La Pelle

135

La pelle                                                                                                               Che cosa significa pensare nell’epoca dell’intelligenza artificiale                             di Maurizio Ferraris (Prima parte)

          La pelle non è solo la sede della sensibilità. È anche un involucro vivente di un organismo volente…un impasto di sangue, sudore e lacrime che nessuna macchina potrà mai imitare. (Maurizio Ferraris)

          Nell’Introduzione del lucido saggio La Pelle. Che cosa significa pensare nell’epoca dell’intelligenza artificiale (Editore il Mulino) il filosofo Maurizio Ferraris, nel servirsi della metamorfosi di un burattino che diventa bambino, di collodiana memoria, si chiede «Che cosa manca al burattino per diventare bambino? Che cosa abbiamo noi che l’intelligenza artificiale non possieda?».

Secondo il filosofo torinese ai computer manca la vita, la volontà, tratto distintivo della vita umana; i computer non prendono alcuna iniziativa, non possiedono un mondo dello spirito.

L’autore del libro parte dall’assunto che i computer non vivono, non muoiono, non hanno paura, non si annoiano, e soprattutto non vogliono; impassibili, registrano le nostre azioni e passioni, e hanno bisogno del nostro prompt (sollecito). Gli esseri umani sono antitetici e complementari rispetto alla tecnica alla quale hanno delegato le loro capacità. Lo sviluppo tecnologico ha cambiato radicalmente la nostra vita e cambierà ancora di più quella delle future generazioni.

Le acute riflessioni dell’autore, che si sviluppano in cinque densi capitoli, si soffermano sulla differenza tra l’intelligenza naturale, legata al linguaggio, al sapere e l’intelligenza artificiale. Per l’autore la differenza tra artificiale e naturale non va cercata nel pensiero, ma nella volontà che lo orienta e nel mondo dello spirito che lo circonda.

L’intelligenza naturale differisce da quella artificiale perché è espressione della nostra esperienza che consiste nel volere, nel sentire, nel parlare, nello sperare e nel rimpiangere. La volontà e la ragione (come facoltà dei fini) nella vita e nella comprensione umana hanno un ruolo centrale, una sovranità assoluta che può dare senso a una esistenza.

L’intelligenza artificiale generativa, come grande archivio della vita umana che trova la propria ragion d’essere nella imitazione e compensazione del naturale, conosce solo il passato mentre l’intelligenza naturale possiede una qualità magica, la creatività, che comporta la proiezione del passato e del presente verso il futuro.

Nei diversi capitoli l’autore parla di mente (intesa come complesso di intelligenza, volontà, coscienza e ragione) anziché di “intelligenza” per indicare una sfera in cui l’intelligenza s’incontra con l’anima e si confronta con l’intelligenza artificiale. Questa sfera non si limita all’ambito del calcolare, ricordare e correlare, ma investe il radicamento corporeo del pensiero e dei sentimenti (la mente incarnata che sta dentro a un corpo, che cresce, si ammala e si riproduce), il potenziamento delle dotazioni naturali per opera della tecnica (la mente attrezzata con le protesi, con gli apparati tecnici), l’inserimento del pensiero nel sapere (la mente capitalizzata) che trae vantaggio dall’accumulo delle conoscenze, oltre che la tensione e la volontà, l’avere dei fini e il perseguirli (la mente finalizzata, la ragione).

Per l’autore il carattere distintivo dell’intelligenza naturale è il primato della volontà sull’intelletto. L’intelligenza artificiale generativa delle macchine e dell’intelligenza come macchina è una mente imitata che ci permette di riconoscere meglio la fisionomia del naturale. Inoltre la specificità dell’intelligenza naturale è situata in un corpo ed è una mente incarnata che traccia la differenza tra naturale (pensiero) e artificiale (utensile che non riesce ad assegnarsi dei fini e a generare dei significati).

La mente umana, nell’incontro con la tecnica, (mente attrezzata), genera il mondo dello spirito, che si specializza come mondo del sapere in quanto epistemologia, e genera la mente capitalizzata ed è finalizzata perché dotata di scopi interni, e non semplicemente di scopi esterni, come avviene agli automi del XXI secolo con la loro potenza di registrazione e di calcolo. Il fine è la cosa che conta.

La pelle, titolo del libro, oltre che essere la sede della sensibilità e della corporeità umana, è «l’involucro vivente di un organismo volente», che ci distingue dalle macchine e attira ogni essere umano verso l’altro vivente per imperscrutabili questioni di pelle, che è «un impasto di sangue, sudore e lacrime che nessuna macchina potrà, ne vorrà mai imitare».

Maurizio Ferraris nel saggio La pelle si è impegnato, con acume culturale, nel prendere in esame la natura dell’anima, dell’automa e dei loro rapporti, a disegnare una teoria del pensiero, del mondo dello spirito, della coscienza e della ragione. Il filo conduttore metodologico del libro è il rispecchiamento e l’illuminazione reciproca dell’artificiale e del naturale.

I punti fondamentali che l’autore ha esposto nel libro dimostrano che l’intelligenza artificiale non pensa perché non vuole pensare e che il sogno di Turing di trasformare un burattino in un bambino esiste solo nel romanzo di Collodi.

Il primo punto fondamentale del libro è che l’intelligenza non è tutto il pensiero, bensì il pezzo di pensiero che segue calcoli e ragionamenti logici e sotto questo profilo l’intelligenza artificiale e quella naturale non si distinguono.

Il secondo punto riguarda che il pensiero non è rivolto primariamente alla conoscenza, ma possiede soprattutto finalità pratiche. Il terzo punto  riguarda il fatto che gli esseri umani, «impastati di sangue, sudore e lacrime», sono dotati di un corpo che le macchine non hanno, e sono organismi, corpi viventi e che il tratto fondamentale dell’organismo umano non è l’intelligenza, bensì la volontà.

In sintesi La pelle è un saggio che indaga cosa significhi pensare oggi, nel contesto dell’intelligenza artificiale, valorizzando la dimensione corporea e volitiva dell’essere umano come elemento insostituibile e fondamentale Alla  base del saggio c’è che l’umanesimo è l’altro volto della tecnologia. Un libro, complesso, utile e ben scritto, da leggere con attenzione e interesse.

 


News-24.it è una testata giornalistica indipendente che non riceve alcun finanziamento pubblico. Se ti piace il nostro lavoro e vuoi aiutarci nella nostra missione puoi offrici un caffè facendo una donazione, te ne saremo estremamente grati.