LATINA – Nella società odierna si sente tanto e sempre più frequentemente parlare di atteggiamenti discriminatori sotto ogni forma di genere, di omofobia e/o di misogenia .
Nel mondo del lavoro, c’è un’altra discriminazione altrettanto frequente ai nostri giorni, quella verso il lavoratore disabile.
Eppure anche un disabile può lavorare e la legge nazionale tutela e disciplina la sua idoneità al lavoro attraverso l’inserimento in categorie c.d. “protette” che tutelano la salute e l’organizzazione lavorativa. Parliamo della famosa legge 68/99 oggi rafforzata anche da normative Eurounitarie imposte dalla Comunità europea.
Ed ancora, l’art. 1 della nostra Costituzione recita che la Repubblica Italiana è fondata sul lavoro. Tuttavia il lavoro non dà solo il reddito, ma assolve anche a dignità per l’individuo che così si sente parte attiva di una comunità.
Avere un’occupazione per un soggetto disabile aiuta ancora di più a migliorarne l’autonomia, la stima in sé stesso seppure portatore di un “handicap”, favorendo progetti di vita indipendente.
Tuttavia, a volte anche se un disabile ha trovato un lavoro e da svariati decenni riesce ad avere una funzione sociale nella comunità in cui vive attraverso il contesto lavorativo, spesso si trova a dover affrontare un’altra disabilità quella di non essere più utile per la sua azienda che magari decide che non è più abile al lavoro per il quale venne assunto come invalido.

In questo tunnel senza luce, è incorso Mario Rossi (nome di fantasia), un lavoratore disabile assunto nel lontano 1994 (ben 30 anni fa), dal Consorzio di Bonifica dell’Agro Pontino, che nel mese di febbraio u.s., dopo un periodo di malattia per un banale problema al ginocchio è stato reso inidoneo ad una mansione “fantasma” quella di impiegato videoterminalista seppure quest’ultimo, proprio per la sua disabilità venne assunto per svolgere altre mansioni, e giammai ha svolto l’impiegato videoterminalista (mansione tra l’altro da sempre del tutto incompatibile con la sua invalidità). L’unica verità di questa triste storia è che Mario è sempre stato un normale impiegato d’ordine ed all’interno del Consorzio di Latina Corso Matteotti anche i muri sanno che Mario non ha mai fatto il videoterminalista. La sua stanza all’interno del suo Ufficio nell’Ente Pubblico economico più famoso di Latina non ha mai avuto nemmeno il computer.

Dalla visita aziendale del febbraio 2024 Mario è stato allontanato dal suo posto di lavoro, fatto uscire dal suo ufficio senza nemmeno avvisare i parenti più prossimi in sostanza accompagnato alla porta. Di lì, parcheggiato a casa senza retribuzione pur essendo monoreddito senza nessuno che possa provvedere al suo sostentamento familiare. La legge ed il contratto nazionale del lavoro non prevede una sospensione senza retribuzione.
Mario ha nominato un suo legale di fiducia l’avv. Fabio Leggiero giuslavorista del foro di Latina, per porre fine a questa vicende Kafkiana e senza senso che lo relega a casa senza stipendio ed in attesa che una Commissione medica valuti se quella inidoneità resa dal medico competente aziendale, sia conforme ai fatti ed alla legge.
Commenta la triste vicenda il legale nominato dal lavoratore disabile ma idoneo al lavoro per cui venne assunto: Nel mondo del lavoro e tra gli addetti ai lavori, si parla tanto ai giorni nostri di “Wellbeing aziendale” ovvero di benessere nell’ambiente di lavoro che migliora lo stato psico fisico del lavoratore e che porta anche ad un miglior efficientamento produttivo, ed invece con rammarico ancora dobbiamo constatare il diffondersi di situazioni che oltre ad essere illegittime potrebbero rasentare l’illecito penale per la “ferocia psicologica” con cui vengono poste in atto.

E’ una situazione paradossale ed insieme al mio cliente stiamo valutando ogni azione sia in sede civile che in sede penale, al fine di accertare l’azione discriminante posta in essere dal Consorzio in danno del dipendente. Ci si domanda come possa essere lasciato senza stipendio una persona sola, invalida prima di altri mezzi di sostentamento sull’errato presupposto che sia inidonea a mansioni che non ha mai svolto e che gli sono state ascritte solo in sede di visita di idoneità al fine di legittimare un illegittimo provvedimento di inidoneità-
L’auspicio è che presto Mario torni al lavoro perché oltre il lavoro c’è la dignità dell’uomo.
Si valuta ogni aspetto a tutela del mio cliente, poichè qui è stata lesa la dignità e la moralità di un uomo prima ancora che un lavoratore.


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