
di Sergio Salvatori
E’ in corso a Roma alla KOU Gallery in uno spazio accogliente, in via della Barchetta 13, una traversa di Via Giulia, la mostra di Salvatore Pulvirenti, dal titolo: “Sotto il Vulcano”. Dal 22 settembre 2022 al 2 novembre 2022. Il Gallerista Massimiliano Padovan di Benedetto è il Fondatore e il Presidente dell’associazione KOU, che promuove diversi progetti per sviluppare e favorire l’arte contemporanea. Il direttore artistico dello spazio espositivo è il critico d’arte Massimo Scaringella. In questa personale di Salvatore Pulvirenti si sono espressi con il loro pensiero critico quattro personaggi di rilievo: “Lorenzo Canova (storico dell’arte, accademico e critico d’arte), Roberto Gramiccia (medico, scrittore, giornalista e critico d’arte), Pietro Del Soldà (Filosofo, docente universitario, autore e conduttore dei programmi di Rai e Radio3, scrive sulla “Domenica” del “Sole” 24 Ore), Tito Marci (Preside della Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia e Comunicazione dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, dove insegna sociologia giuridica). “Le rocce nella stanza invisibile” è il titolo del testo di Lorenzo Canova, che scrive: “I quadri di questa mostra sviluppano le soluzioni di un importante ciclo di opere, realizzate tra il 2016 e il 2018, che rappresentavano una nuova sintesi del lungo percorso artistico di Salvatore Pulvirenti, partito dall’astrazione analitica per approdare al versante composito della pittura di figurazione degli anni Ottanta e Novanta. Questi nuovi dipinti, infatti, non soltanto confermano le novità di quella mostra, ma aggiungono felicità, forza e freschezza alle loro strutture costruttive e cromatiche. In queste opere Pulvirenti attinge quindi alla sua storia di artista riscoprendo il suo bagaglio di pittore astratto di qualche decennio fa servendosi di alcune sue “antiche” soluzioni per ricostruire l’architettura delle sue tele nell’intensità del colore e nella sintesi del tracciato iconico”. L’artista pittore Salvatore Pulvirenti, dopo essersi diplomato all’Istituto d’Arte di Catania ha frequentato i corsi di pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Roma diplomandosi nel 1974. L’influenza di tipo orientale, specialmente giapponese è piuttosto evidente nelle opere precedenti. Salvatore, tiene conto degli elementi concettuali ed analitici della ricerca artistica europea e statunitense degli ultimi anni, ma non rinuncia ad un’autonoma esperienza artistica. Lorenzo Canova continua nel suo testo e scrive: “Si può notare, inoltre, come le forme degli oggetti dipinti perdano spesso i caratteri della loro riconoscibilità e divengano delle evocazioni di qualcosa di indistinto, qualcosa che sembra affiorare direttamente dall’inconscio per fluttuare nella luce assoluta di uno spazio indefinito e dalle coordinate volutamente incerte. In alcune opere, l’artista riallaccia pertanto il suo dialogo con Giorgio de Chirico, un riferimento dichiarato della sua pittura tra anni Ottanta e Novanta, riletto tuttavia in modo differente. Pulvirenti, di fatti, non dialoga qui con la stagione ferrarese del Pictor Optimus, a cui si legano in qualche modo i pani e i dolci dei suoi quadri precedenti, ma sembra ritrovarsi in certe sue opere degli anni venti a Parigi e della sua Neometafisica finale. In particolare, un quadro come la colazione di Polifemo è ideato con uno sguardo ironico affine a quello di de Chirico e sembra rielaborare, in modo del tutto personale la sua “realtà di sogno” evidente in opere come Mobili nella stanza (1927) del Museo Bilotti di Roma. … Pulvirenti si serve dunque del sistema spiazziante di “delocazione” e ricollocazione delle cose, spostandole dal loro contesto abituale e ripresentandole