surrealismo letterario, simbolismo a buon mercato, ironia in saldo e suggestioni da bar comincia il racconto a tappe della centopercentoperù Dakar 2019, con una narrazione che ricorda i viaggi metaforici degli antichi eroi, il cui stile accattivante e visionario, si adagia comodo su una patina di fasulli buoni sentimenti, fusi tra rock ‘n roll e cumbia.
“Il romanzo è una genuflessione narrativa a due straordinari personaggi reali come Nicola Dutto, il primo pilota paraplegico a correre il massacrante rally della Dakar in moto, e ad Andrea G. Pinketts, che ci ha lasciati troppo presto per un bastardo tumore. Ma è anche un omaggio a due altri grandi sportivi: l’alpinista Daniele Nardi, scomparso nel marzo 2019 durante la scalata al Nanga Parbat, e Luca Zavatti, che ha saputo reagire alle avversità della vita con straordinario coraggio e ironia. Soprattutto ho cercato di scrivere e restituire la peregrinazione epica degli eroi, come protagonisti omerici in lotta contro il destino avverso” continua Campagna.
Gian Luca Campagna, che nella realtà ha partecipato nello staff di Nicola Dutto alla Dakar in Perù nel 2019 seguendo le sue imprese nelle varie tappe, in queste pagine si pone diverse domande, rivolgendole ai protagonisti e ai lettori: gli eroi sono orfani? O per affrontare la vita devono avere una donna accanto, un’eroina capace di tollerare le spacconate degli uomini eterni bambini? E soprattutto, il tempo quante seconde opportunità di vita ci concede?
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