L’audizione come racconta oggi in apertura il quotidiano Latina Oggi a firma del collega Giuseppe Bianchi si è svolta a porte chiuse davanti al giudice Laura Morselli e al pubblico ministero Simona Gentile, nell’ambito dell’indagine che riguarda un allenatore di una società sportiva di Aprilia.
Il racconto in aula
Il giovane, assistito dall’avvocato Ilaria Cavallin, avrebbe ricostruito il rapporto instaurato con il suo allenatore, un uomo vicino ai 70 anni, spiegando come tra i due si fosse creato un rapporto di fiducia.
Nel corso dell’incidente probatorio il ragazzo avrebbe riferito di almeno due episodi di abuso, che si sarebbero verificati sia negli spogliatoi della struttura sportiva, dove sarebbe rimasto solo con l’uomo, sia nell’abitazione dell’allenatore.
Tra gli episodi descritti ci sarebbero anche palpeggiamenti, avvenuti nella struttura sportiva e in auto.
Al centro il rapporto tra i due
Uno degli aspetti su cui si stanno concentrando gli inquirenti riguarda proprio la natura del rapporto tra il tecnico e il giovane atleta. Secondo quanto emerso, il legame tra i due si sarebbe fondato su una forte fiducia, tanto che il ragazzo avrebbe accettato anche di farsi accompagnare a casa dell’allenatore.
Durante l’audizione, con il supporto della psicologa, il giovane avrebbe ripercorso sia la fase iniziale del rapporto sia quanto sarebbe accaduto successivamente.
La posizione dell’indagato
L’allenatore, che ha poco più di 52 anni, è indagato a piede libero ed è difeso dall’avvocato Antonio Fratini. L’uomo avrebbe respinto le accuse, mentre il ragazzo avrebbe aggiunto ulteriori dettagli rispetto a quanto già riferito nella denuncia.
L’incidente probatorio è stato disposto proprio per cristallizzare le dichiarazioni della presunta vittima, evitando che debbano essere ripetute in un secondo momento nel corso del procedimento.
Nessun altro ragazzo coinvolto
Dalle indagini finora svolte non sarebbero emerse altre presunte vittime.
Secondo quanto ricostruito, nessuno all’interno della società sportiva avrebbe notato comportamenti sospetti e neppure gli altri ragazzi della squadra avrebbero segnalato situazioni analoghe.
L’ipotesi di reato contestata è quella di violenza sessuale aggravata dalla minore età della vittima, che prevede, in caso di condanna, una pena da 6 a 12 anni di reclusione, aumentabile fino a un terzo in presenza dell’aggravante.
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