Latina come una riserva indiana? Assolutamente no. L’apertura verso l’Europa e il mondo sono presenti da anni attraverso i contatti di industrie di primaria importanza nel settore agro-alimentare, chimico farmaceutico, meccanico, turismo e nautica da diporto e altri settori di valore. Lo sport, attraverso favolose manifestazioni a carattere internazionale, ha permesso al capoluogo pontino di ottenere visibilità sino agli anni ottanta, poi le grandi kermesse con diretta televisiva Rai non si sono più organizzate. Cosa manca a Latina per migliorare i contatti con l’Europa? La classe politica e amministrativa potrebbe fare molto per progredire, lasciando finalmente da parte continui dissapori, rendendo la comunità’ più’ vitale e sostenibile, sicura. Innanzitutto la formazione dei giovani studenti non si deve limitare alle lodevoli visite a Strasburgo e Bruxelles presso le istituzioni ma deve continuare nel tempo con approfondimenti e studi. Nella nostra provincia è stato redatto nel 1941 il “Manifesto di Ventotene per un’Europa libera e unita” – molto attuale – a cura di Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni. Poche volte ho notato una collaborazione tra il Comune di Latina e l’Aiccre – Associazione Italiana per il Consiglio dei Comuni e Regioni d’Europa. Non hanno avito seguito i gemellaggi con Palos de la Frontera, La Plata, Farroupilha, Birkenhead, Oswiecim. Ogni capoluogo di provincia ha un testimonial. Che ne pensate di Tiziano Ferro? Reggio Emilia grazie al concerto di Ligabue a Campovolo ha fatto passi da gigante, come Modena con Pavarotti and Friends e i concerti di Vasco Rossi. Fondamentale risulta poi una riflessione su alcuni processi di trasformazione e rigenerazione che interessano le città europee contemporanee, lo studio delle politiche e delle pratiche promosse dall’Unione europea nell’ambito della progettazione e riqualificazione urbana. Pensateci.






















