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“Dico no al presepe gay senza esitazioni, senza complessi e senza sentirmi in dovere di chiedere scusa a nessuno.

E lo dico da omosessuale. Proprio per questo rifiuto l’idea che ogni critica venga liquidata come odio o omofobia: è un alibi comodo per non affrontare il merito della questione.

Il presepe non è un manifesto politico, non è una bandiera identitaria, non è un palcoscenico per rivendicazioni sociali.

È un simbolo religioso preciso, con un significato chiaro e non negoziabile: la nascita di Cristo, da Maria e Giuseppe. Punto. Cambiarlo non è inclusione, è snaturamento.

Da omosessuale, trovo offensivo che qualcuno pensi di rappresentarmi deformando un simbolo sacro per altri.

Non ho bisogno di “vedermi” in un presepe per sentirmi legittimato come persona.

La mia dignità non passa dalla riscrittura della tradizione cristiana, né dall’uso strumentale della religione come provocazione ideologica.

Quello che viene spacciato come gesto di apertura è spesso solo una forzatura culturale.

Un modo per occupare spazi che non c’entrano nulla, imponendo una visione unica e accusando chi dissente di essere retrogrado o intollerante.

Questo non è rispetto. È arroganza.

Il ricatto morale è sempre lo stesso: o accetti tutto, o sei contro i diritti.

È falso e profondamente disonesto.

Si possono difendere i diritti delle persone omosessuali — che io difendo — senza violentare simboli religiosi.

Le battaglie civili si combattono nelle sedi giuste, non nei presepi.

Da omosessuale rivendico il diritto di dire no.

No all’idea che la mia identità venga usata come scudo ideologico.

No alla confusione tra rispetto delle persone e manipolazione dei simboli.

No alla pretesa che tutto debba essere riletto, riscritto e adattato per forza.

Dire no al presepe gay significa difendere un limite. E i limiti non sono discriminazione: sono la base della convivenza. Non tutto deve diventare politico. Non tutto deve diventare “inclusivo” per definizione. Alcune cose vanno semplicemente rispettate.

E io, da omosessuale, senza paura e senza scuse, dico no.”

Ferdinando Tripodi 

 

*foto in evidenza tratta dal Quotidiano LaVerità


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