
“Il tapiro è il più grande mammifero terrestre sudamericano e, con la sua media di peso di due quintali, è un grande mangiatore di frutta”, spiega Katia Dell’Aira, responsabile Education del parco Natura Viva, dove vivono Rondel di poco più di 16 anni e sua figlia Alba, di 7 anni e mezzo. “Tuttavia, la deforestazione e l’aumento delle infrastrutture antropiche stanno facendo registrare un declino in tutto il suo areale tropicale. Argentina compresa, dove è già scomparso da circa il 50% della distribuzione originaria. Eppure, il suo ruolo di “giardiniere della foresta” permetterebbe alle zone più colpite di rigenerarsi in maniera naturale ed economica”. La grande varietà di semi “portati a spasso” dal tapiro infatti, non è il solo grande “super-potere” di questa specie. “Nel 2019 – prosegue Dell’Aira – la comunità scientifica ha scoperto anche che i tapiri hanno defecato molto di più e distribuito una quantità di semi tre volte maggiore nelle foreste bruciate rispetto alle foreste intatte. Le hanno visitate con il doppio della frequenza rispetto alle aree con vegetazione più fitta e secondo gli autori dello studio, questo è accaduto perché i tapiri sono attratti dai piccoli germogli che nascono grazie alla maggiore quantità di luce che colpisce il terreno nelle aree bruciate. In questo modo, attraverso la dispersione di semi che alla fine diventano alberi, questi frugivori contribuiscono indirettamente anche al mantenimento delle riserve di carbonio delle foreste”. Il tapiro è una specie considerata un fossile vivente, che dall’Eocene a oggi è sopravvissuta a diverse ondate di estinzione e che potrebbe diventare la miglior alleata dell’uomo nel processo di ripristino dell’Amazzonia.
(Foto di Barbara Regaiolli)
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