Il Buongiorno Dell’Amico. Buongiorno al mondo del pallone

Buon sabato da News-24.it

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Amore e amicizia sono forse il senso della vita. Vita che non è solo il pane, ma anche le rose.
Anche comunicare empaticamente o irriverentemente, scrivere qualcosa in una rubrica, senza porsi il problema di passare ai posteri, può dare minime soddisfazioni. È liberatorio scrivere di getto, ma anche lungamente riflettere, prendendo coscienza di sé.

È da oltre 48 ore che medito sulla morte del “pibe de
oro”, Diego Armando Maradona. Uno scherzo del destino lo ha fatto nascere in Argentina anziché nei quartieri spagnoli di Napoli, lo scugnizzo che, per le sue funamboliche discese a rete, ha fatto sognare ed impazzire, uomini e donne. Dal 26 Novembre 2020, la terra argentina e napoletana:
“così percossa,
attonita…al nunzio sta, muta pensando all’ultima ora dell’uom fatale ”
gli dedicano plurimi giorni di lutto in una nazione e in una città.

Male fece, forse, mio padre Bruno, molto aderente al realismo socialista ed al realismo nel cinema italiano, a mettermi di fronte al ricatto “o studi o giochi al pallone”?
Quando in una famiglia operaia, a fine anni ’60, mandare il figlio studioso al Liceo Classico era una cosa da signori, penso di no. Non sarei divenuto un Dio del calcio come “Dieguito”, ma almeno, “checcozelonianamente”, sono stato uno che ha difeso, per 41 anni, con le unghie ed i denti, il “posto fisso” nel Servizio Sanitario della Regione Toscana, cercando di fornire al cittadino il miglior servizio.

Non dirò a mia figlia che ha tremendamente sbagliato, nella sua lotta a mani nude, per diventare medico. Ma occorre sapere, una volta per sempre, che l’essere umano è un soggetto sostanzialmente irrazionale. Se nel mondo classico, la Grecia e Roma antica, si facevano ammaliare dagli dei e dai miti,
ancora nel terzo millennio, si pongono sugli altari i campioni, ovvero calciatori, ciclisti, piloti o tennisti, anziché gli scienziati che salvano milioni di vite umane.

Non essendo sfuggito al fascino della “leggerezza dell’essere” di sessantottarda memoria o al fascino della beffarda “mano de dios” di quella memorabile semifinale Argentina- Inghilterra del 1986, o al rapimento del guizzo del genio artistico, in tutti i campi, di calcio, in pista, su terra battuta o nella pittura,
nella scultura e nel cinema, voglio concludere il “giro di parole”, non da peso rétore o da moralista bacchettone che rimugina sulla falsità dei valori umani, ma con un aforisma attribuito ad Albert Einstein :
Il mondo è un posto pericoloso, non a causa di quelli che compiono azioni malvagie ma per quelli che osservano senza fare nulla.


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