ROMA – Famiglia sterminata dal monossido a Porcari: l’errore nell’indirizzo e i soccorsi arrivati troppo tardi, potevano essere salvati. Una tragedia che forse poteva essere evitata. A Porcari, in provincia di Lucca, un’intera famiglia è stata uccisa da una fuga di monossido di carbonio all’interno della propria abitazione. Quattro vite spezzate in pochi minuti, in una vicenda segnata da un drammatico errore e da un destino crudele.

La sera di mercoledì, poco prima delle 20, alla centrale operativa del 112 toscano arriva una telefonata concitata. A chiamare è Hajdar Kola, 22 anni, che chiede aiuto perché la sorella quindicenne Xhesika è priva di sensi nella sua stanza. Con lei ci sono anche i genitori, Arti e Jonida, di 48 e 43 anni.

Durante la chiamata la situazione precipita: prima i due adulti svengono, poi anche il giovane perde conoscenza. Prima di accasciarsi riesce solo a fornire un indirizzo, via Galgani numero 168. Un numero civico sbagliato. Quello corretto era il 186, distante circa 300 metri.

Secondo gli inquirenti, l’errore potrebbe essere stato causato dall’annebbiamento mentale dovuto all’intossicazione da monossido di carbonio, gas invisibile e inodore che stava già saturando l’abitazione. L’ambulanza del 118 arriva rapidamente sul posto indicato, ma non trova nessuno. I soccorritori cercano nelle case vicine, richiamano la centrale, tentano la geolocalizzazione del telefono. Il tempo scorre senza risposte.

Vengono coinvolti anche i carabinieri, che provano a risalire all’indirizzo corretto attraverso il numero di cellulare del ragazzo. Solo intorno alle 21.45, quasi due ore dopo la prima chiamata, grazie anche all’intervento di un parente che vive poco distante, si riesce ad accedere all’appartamento giusto. Ma ormai è troppo tardi.

All’interno della casa la scena è drammatica. La tavola è apparecchiata per la cena, mentre al piano superiore vengono trovati i corpi senza vita dei quattro familiari. L’aria è ancora irrespirabile: diversi soccorritori accusano giramenti di testa e difficoltà respiratorie e devono ricorrere alle cure del pronto soccorso.

La famiglia Kola viveva in Italia da circa cinque anni. Il padre lavorava come verniciatore, il figlio maggiore come elettrotecnico, la ragazza frequentava la terza media. Una famiglia integrata nella comunità locale, distrutta in una sera come tante.

La Procura di Lucca ha disposto il sequestro dell’abitazione e posto sotto sigilli la caldaia, installata all’interno della casa e apparentemente nuova. Gli accertamenti dei vigili del fuoco dovranno chiarire se la fuga di monossido sia stata causata da un difetto di installazione, da problemi di manutenzione o da anomalie nei tubi di scarico.

Resta una domanda che pesa come un macigno: se i soccorsi fossero arrivati subito all’indirizzo giusto, si sarebbe potuto salvare qualcuno? Una tragedia che riaccende i riflettori sui pericoli silenziosi del monossido di carbonio e sull’importanza della sicurezza degli impianti domestici.


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