Filosofia e Scienza a confronto per comprendere che, oggi, l’una non può fare a meno dell’altra

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Questo articolo è dedicato a chi non crede nella Scienza e nel metodo scientifico perché non ne conosce i significati concettuali e i procedimenti, che non solo sono storicamente documentati ma consolidati nelle affermazioni fattuali e nei diversi prodotti tecnologici, molti dei quali, oggi, sono disponibili e utilizzati universalmente.

Talete (VI secolo a.C.) fu ritenuto da Aristotele (IV secolo a.C.) il primo filosofo fondatore del pensiero occidentale per avere manifestato la vocazione della filosofia (nome che dal greco significa amore della sapienza), nata dallo stupore e dalla curiosità che la natura con la molteplicità delle sue forme gli destava, suscitando quella passione che lo conduceva a indagare su di essa. Osservando attentamente la natura e il comportamento degli esseri, viventi e non viventi, dedusse che essi hanno un’anima (panpsichismo): il magnete l’anima la dimostrava attraendo il ferro; anche lo sfregamento di un frammento di ambra (elektron) con un pezzo di stoffa evidenziava l’anima attraendo i peli rimasti attaccati ad un chitone. La filosofia, un’opera prodigiosa della mente umana, dopo si manifestò anche con Socrate (V secolo a.C.), filosofo atopos perché con il pensiero egli si estraniava dalla realtà, andando fuori luogo, e creava in tal modo le basi di una pratica rivoluzionaria in quanto metteva in discussione il sapere. La filosofia, tuttavia, frutto del logos, alternanza di ascolto e discorso, fu intesa come una scienza metafisica, cioè una scienza che, districandosi astrattamente oltre i confini della fisica, conduceva a indagare sulle cause prime per pervenire alla verità, mettendo in discussione la conoscenza acquisita. Il poeta romano Virgilio (I secolo a.C.) nel poema Georgiche, infatti, riportò l’asserzione: Felix, qui potuit rerum cognoscere causas … (Felice colui che poté conoscere la causa delle cose …).

Aristotele nel libro I della Metafisica (BUR, Corriere della sera, 2012) scrisse che Tutti gli uomini desiderano sapere. Ne è prova l’amore delle sensazioni. … riteniamo che nessuna delle sensazioni sia sapienza … e che quella che è chiamata sapienza verte intorno alle cause prime e ai principi supremila conoscenza indefettibile che verte intorno a quali cause e a quali principi è sapienza. … Infatti, gli uomini sia ora che nel tempo primo hanno incominciato a filosofare per il fatto di meravigliarsi … sollevando problemi anche su cose di maggiore importanza … e chi solleva un problema e si meraviglia ritiene di ignorareDi conseguenza, se hanno fatto filosofia per il motivo di fuggire l’ignoranza, è chiaro che perseguirono il sapere a motivo del ‘puro’ conoscere. In tal senso la filosofia, tuttavia, indusse gli uomini a riflettere sul loro passato, tant’è che successivamente il saggista tedesco Walter Benjamin (1892 – 1940) definì il filosofo un profeta del passato perché la comprensione del passato permette all’uomo di conoscere se stesso. Tuttavia alla filosofia mancò l’appiglio che portasse l’uomo a scoprire le cause prime e i principi supremi, di cui parlava Aristotele, per investigare sui fenomeni e sul futuro e per determinare tramite essi quale sarebbe potuto essere l’effetto conseguente ad una determinata causa. Il filosofo tedesco Hans Blumenberg (XX secolo) nel saggio Teoria dell’inconcettualità (:duepunti ed., 2010) scriveva che “il concetto non è in grado ci compiere tutto ciò che la ragione richiede”. Un esempio eclatante è offerto dalla concezione atomistica formulata da Democrito (V – IV secolo a.C.) e dal suo maestro Leucippo (V secolo a.C.):  Opinione il dolce, opinione l’amaro, opinione il caldo, opinione il freddo, opinione il colore: verità solo gli atomi e il vuoto. Questa concezione venne criticata fortemente da Aristotele che nella Metafisica asserì: Circa il movimento, donde derivi e come appartenga agli esseri, anche costoro, in modo analogo agli altri, hanno negligentemente lasciato perdere. Il filosofo Epicuro (IV – III secolo a.C.) facendo propria la filosofia atomista, invece, non lasciò perdere spiegando che gli atomi essendo in moto continuo su percorsi rettilinei nel vuoto subivano, tramite inclinazioni casuali – o clinamen –, continui urti che li facevano aggregare e costituire i corpi. Tale concezione rimase in auge fino al I secolo a.C. grazie al poeta romano Lucrezio, che la descrisse nel poema De rerum natura. Dopo non se ne parlò più fino all’inizio del XVII secolo, quando un filosofo francese, l’abate Pierre Gassendi (1592 – 1655), riprese a studiare la concezione epicurea, da cui poi nacque la teoria atomica moderna connessa all’evoluzione del pensiero chimico. Contemporaneamente Galileo Galilei, sostenendo che bisognava sapere associare “le sensate esperienze” alle “certe dimostrazioni” in termini razionali, cioè che le conoscenze ricavate dalla pratica sperimentale dovevano essere verificate razionalmente e quindi essere riproducibili, ideò il metodo scientifico e quindi la scienza moderna, anche se circa diciannove secoli prima di lui, nel periodo ellenistico, questo metodo era stato messo in atto dallo scienziato siracusano Archimede (III secolo a. C.), famoso non solo per l’omonimo principio fisico studiato a scuola ma anche per la sua esclamazione: èureka! (ho trovato!). Ciò a dimostrazione che lo scienziato, proiettando i risultati del suo lavoro al futuro, tenta di comprenderlo anticipatamente scoprendo gradualmente, con la sua continua ricerca sperimentale, le procedure razionali, e costruisce i mezzi tecnologici che gli consentono di indagare nei meandri nascosti della realtà. La frase estratta dal Libro I delle Epistole del poeta latino Orazio: Nullius addictus iurare in verba magistri … (Non costretto a giurare alle parole di nessun maestro …) che, nella sua forma sintetica Nullius in verba, è il motto della Royal Society, la prima associazione scientifica fondata il 28 novembre 1660, di cui faceva parte tra i fondatori anche Robert Boyle considerato il padre della chimica moderna per avere scritto Il chimico scettico (The Sceptical Chymist, 1661) -, stette ad indicare che i fenomeni e le leggi ad essi collegate ai fatti che si studiano mediante il metodo scientifico. Una vera rivoluzione, dunque, che alle affermazioni, alle idee e alle ipotesi associò perentoriamente i fatti che le provavano sperimentalmente al fine di porre fine ai ciarlatani, ai negromanti e ai parolai.

