LATINA – Durigon «Bene la Zls ma ora serve la Zes per rilanciare il tessuto produttivo del Lazio». Claudio Durigon torna ad accendere i riflettori sul tema delle aree speciali per lo sviluppo economico del Lazio, ribadendo con forza che la Zona Economica Speciale (ZES) rappresenta lo strumento decisivo per imprimere una svolta reale alla competitività regionale. Per il vicesegretario della Lega, la recente attivazione della Zona Logistica Semplificata (ZLS) — prevista dal decreto Mantovano — costituisce sì un passo avanti, ma resta una misura incompleta rispetto alle necessità delle imprese e dei territori più fragili della regione.

Durigon non nasconde la sua perplessità: «A cosa serve una Zona Logistica Semplificata in aree che con la logistica hanno poco a che fare, o che non dispongono di porti adibiti al traffico commerciale? E cosa se ne fanno della ZLS i territori dell’entroterra che stanno vivendo una crisi economica e sociale profonda?».

Il riferimento è chiaro: Latina, Frosinone, Cassino, Viterbo e Rieti  — stanno attraversando una fase di difficoltà certificata anche dagli ultimi dati sulla qualità della vita pubblicati da ItaliaOggi, oppure dai dati sulla Cassa Integrazione che in provincia di Latina ha fatto +59% in un solo anno. Territori in affanno, circondate a sud dalla ZES unica del Mezzogiorno e a nord dalle aree sismiche che già godono di agevolazioni. «Siamo la regione e le province più in crisi», osserva Durigon, «e pensiamo che la ZLS — che ormai c’è ovunque in Italia — sia la soluzione?».

Il confronto con altre regioni, anche a guida non leghista, è inevitabile: Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Lombardia e Liguria hanno istituito la ZES non come atto simbolico, ma come risposta concreta alle esigenze dei loro sistemi produttivi. «Eppure non hanno la crisi delle nostre province», sottolinea il sottosegretario.

“Serve una visione industriale, non solo piattaforme logistiche”

Durigon entra nel merito: «Le nostre province non hanno bisogno solo di piattaforme logistiche. Latina, Frosinone, Cassino, Viterbo e Rieti hanno bisogno di una visione di rilancio industriale, di un progetto serio per la riconversione, di incentivi strutturali per chi investe in manifattura avanzata, non solo in capannoni per lo stoccaggio».

La convinzione è che la ZLS, da sola, non possa colmare le difficoltà strutturali delle aree industriali in sofferenza. Per questo, la Lega considera la ZES un passaggio obbligato per riportare investimenti, occupazione e competitività.

Il lavoro parlamentare e la mediazione nella maggioranza

Nel suo intervento, Durigon richiama anche l’impegno portato avanti dal collega Nicola Ottaviani, ricordando la scelta della Lega di ritirare gli emendamenti sulla ZES per favorire una sintesi all’interno della maggioranza e non rallentare il percorso normativo. «Ringrazio l’onorevole Ottaviani per il grande lavoro svolto», afferma, «ma il ritiro degli emendamenti non significa abbandonare la battaglia: tutt’altro».

Il sottosegretario rivela infatti che insieme a Ottaviani e all’onorevole Giovanna Miele è stato richiesto un tavolo di confronto al MEF e al Ministro Giorgetti per aprire subito una discussione sugli interventi da inserire nei prossimi decreti legge.

La proposta: ZES già nella prossima legge di bilancio

La richiesta è chiara e netta: estendere la ZES alle province di Latina, Frosinone, Viterbo e Rieti, territori segnati dalla crisi industriale e dalla perdita di competitività, includendo al loro interno i settori produttivi più colpiti, come quello dell’automotive.

Secondo Durigon, una perimetrazione immediata, anche “a saldi invariati”, permetterebbe di dare «ossigeno immediato alle imprese», facilitare nuovi insediamenti produttivi e rendere il Lazio finalmente competitivo rispetto alle regioni vicine.

Le infrastrutture come volano della ZES

Il sottosegretario della Lega infine, pone il ragionamento sulle grandi opere infrastrutturali già finanziate dal MIT: Cisterna-Valmontone, Roma-Latina, potenziamenti portuali e le connessioni con Civitavecchia. «Queste opere», spiega, «acquisterebbero un valore enorme se inserite in un sistema economico che offre vantaggi fiscali e burocratici a chi investe».

“La sfida non è solo far correre le merci, ma decidere se qui si produrrà ancora”

Il messaggio finale è un invito politico e strategico:
«Cambiare marcia è indispensabile. Continueremo a lavorare insieme alla coalizione per dare al Lazio gli strumenti necessari a una vera ripartenza. La ZES non può più aspettare».

E la sua conclusione sembra il vero nodo della questione:
“La sfida oggi non è solo far passare più velocemente le merci, ma decidere se in questa regione si produrrà ancora.”


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