La lotta all’AIDS non è finita, ma oggi si vive di più grazie alla scienza. Il ricordo di Paolo Lui

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LATINA- Ieri è stata celebrata la giornata mondiale per la lotta all’Aids e a Latina la presentazione dei dati sui contagi è avvenuta  al circolo cittadino con un evento dedicato, che ha ripercorso 40 anni di impegno e lotta al virus, all’ospedale Santa Maria Goretti, dove venivano ricoverati  i primi malati di Aids nel reaprto infettivi. Un virus sconosciuto. Un virus  che ha avuto nel mondo 60 milioni di contagi e circa 25 milioni di morti.In Sudafrica si contano 14 milioni di bimbi orfani, perchè i genitori sono morti di Hiv.  38 milioni convivono con il virus; nel 2019 ci sono stati 1 milione e 700 mila nuovi casi. Dall’82 ad oggi nel nostro Paese si sono contati 64 mila casi e 40 mila morti.

“Anche in questo momento, nonostante la pandemia Covid, pensiamo che sia davvero importante sottolineare la battaglia che è ancora in corso per bloccare le infezioni da Hiv”, spiega la professoressa, Miriam Lichtner, direttrice della Uoc di Malattie Infettive del Goretti, il reparto che segue oggi  600 pazienti sieropositivi o malati di Aids. “In questi 40 anni si sono fatti dei passi enormi nel campo della terapia e della prevenzione e questo ha portato ad una diminuzione delle infezioni laddove la terapia antiretrovirale è arrivata. Ma esistono ancora la paura, l’idea che chi si ammala se l’è cercata. Non è così. Il canale principale di trasmissione è quello sessuale, i nostri pazienti vengono da tutte le classi sociali e appartengono a tutte le classi di età e la malattia, se non si fa prevenzione, è ancora mortale”, aggiunge l’infettivologa.

Al Circolo cittadino di Latina, per Rock The Ribbon (con le voci di Enrica Tara e Anita Guarino), accanto al team diretto dalla professoressa Lichtner, il sindaco di Latina, Damiano Coletta ha portato il saluto della città. Sono intervenuti il presidente dell’associazione Seicomesei Arcigay Latina, Valerio Vitale,  gli ex primari del reparto, il dottor Fabrizio Soscia e il professor Claudio Mastroianni, che ha diretto la Uoc prima di  diventare primario al Policlinico Umberto I,  la psicologa Mimma Acito, pioniera del sostegno ai malati del primo Centro di Riferimento Aids di Latina,  Vincenzo Vullo professore emerito di Malattie Infettive dell’Università La Sapienza, il prof.Gianluca Russo dal Camerum.

“Dobbiamo continuare l’impegno e la prevenzione è fondamentale, abbiamo raccontato tutto questo accompagnando il racconto dei protagonisti a iconici pezzi di musica rock che hanno segnato quegli anni con la Rock The Ribbon . All’esterno del Circolo Cittadino, lunghe file di giovani per effettuare i test rapidi sull’Hiv e le altre malattie sessualmente trasmesse.

Ricordo, oltre 20 anni fa, Paolo Lui, un giovane operaio,iscritto alla CISL, che amava viaggiare e incontrare ragazze . Si innamorò di una ragazza cecoslovacca, che era già malata di Aids e lui fu contagiato. Morirono entrambi. Morì anche una giovane brasiliana, con cui Paolo aveva avuto una relazione. Quando la malattia era già avanzata e il suo corpo ormai indebolito, mi disse : “Ora mangio belle bistecche, mi rimetterò in forze e poi andrò a Milano a curarmi, ma morì pochi mesi dopo, nel reparto malattie infettive, diretto dal dr Soscia. Il decesso avvenne lo stesso giorno in cui scomparve Laura Onorati,colpita dalla cerrosi epatica. Paolo era giovane. Il padre riparava moto e motorini di fronte allo stadio Francioni. Paolo Lui non voleva morire, ma prese alla leggera quegli incontri amorosi senza protezione e l’AIDS allora non perdonava. Oggi sarebbe ancora in vita, mi dice il dr Soscia, perchè, dopo 40 anni, tanti passi in avanti sono stati fatti nella ricerca di farmaci preziosi e decisivi per la sopravvivenza. Non si è riusciti a trovare il vaccino, su cui lavorava assiduamente la nostra Barbara Ensoli e tanti altri ricercatori, ma l’importante è che le ricerche abbiano dato, comunque, farmaci utili per sconfiggere la morte.


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