L’arte di scegliere

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L’arte di scegliere

Enzo Bianchi, fondatore della Comunità Monastica di Bose, nell’Introduzione del suo ultimo libro, L’arte di scegliere (San Paolo Editore), afferma che diverse parole, come discernimento/discernere, per le nuove generazioni risultano ermetiche e sono cadute in oblio. Queste espressioni sono state ampiamente adoperate dall’attuale pontefice, Francesco, nell’esortazione apostolica Amoris laetitia soprattutto in rapporto alla vita familiare.                                                                                                            Nella tradizione dei gesuiti il tema del discernimento ha avuto sempre una enorme importanza perché la capacità di discernere (verbo caro a sant’Ignazio di Loyola) è considerata una virtù, un dono dello Spirito santo soprattutto nell’opera dei monaci e degli uomini religiosi.                                                                                                                                                                   Dal punto di vista etimologico “discernimento” deriva dal verbo latino discernere, composto da cernere (veder chiaro, distinguere) preceduto da dis (tra): quindi discernere significa osservare con molta attenzione, distinguere e poter scegliere separando.                    Il discernimento, che riguarda ogni essere umano, è una operazione, un percorso di conoscenza che si realizza attraverso un’osservazione attenta, una sperimentazione continua per poter scegliere con responsabilità e prendere decisioni adeguate nelle diverse circostanze della vita quotidiana.                                             Nelle Sacre Scritture gli uomini  liberi sono sempre chiamati alla scelta del bene e del male, ad optare per la vita o per la morte, ad aderire alla volontà di Dio o di ripudiarla, ad accettare la via della fede oppure a non ascoltare e a disobbedire. L’uomo, capace di discernete i segni dei tempi, è lasciato libero di scegliere, di provare e sperimentare la via della verità o della falsità.

L’esercizio del discernimento nelle concrete vicissitudini della vita spetta ad ogni uomo che sa quello che deve fare, come comportarsi assumendo decisioni, come discernere nella sua interiorità sentimenti, pulsioni e pensieri buoni o cattivi, che può accogliere o rifiutare. Il discernimento, definito nel Vangelo «occhio e lampada del corpo», è ritenuto il dono assolutamente necessario per conoscere la volontà di Dio, il suo amore gratuito che va accolto.                                                                                   Il discernimento spirituale, come capacità di scelta, è un dono che scaturisce dall’amore di Dio, è un’operazione che ha come protagonista lo Spirito che, come ha scritto san Paolo, «scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio». Come dono di Dio il discernimento può essere anche comunitario che riguarda chi nella chiesa ha autorità, chi presiede, chi è pastore e lavora per l’unità del gregge e per il bene comune.

È necessario saper cosa discernere a partire da noi stessi, saper distinguere il bene dal male, saper scegliere con intelligenza ciò che è bene e ciò che è buono nel momento opportuno senza rinvii e senza anticipi. Per fare discernimento occorre vedere, ascoltare, pensare, esercitare i sensi a partire dal cuore, esercitare le facoltà umane, le qualità intellettuali per entrare in relazione con la realtà, gli eventi e le persone che sono vicine.                                    Chi s’impegna nell’operazione del discernimento deve diventare un ascoltatore assiduo della Parola di Dio contenuta nelle Scritture. La massima capacità  del discernere sta nell’amore verso gli altri, verso il prossimo, nel ricercare e agire con stile e con una tempistica adeguata in vista del bene dell’altro.                                                                                                                      Il discernimento, unito alla ragione e all’intelligenza, aiuta a elaborare fallimenti, sconfitte, perdite di persone amate, malattie, fragilità, aiuta a individuare le ragioni per le quali vale la pena vivere, spendere la vita, perfino donarla.                                          Strettamente legato al tema del discernimento, l’autore si sofferma sul tema della coscienza soprattutto morale e psicologica che è una realtà che appartiene a ogni essere umano e, come luogo della dignità umana, si colloca nello spazio della libertà.              La coscienza è il luogo dove l’uomo discerne, sceglie, prende decisioni, è “il santuario” in cui nascono l’impegno e la responsabilità. Ogni essere umano è tenuto ad obbedire alla propria coscienza che deve essere formata per decidere bene e decidere il bene.                                                                                Per verificare la qualità della coscienza è necessario praticare la carità, l’agápe che spinge l’uomo ad amare il fratello, ogni essere umano che incontra. La coscienza è una voce che ci chiede creatività nel discernere situazioni nuove illuminate dall’amore.                                                                           Esigenze necessarie e imprescindibili per il discernimento sono sempre ascoltare se stessi, farsi e fare domande, scegliere e decidere e farsi accompagnare da maestri, “traghettatori”, da persone capaci di aiutare. L’arte del discernimento, come processo che ogni essere umano deve compiere, va esercitata per vivere la propria esistenza in serenità e in pace con se stessi, con gli altri e con il mondo.                                                                       L’arte di scegliere è un libro inconsueto di grande freschezza e insieme di ponderata saggezza, un’opera ben documentata, saldamente ancorata al sapere religioso e spirituale dell’autore che con la sua folgorante intelligenza analizza con acume il multiforme mondo contemporaneo. Un libro originale e stimolante, scritto elegantemente in maniera chiara e scorrevole, nato da ricerche accurate e letture erudite.

 

 


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