Infatti, non appena il metodo scientifico diventò comune prassi dei ricercatori, ecco che si giunse alla distinzione netta tra filosofia e scienza. Distinzione che non significò sconnessione, ma importante legame necessario tra queste due culture, frutto dell’intelletto umano, tra cui esiste una sostanziale ed efficace corrispondenza biunivoca. Si sviluppò, infatti, la filosofia della scienza che studia i principi, le asserzioni e gli effetti che la scienza esercita sia sulle scienze naturali che su quelle sociali. Il professore Maurizio Ferraris, ordinario di filosofia teoretica all’Università di Torino, riferendosi al filosofo tedesco Friedrich Nietzsche scrive che “per tutta la vita egli cercò di rimediare alle lacune scientifiche della formazione solo umanistica ricevuta”. Per questo Nietzsche, trovandosi di fronte a discussioni scientifiche, forse poco comprensibili a causa della sua formazione prettamente umanistica, ebbe a scrivere nel breve saggio Su verità e menzogna in senso extramorale (Adelphi ed., 2019) che “non ci sono fatti ma solo interpretazioni” criticando così il positivismo che esaltava il progresso scientifico e il dogmatismo, ad esso connesso, riposto solo nella fede dei fatti. Diede adito, questa affermazione, forse al ripristino della logica dicotomica eraclitea che si può esprimere sinteticamente con la frase latina ex falso sequitur quodlibet (dal falso segue qualunque altra cosa a piacere), secondo la quale è vera un’affermazione ma anche la sua negazione, da cui è derivato il principio di esplosione. In tal modo nella vita sociale si è data ammissione immorale all’indifferenziazione del falso dal vero, preludio delle post-verità o fake-news, con cui si mette in dubbio il principio aristotelico di non contraddizione, secondo cui se un’affermazione è vera, risulta falsa qualunque altra affermazione che la contraddice.

Francesco Giuliano


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Giuliano Francesco, siciliano d’origine ma latinense d’adozione, ha una laurea magistrale in Chimica conseguita all’Università di Catania dopo la maturità classica presso il Liceo Gorgia di Lentini. Già docente di Chimica e Tecnologie Chimiche negli istituti statali, Supervisore di tirocinio e docente a contratto di Didattica della chimica presso la SSIS dell’Università RomaTre, cogliendo i “difetti” della scuola italiana, si fa fautore della Terza cultura, movimento internazionale che tende ad unificare la cultura umanistica con quella scientifica. È autore di diversi romanzi: I sassi di Kasmenai (Ed. Il foglio,2008), Come fumo nell’aria (Prospettiva ed.,2010), Il cercatore di tramonti (Ed. Il foglio,2011), L’intrepido alchimista (romanzo storico - Sensoinverso ed.,2014), Sulle ali dell’immaginazione (NarrativAracne, 2016, per il quale ottiene il Premio Internazionale Magna Grecia 2017), La ricerca (NarrativAracne – ContempoRagni,2018), Sul sentiero dell’origano selvatico (NarrativAracne – Ragno Riflesso, 2020). È anche autore di libri di poesie: M’accorsi d’amarti (2014), Quando bellezza m’appare (2015), Ragione e Sentimento (2016), Voglio lasciare traccia (2017), Tra albori e crepuscoli (2018), Parlar vorrei con te (2019), Migra il pensiero mio (2020), selezionati ed editi tutti dalla Libreria Editrice Urso. Pubblica recensioni di film e articoli scientifici in riviste cartacee CnS-La Chimica nella Scuola (SCI), in la Chimica e l’Industria (SCI) e in Scienze e Ricerche (A. I. L.). Membro del Comitato Scientifico del Primo Premio Nazionale di Editoria Universitaria, è anche componente della Giuria di Sala del Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica 2018 e 2019/Giacarlo Dosi. Ha ricevuto il Premio Internazionale Magna Grecia 2017 (Letteratura scientifica) per il romanzo Sulle ali dell’immaginazione, Aracne – NarrativAracne (2016).