in posizioni inconsuete e incongrue, dando vita ad un filo di associazioni visive e psicologiche che ci porta in nuove stanze invisibili e sui mari immaginari solcati dalle sue barchette fragili ed inaffondabili. Pulvirenti approda così ad un territorio incerto e luminoso, al confine tra una visione onirica e la fisicità tattile delle rocce e delle foglie, accompagnandoci nella discesa verso terre profonde e verso oceani senza correnti, dando un nuovo senso e nuove densità ai congegni elaborati e raffinati di una pittura vibrante e misteriosa che ribolle di fuoco e di splendore nelle ombre lunghe del suo vulcano originario”. Salvatore Pulvirenti, dunque, esalta la sostanza della propria poetica, dove sono presenti quegli elementi di mistero, con i richiami alla memoria dell’infanzia, che diventano delle costanti nel suo lavoro”. … Nel suo testo Roberto Gramiccia, intitolato “Innocenza, verità e bellezza nella pittura di Salvatore Pulvirenti”, scrive: “Ho impiegato una vita per imparare a dipingere come i bambini”, scriveva Picasso. Un esito non scontato. Molti ci hanno provato senza riuscirci. Altri, non comprendendo il senso di questa frase solo apparentemente semplice, non ci hanno provato nemmeno, continuando a seguire la strada della perizia tecnica, oppure del mercato, oppure del senso comune estetico del proprio tempo, oppure della propria creativa follia (la follia può essere una risorsa). Salvatore Pulvirenti ha capito il senso di questa frase profondissima, ha seguito la strada implicitamente indicata da Picasso e – arrivato nel pieno della sua produttiva maturità – inaugura con la mostra di oggi gli esiti di un percorso che in questi anni lo ha condotto a raggiungere il traguardo di un’eccellenza che lo fa apprezzare in Italia come in Giappone. “Dipingere come i bambini”, però, è una frase che o si capisce per via d’intuito, oppure va spiegata. Altrimenti si creano malintesi. Farlo significa anche avvicinarsi ad un giusto approccio alla lettura delle tredici opere di Pulvirenti che oggi sono esposte per il piacere dei visitatori. “Dipingere come i bambini” non significa disegnare casette, alberelli o spaventapasseri. Significa essere puri, incontaminati, liberi dal peso di suggestioni, paure, interessi o nevrosi. Significa essere liberi per come si può e “innocenti”. I bambini lo sono per natura. Per definizione non conoscono malizia. Ecco perché il loro modo di muoversi e di sorridere potrebbe, astrattamente, disarmare i plotoni di esecuzione. I folli sono innocenti, e questo li avvicina alla purezza dei bambini, anche se non è loro concessa, in genere, la grazia che i fanciulli esprimono e spargono attorno a sé. Gli altri, gli adulti cioè, e coloro che sono ritenuti sani di mente, non sono quasi mai innocenti. (Gli innamorati possono esserlo quando l’amore li avvicina alla follia. Ma sono casi rarissimi, spesso letterari). … La sorpresa che colpisce chi ammira perla prima volta i suoi dipinti, grandi e meno grandi come quelli oggi esposti nella galleria KOU, è figlia dell’impressione, più o meno rielaborata e consapevole, che un linguaggio pittorico apparentemente semplice, asciutto, che non ricorre a trucchi o artefici, che sceglie la pittura nella sua essenza, rifiutando l’ossessione nella erudizione tecnica, possa produrre il miracolo di una poetica in grado di rendere tangibili, misurabili, esperibili valori primordiali che è persino incosciente pretendere di definire: come quelli di verità e di bellezza. Salvatore Pulvirenti è un pittore contemporaneo e non post-contemporaneo, anche per questo. A differenza di molti suoi colleghi, appunto post-contemporanei, che hanno perso il contatto con la realtà perché catturati al laccio dalle sirene del mercato e del potere, mantiene con essa un rapporto necessitante. Il suo paradigma non è la valutazione della “realtà per come dovrebbe essere” per la religione o la mitologia come nell’arte antica, o quella della “realtà così com’è”, da Caravaggio in poi tipica dell’arte moderna. Il suo paradigma è la realtà osservata dal punto di vista dell’autore: un passo in avanti fondamentale nella storia dell’arte. …
