I ricordi di Fratini
«Ci allenò persino il coach della Nazionale azzurra, che gioia battere i rivali del Formia!». Giorgio Fratini, avvocato civilista, quando ricorda il suo approccio con la pallacanestro, nel lontano 1939, è un fiume in piena. «Giocavamo sul campo del Vittorio Veneto, con il fondo di brecciolino, senza ombra di pozzolana. Quando cadevamo ci facevamo male, ma importava poco, l’entusiasmo era superiore a qualsiasi altra cosa. Ricordo come compagni di squadra Del Grande, Benvenuti, Del Rio, Ghiri, Italo Vivaldi, diventato un notissimo pittore. L’allenatore era
Massimo Mancini, che poi partì per il fronte balcanico, finita la guerra si trasferì a Minturno. Lo sanno in pochi, ma anche Raffaele Piattella,
ora stimato imprenditore, era uno dei nostri. Le partite più importanti le disputavamo con il Formia: vere e proprie battaglie».
Quando cominciò la Seconda guerra mondiale il «Littoria» cessò l’attività, ripresa solo per disputare due confronti di grande importanza con
la Regia Marina e la «Bruno Mussolini» del giovane Vittorio Gassman.
Gli incontri si disputarono sul terreno dell’Opera Balilla, in quella che allora era Piazza Savoia. I pionieri del basket a Littoria sono stati due personaggi che all’epoca rivestivano grande importanza in città. Barone comandava la Gioventù Italiana del Littorio, mentre Di Fava (di origine formiana) era un insegnante di materie letterarie.
Giorgio Fratini, nel 1944, lasciò Littoria per il centro collinare di Norma, insieme alla famiglia: «Sfollammo sui Monti Lepini, una vita dura, fatta di tanti sacrifici», ricorda con un velo di commozione. Poi il ritorno nel capoluogo devastato dalla guerra. Dopo la fine delle ostilità belliche la squadra di pallacanestro pontina riprese gli allenamenti: «Nel 1945 ci ritrovammo io, mio fratello Mario, Vulpetti, Fragiacomo, Zanetti, Gatti, Rangone e Andreani, sempre sul campo dell’Opera Nazionale Balilla. Eravamo un gruppo molto unito, veri amici. Ci preparammo con cura e vincemmo una straordinaria partita sul campo del Formia, nella piazza principale della cittadina tirrenica. C’era tantissima gente, i canestri li portammo da Latina con un camion messo a disposizione da mio padre che non faceva mai mancare un sostanzioso apporto. Comprammo, a nostre spese, tute, magliette, palloni, per quei tempi eravamo all’avanguardia». Poi si passò alla costruzione del campo all’aperto del Circolo Cittadino, progettato da Lollo Zanetti: fondo in mattonelle e canestri in cemento armato, luci per le notturne. Nel dopoguerra veniva usato per serate danzanti organizzate dagli sminatori che cercavano relax dopo un duro e rischiosissimo lavoro. «Affrontammo addirittura i cecoslovacchi dell’Iro ed il Viareggio, due formazioni di grande levatura», ricorda Fratini. Venne a Latina per due volte il tecnico della Nazionale azzurra Elliot Van Zandt, un americano che fece tantissimo per lo sviluppo della pallacanestro italiana. «Fu Aldo Giordani a metterci in contatto con lui» rammenta Fratini. «Poi venne ad allenarci Francesco Ferrero, subito dopo ci accordammo con Cafiero Perrella». Insomma, tanti i grandi «maghi» della panchina che hanno guidato il Latina del primo dopoguerra.
Nel 1947 i nerazzurri affrontarono all’Arena Dell’Aquila (dove ora c’è la Standa) i francesi del Tolosa. Come rinforzo arrivò il fortissimo Triches. Nel 1948, grazie all’interessamento dell’onorevole Cervone, il Latina si chiamò Libertas, un ente di promozione sportiva vicino alla Democrazia Cristiana. Finirono i problemi economici.
