“I colori della natura” è il titolo del testo di Pietro Del Soldà. Il riscatto della natura vilipesa nell’antropocene: ecco la forza vivificante, la carica gioiosa, seppur a tratti quasi violenta, che leggo nelle esplosioni di colore presenti in queste tele di Salvatore Pulvirenti. Dai due grigi monoliti che a me evocano ad un tempo la prima misteriosa imposizione dell’innaturale regolarità del parallelepipede di 2001 Odissea nello spazio di Kubrick ma anche le torri gemelle, il cuore ferito della civiltà occidentale colpita al World Trade Center, proprio nel 2001; e ancora, dalle linee rette di quelle scale a pioli e delle sedie dipinte da Pulvirenti, utensili primari con i quali homo faber ha costruito il proprio abitat, si sprigionano come fiamme di vita le piante, i fusti, le foglie: sono tracce verdi, rosse, azzurre, rosate. Sono gli annunci di una natura che avvolge, attraversa, viola la frontiera ingannevole, di matrice cartesiana, che vorrebbe invece separare l’uomo dall’ambiente naturale, la linea retta dello spazio antropizzato dalle forme irregolari del regno vegetale. Pulvirenti disegna un regno nuovo, dominato con l’abbraccio con la natura di cui l’uomo si scopre non più dominante e predatore, bensì parte infinitesima e pure dotata della più alta responsabilità: prendersene cura per il bene di tutti i viventi. … La “Pittura Materiale” di Salvatore Pulvirenti è il titolo del testo del professor Tito Marci, che scrive: “Dopo il bianco il colore, dopo il segno, il volume. Lungo questa linea si sviluppa il tratto concettuale e sensibile dell’ultima produzione di Salvatore Pulvirenti. Il colore è deciso, teso ad una purezza ideale, la linea un margine che custodisce, trattiene e contiene l’astrazione materiale dei corpi. La pittura è intensa, assoluta, icastica, sfacciata e oltraggiosa, al contempo rigorosa e sensuale, erotica e casta, spudorata e candita. I volumi non proiettano ombre e la stessa ombreggiatura dei corpi è appena accennata, vaga, spesso scompare e si ritira tra i toni del nero (come in Sotto il vulcano o in Collezione di Polifemo). Pittura lunare nella pienezza di luce solare, un attimo di straniamento totale”. … Nel meriggio di un giorno d’estate, da una spiaggia di Donoussa, Salvatore Pulvirenti vede giganti venire dal mare: divinità arcaiche, ciclopiche, pietre rivelatrici di anime offese (mare verticale) e ingiuriate. Sono i migranti senza nome delle Barche dimenticate: l’umanità ferita di ogni tempo e luogo. A questi anonimi corpi, a queste anime trattate come materia di scarto, la pittura di Pulvirenti restituisce, senza vezzo retorico, dignità politica.
Termino questo articolo dicendo che, entrando nella KOU Gallery e guardando le opere di Salvatore Pulvirenti ho avuto subito un’esperienza percettiva particolare, di vitalità, ed ho pensato a quello che aveva scritto Mark Rothko, che affermava: “Un quadro non è l’immagine di un’esperienza. E’ un’esperienza”; infatti, le opere di Pulvirenti sono “esperienze” attraversate da uno spirito rivitalizzante, in altre parole, rivitalizzano l’anima sono un inno alla gioia di una comunione globale.
Informazioni: KOU Gallery – Galleria d’arte a Roma, via della Barchetta 13, 00186 Roma RM – Italia -Telefono, 06 2112 8870. Orario, lunedì-venerdì 11:00-19:00.
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